lunedì 30 settembre 2013

La panchina di Guastella. Marinesi in America: la famiglia Calderone


di Ciro Guastella
NEW YORK. Agli inizi del secolo scorso la scarsezza delle risorse locali, la spagnola epidemica e i sintomi di una guerra in agguato, per un mondo incapace di mantenersi in pace, erano le amare realtà alle quali tanti nostri Marinesi andavano giornalmente incontro.
E mentre i possidenti terrieri, in una società ancora dipendente dalla coltivazione e produzione agricola, godevano condizioni di adeguato benessere, mancavano purtroppo altre alternative per garantire stabilità ed indipendenza economica per la maggioranza dei braccianti ed artigiani. L'intraprendenza dei Marinesi è ormai nota, ma anche a quei tempi, spirito di avventura, iniziativa e soprattutto necessità spingevano tanti a lasciare Marineo per dirigersi verso terre lontane e sconosciute: il Sud America, particolarmente l'Argentina, ed il Nord America erano le destinazioni preferite. Quei fardelli pieni di fave, lenticchie, olio d'oliva, pentole e padelle erano anche pieni di ricordi e solidi valori umani. La filosofia spicciola e la saggezza bonaria che avevano assaporato ascoltando gli anziani mentre in attesa seduti nelle sale dei barbieri, assieme all'immagine di San Ciro, erano anche parte del loro bagaglio. Il viaggio in America era una sfida alla loro fortitude fisica. Le navi colme di gente, intraprendevano lunghe traversate oceaniche, per raggiungere New York ci impiegavano due settimane. Le strette accomodazioni, appena sufficienti, provvedevano minimo conforto ed infatti l'equipaggio contava nei passeggeri per dare una mano d'aiuto, quando richiesto. Si dice che ad ogni passeggero, durante il viaggio, veniva assegnato in dotazione un secchio che serviva per raccogliere e scaraventare fuori l'acqua entrata nella nave a seguito di mari gonfi. E' difficile poter seguire una tipica famiglia Marinese durante il suo viaggio e l'arrivo in America. Non si vuole nel contempo, anche se meritoriamente qualificata, segnalare una famiglia in particolare, se si scrive di loro, come la famiglia modello ed esemplare. Riconosciamo dando uguale credito a tutti coloro che sono emigrati come gente che si è sottoposta ad enormi incertezze e sacrifici ed individualmente le loro storie meritano di essere ricordate e raccontate. Ma se dobbiamo cominciare, cominciamo con la famiglia Calderone. Quella che viene identificata come la zona della Little Italy di New York è compresa nel Lower East Side di Manhattan. Il cuore della Little Italy è oggi circondato da ben noti quartieri conosciuti come Tribeca, Soho, East Village, Bowery e Chinatown. L'intera zona giace ai piedi dei ponti: Williamsburg, Manhattan e Brooklyn, che collegano dall'Est Brooklyn, mentre l'Holland Tunnel porta a Manhattan dall'Ovest (lato New Jersey). Gaspare Calderone e Maria Maneri, sposati giovanissimi a Marineo, nel 1902 decisero di trasferirsi in America in cerca di fortuna. Gaspare non aveva mai imparato un mestiere, ma possedeva buona volontà, ambizione ed una notevole apparenza fisica. Quando mise piede in America cercò subito gli amici Marinesi venuti prima di lui che lo avrebbero aiutato a trovare casa e lavoro. Il quartiere dove si stabilì era Elizabeth Street, abitato dai Siciliani. Elizabeth Street è parallela a Mott Street, ed a quei tempi Mott era abitata da Calabresi e Baresi. L'altra strada parallela è Mulberry Street, allora abitata dai Napoletani.
