giovedì 1 aprile 2010

I canti dei giovani di Marineo nella notte della Passione del Signore


di Nuccio Benanti
Ciò che è essenziale e grande richiede di essere cantato. A Marineo, la notte del giovedì Santo, è possibile assistere ad un'antichissima tradizione.
Vede come protagonisti anziani e giovani, oggi uomini e donne indistintamente, in uno scenario di chiese, cappelle, piazze e crocicchi. Gruppi spontanei, confraternite e associazioni parrocchiali si riuniscono, intorno alla mezzanotte, presso la cappella della Santa Croce, per eseguire gli antichi lamenti dialettali della Passione di Cristo. Dopo le prime esecuzioni solistiche, ogni gruppo segue un itinerario proprio e non prestabilito, che li porterà a cantare per i quartieri del paese. I luoghi visitati sono gli altari allestiti all’interno della chiesa Madre, del Collegio e del Convento. Un'altra meta del pellegrinaggio è la gradinata del Calvario, dove il gruppo Emmanuel accende una luminaria con centinaia di ceri votivi offerti dai fedeli. Le esecuzioni dei canti tradizionali e dialettali sono solistiche e sono intervallate dal suono della “troccula”, strumento in legno costruito direttamente dai suonatori. I canti più lunghi, come "O Cruci, o parma, o aliva, o nuci pèrsica", non vengono eseguiti interamente: di volta in volta se ne estrapolano delle parti tramandate soprattutto per via orale. Nel dialetto locale, “trucculiari” significa anche bussare alla porta. Così, nell’immaginario collettivo, le “troccule” percorrono le vie del paese per bussare, per chiamare a raccolta uomini buoni e peccatori che dormono, che sono distratti da altre faccende, quindi insensibili al dramma che sta per compiersi. Il suono è anche associato al rumore delle catene che tengono legato il Cristo. I canti della Passione rappresentano, quindi, la colonna sonora del più lungo e intenso Venerdì Santo che una comunità cristiana possa vivere.