sabato 3 aprile 2010

La Risurrezione di Cristo possa sollevarci da qualunque dolore


di Nino Di Sclafani
«Vorrei dire una cosa, una sola cosa, vorrei gridarla, cantarla, urlarla perché possa alla fine essere capita. Perché conosco persone che la sanno, che la dicono, che l’insegnano e che non la capiscono.
La prova? La loro vita è come schiacciata dall’assenza di questa cosa. Ed è una cosa semplice, infinitamente semplice, che non richiede erudizione per essere compresa, nessuno sforzo per essere seguita. È qualcosa di dato, dato a priori. E in più, se posso dire, è la verità cristiana; tutta la fede cristiana non fa che dire questo, a fondo, in modo assoluto, senza riserve. E dunque, cos’è? Questo: l’amore non va meritato. Ovvero, in buono ed onesto linguaggio cristiano, Dio, Dio stesso, il famoso Onnipotente, ci ama per primo, ci ama così come siamo, ci ama prima, e niente, assolutamente niente può intaccare questo amore indefettibile. (...) Dio è in noi grazia, cioè dono, regalo, pura liberalità. E questo dono è la mia vita, la mia libertà, la mia buona forza, gioia inattaccabile di esistere, comunione con tutte le cose e con i miei fratelli che può sussistere attraverso tutto. Tutti sanno questo: fra i cattolici, voglio dire. È una banalità. Pertanto, dico e ripeto: questa parola è poco capita. (...). Sì, ho conosciuto, conosco, persone credenti, devote, sincere - e vorrei essere virtuoso come loro - per le quali questa parola che sanno, che dicono, che insegnano è come murata in un incredibile silenzio. La prova? La loro tristezza».
Ho voluto iniziare la mia riflessione dedicata alla Pasqua con questa citazione del teologo francese Maurice Bellet apparsa in un recente numero della rivista Adista (n. 127/2009). Si tratta di parole sconvolgenti che parlano di una rivelazione altrettanto luminosa e confortante, forse troppo semplice per essere compresa da chi, come noi, continua a vivere la propria esperienza di Fede (o più frequentemente solo di religione), con la mesta afflizione di una relazione fatta di punizioni e sensi di colpa. Se però Dio decide di farsi uomo, portando tra le sue creature la speranza di una nuova vita, di un nuovo Regno, e mantiene fedelmente questa missione sino alla morte di Croce per risorgere il terzo giorno, mi chiedo cosa possiamo aspettarci d’altro? Cosa vogliamo di più da questo Padre Buono che ci ama? Il Vangelo è amore. Il cuore del Vangelo, il cuore di Cristo, è Agape, la purissima e bruciante tenerezza che avviluppa e infiamma tutto l’uomo. Perché è un fuoco. È più violento del desiderio. È il grande divino desiderio che non aspira che all’amore stesso... Che la Risurrezione di Cristo possa sollevarci da qualunque affanno, tristezza, depressione, ansia, sfiducia, dolore, sofferenza e che la Certezza dell’inestinguibile Amore di Dio ci guidi verso sentieri di quiete e di speranza. Buona Pasqua a tutti.