Campanilismo e rivalità erano in voga fra gli Italiani, ma non di considerevole rilievo quando paragonati alle altre difficoltà quotidiane che la nostra gente affrontava. Come Italiani, ed in particolare Meridionali, si era vittime di una spietata ed ingiusta discriminazione che la classe socio-politica locale mancava di condannare, questo aggravato anche dal fatto che non si conosceva l'inglese ed i migliori e ben retribuiti lavori venivano offerti a quelli che conoscevano la lingua. Ad un uomo come Gaspare venivano solo offerti lavori pesanti, meniali ed umili che non molti avrebbero contemplato accettare. Questa era una realtà alla quale, suo malgrado, Gaspare si rassegnava, tuttavia il lavoro gli dava abbastanza per mantenere la famiglia che già andava crescendo. Col tempo, a costo di sacrifici e con Maria dedicata alla famiglia che diventava sempre più numerosa, Gaspare riusciva ad acquistare cavallo e carretto da utilizzare come veicolo per la vendita ambulante di frutta e verdura. Per molti anni Gaspare fu parte del panorama odierno, ricco di quei colori e sapori che caratterizzavano Mulberry Street. Sempre sulla strada, noncurante dei climi rigidi, le massaie potevano contare su Gaspare e l'ottima qualità dei prodotti che offriva. Maria diede alla luce undici figli: 6 maschi, 5 femmine. Sopravvissero solo 2 maschi e 4 femmine. Gli altri, vittime di quella che allora veniva definita epidemia infantile, morivano giovani. Catherine, Philip, John, Francis, Mildred, e Mary da giovanissimi ricevevano la guida e gli esempi di Gaspare e Maria, imparando da loro, non solo a parlare siciliano, ma a conoscere la Rocca ed i miracoli di San Ciro. Tutti i figli ebbero quello che a Gaspare non fu mai concesso: l'opportunità di ottenere un'ottima educazione didattica. Frequentarono l'Università ed eventualmente venivano ad occupare posizioni sociali e prestigiosi incarichi che facevano Gaspare orgoglioso. Catherine, insegnante, sposò Stefano Daidone, anche lui Marinese. Dall'unione nacquero 2 figli, Gaspare e Charles. Quando Catherine sta ancora per dare alla luce una coppia di gemelli, muore giovanissima. Philip diventava avvocato, ed era conosciuto dalla comunità Marinese residente a New York che lo usava come consulente legale. Nel 1956 visitava Marineo con la moglie e le figlie. Mentre in paese, vuole toccare la Rocca di suo padre. Nel 1962 propone la sua candidatura per il Congresso degli Stati Uniti in rappresentanza della Contea del Queens. Nel 1968 viene nominato e servirà per anni in qualità di Assistente Distrettuale della Corte Penale della Contea del Queens. Philip amava la musica classica, suonava il violino con divina passione ed a 75 anni compiti prendeva ancora lezioni di pianoforte. John, sposa la sorella del Commissario di Polizia della Contea di Nassau. La moglie gli muore giovane e John affranto dal dolore continua a sopravvivere consolandosi nel sostegno dei figli. Francis sposa e si trasferisce a Philadelphia nella Pennsylvania. Mildred sposa Benedetto La Gamma, noto esponente sindacalista NewYorkese. Mary è la piccola ed il gioiello della famiglia, sposata giovane si trasferisce a Rochester. Rimasta vedova, rientra a New York e decide di tornare ad abitare ad Elizabeth Street, dove i suoi genitori, ormai deceduti da anni, abitavano. La Parrocchia della Madonna di Loreto, bastione di severa educazione monacale che vide anche tutti i figli Calderone battezzati lì, non esiste più, la zona acquista un nuovo volto etnico ed i conglomerati cementizi aumentano. Little Italy si trasforma, diventa ora meta di curiosità turistica. I vecchi negozi, quelli che ricordavano i baracconi da fiera del Bergamasco dove era facile trovare il colapasta o il nuovo calendario di Frate Indovino, sono ormai spariti. Mary ricorda il viaggio che fece a Marineo nel 1950 e continua a sognare e perseverare, suggerendo di volerci ritornare perché, dopotutto, è anche la sua terra. Durante le celebrazioni in onore di San Ciro a Brooklyn, i Marinesi partecipavano numerosi alle Messe e le Processioni. Fra i tanti che pervenivano si notava una distinta signora col cappellino in testa. Il cappellino di gusto e stile secondo il dettame della moda attuale, le dava un'aria di mistero mentre allo stesso tempo faceva di corona ad un viso radiante e gentile: la figlia di Gaspare e Maria, come ogni anno, veniva a rinnovare le espressioni di fede per San Ciro e l'amore per Marineo. Così come facevano sempre i suoi genitori!

domenica 29 settembre 2013

Marineo, programma della festa di San Francesco d'Assisi patrono d'Italia


di Piazza Marineo
MARINEO. Programma dei festeggiamenti di San Francesco d'Assisi, a cura del Santuario S. Maria della Dayna di Marineo.
Domenica 29 settembre alle ore 18 Celebrazione eucaristica con affidamento al Santo di quanti ne portano il nome. Lunedì 30, Martedì 1, Mercoledì 2 ottobre Triduo di preparazione: ore 17.30 S. Rosario e Coroncina; ore 18 Celebrazione eucaristica; ore 21 Celebrazione eucaristica. Giovedì 3 Beato Transito di S. Francesco: ore 17.30 S. Rosario e Coroncina; ore 18 Celebrazione eucaristica; ore 21 Celebrazione del Transito con inizio presso la Chiesa Madre, corteo fino al Convento e conclusione. Venerdì 4 Solennità di San Francesco d’Assisi: ore 11 Celebrazione eucaristica; ore 15.30 benedizione degli animali nel piazzale antistante la chiesa; 18.30 Celebrazione eucaristica con cerimonia di affidamento della comunità al Santo Patrono d’Italia. Al termine Processione con la statua di San Francesco.

venerdì 27 settembre 2013

Il dolore dell'emigrazione nel diario di un contadino di Bolognetta


di Piazza Marineo
PALERMO. Mercoledì 2 ottobre, alle ore 18.30, alla libreria Feltrinelli di Palermo (via Cavour, 133) sarà presentato La spartenza. 
Il libro racchiude le memorie di Tommaso Bordonaro, contadino di Bolognetta nato nei primi anni del ‘900 che, avvalendosi di un italiano ingenuo ed essenziale, affida alle carte il racconto della sua vita, dall’adolescenza all’età matura, soffermandosi sulla dolorosa esperienza dell’emigrazione verso gli Stati Uniti. Alla presentazione interverranno il curatore Santo Lombino e Marcella Croce. Una nuova prefazione di Goffredo Fofi, un’inedita nota del curatore, Santo Lombino, un glossario realizzato da Gianfranco Folena per facilitare la comprensione linguistica del testo, un’intervista rilasciata dall’autore a Santo Lombino nel 1995, e un’appendice fotografica tratta dall’archivio Millestorie, impreziosiscono questa nuova edizione, offrendo una nuova veste ad un testo che alla sua prima uscita aveva attirato su di sé l’attenzione della critica e l’interesse di intellettuali del calibro di Natalia Ginzuburg, autrice della prefazione dell’edizione di Einaudi.

giovedì 26 settembre 2013

Documenti. Storia della Parrocchia di Marineo: arciprete Silvestre Inglima


di Nuccio Benanti
MARINEO. "Al capezzale dei moribondi e dei poveri fu sempre largo di aiuti, conforti e sussidi. Le sue prediche e i suoi discorsi erano sempre ispirati a principi di libertà e progresso. I suoi scritti rilevano l’altezza del suo ingegno e lasceranno indelebile il suo nome".
Con tale motivazione, per "rendere imperitura la memoria" del sacerdote, il 23 settembre 1918 il consiglio comunale di Marineo intitolò la piazza principale del paese all’Arciprete Silvestre Inglima. Nacque a Marineo il 12 marzo 1879. Dopo gli studi in teologia e la formazione al sacerdozio presso il seminario arcivescovile di Palermo, dove si distinse per "capacità ed intelligenza", tornò in paese. Monsignor Inglima fu nominato parroco nel dicembre del 1909: qui iniziò un'intensa opera di restauro della Madrice e di apostolato tra i parrocchiani. "Cuore generoso senza limiti dava ai poveri quanto poteva, senza calcoli o misure". Inoltre, fortemente impegnato nel sociale, dal 1909 al 1918 lavorò per stroncare la piaga dell’usura, che era molto diffusa in paese: a questo scopo fondò la Cassa Rurale di Marineo. Non sempre i suoi interventi nella vita pubblica furono graditi ai notabili del paese, che lo contrastarono. Con l’inizio della Prima guerra mondiale volle istituire l’ora di adorazione domenicale “per ottenere da Dio l’avvento della pace”. Ebbe, inoltre, l’incarico del Ministero della Guerra di comunicare ai familiari i nomi dei soldati morti, feriti e dispersi. Per l’opera caritatevole in favore delle vedove e degli orfani di guerra gli verrà conferita una medaglia al valore militare. Oltre a soccorrere e portare conforto alle vittime del primo conflitto mondiale, si dedicò alla cura dei malati con grande senso di carità. Molte notizie sulla sua vita e sulla improvvisa scomparsa sono tratte dall'elogio funebre scritto dal professore Marco Bongiorno. Fu in seguito alla visita ad uno dei più poveri dei suoi parrocchiani, un anziano febbricitante che abitava in un umile tugurio, che contrasse il virus influenzale che in quegli anni mieteva più vittime della stessa guerra.  Il 16 settembre 1918, a soli 39 anni, morì stroncato dalla «febbre spagnola».

mercoledì 25 settembre 2013

Poeti a Marineo, Laura La Sala: L'urtimi sunnu già li primi


di Laura La Sala
MARINEO. Bollettinu dava nutizii di prima matina: Ciccia la lorda durmìa nto jazzu; Gnucculuni arristà pi simenza... 
Carmela la foddi a cu ncuntraja cu lingua lorda lu salutaja; Colla-colla di primu matinu puzzava di vinu! Pippinu lu babbu mmitava a tutti figghi e muggheri; Pitruzzu sunaja campani, e so matri nmiscaja vinu e profumu. Ninu Marcaffanu sempri arridìa (si vidi ca li cosi ci janu boni); Donna Pippina nta ogni ngnuni jnchìa latrina; Claudiu Maneri, anticchia babbu, cantava sempri di sira e matina. Tutta sta genti nuddu la pensa: eranu l'urtimi du carruzzuni. Ma Diu lu dissi: ca propriu l'urtimi sunnu già primi. Iddu li teni nta lu so cori, nun c'era nuddu tantu birbanti, eranu solu stravacanti: genti semplici, sincirunazza, cori pulitu comu li manu di Pilatu. E ora arridinu tutti filici e addivintaru tutti amici.

martedì 24 settembre 2013

Marineo, il Consiglio comunale ha approvato il regolamento Tares


di Angela Costa
MARINEO. Venerdì 20 è stato anche approvato dal Consiglio comunale il regolamento Tares. Avrà vita breve, perché dal 1° gennaio 2014 sarà sostituito dalla nuova imposta Service Tax, che raggruppa Imu e Tares.
Durante la lettura e l’approvazione del regolamento la maggioranza ha presentato e votato alcuni emendamenti, uno solo condiviso dall’opposizione perché allarga le agevolazioni anche alle famiglie formate da 5 o più componenti e con reddito fino a 20mila euro. Abbiamo preferito non presentare alcuna modifica per accelerare i tempi di approvazione, evitare ulteriori lungaggini in Consiglio e perché abbiamo ritenuto che tutte le categorie più svantaggiate fossero già tutelate. Un solo punto abbiamo contestato: che le domande per avere diritto alle agevolazioni fossero fatte entro aprile. Scadenza anacronistica che non avrebbe, di fatto, permesso alle famiglie di fare la richiesta. Si è quindi aggiunto un ulteriore punto all’ultimo articolo che permette, appunto, a chi ne ha diritto di poter presentare domanda entro il 31 ottobre 2013. Attenzione quindi alle comunicazioni da parte del Comune se si rientra tra i beneficiari! Il regolamento stabilisce modalità, agevolazioni e riduzioni. A causa dei ritardi nella discussione si rischiava di arrivare al conguaglio di fine anno senza avere uno strumento che garantisse le fasce più svantaggiate della popolazione, con la possibilità che categorie di cittadini pagassero più del dovuto. Durante il penultimo Consiglio avevo sollecitato il presidente proprio affinché non ritardasse ulteriormente e portasse il regolamento in aula consiliare. Ma qualcuno, e non credo in buona fede, ha pure speculato sulle mie parole, facendo passare l’idea che io avessi urgenza di mettere nuove tasse. La mia urgenza, invece, era proprio il contrario: evitare che le tasse fossero pagate in misura superiore a quella dovuta; che i cittadini beneficiari di riduzioni o agevolazioni non potessero usufruire dei loro diritti e si arrivasse a fine anno a non poter fare più nulla. Essere all’opposizione non significa solamente sottolineare gli errori e le incapacità di chi ci governa e della sua maggioranza. Significa anche essere responsabili e, soprattutto, sostituirsi la dove c’è un vuoto affinché nulla si lasci al caso, evitando che i cittadini soffrano dei ritardi di una cattiva politica e ne siano le uniche vittime.

lunedì 23 settembre 2013

La Chiesa di Francesco: l'intervista della rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica


di Nino Di Sclafani
MARINEO. L'annuncio di una lunga intervista, concessa da Papa Francesco ad Antonio Spadaro, direttore della rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica, ha suscitato subito negli organi di stampa molto interesse.
Si è oramai abituati a scoprire la freschezza e la semplicità del messaggio del nuovo pontefice, giorno dopo giorno, nelle omelie a Santa Marta, negli Angelus, nei discorsi ufficiali, in piccoli gesti di prossimità che egli compie con la gente. Un'intervista ufficiale, però, rilasciata ad uno degli organi di stampa più prestigiosi della Chiesa, la Civiltà Cattolica, che pubblica i suoi Quaderni sin dal 1851, non poteva che creare molte aspettative. Purtroppo, come spesso accade, gran parte dei commentatori si è concentrata su alcune frasi, estrapolate dal contesto dell'intervista, facendone titoloni in prima pagina e trascurando che il ragionamento portato avanti dal papa nelle 29 pagine del testo è molto più complesso e, per certi versi, più dirompente di quanto non siano alcuni assunti, ancorché, obiettivamente innovativi. Limitarsi a riportare estratti come "l’ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile" oppure "Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi." conduce a travisare il concetto espresso nel lungo testo dell'intervista. Partiamo dall'inizio. Il papa si definisce un peccatore,"un peccatore a cui il Signore ha rivolto il suo sguardo", richiamando l'immagine di un quadro di Caravaggio in cui Gesù sceglie il pubblicano Matteo e lo invita a seguirlo. Egli confessa, altresì, di non essere "abituato alle masse", ma di preferire il contatto personale, lo sguardo diretto con l'interlocutore, ciò rende evidente che Bergoglio "è abituato più alla conversazione che alla lezione." Nello spiegare le ragioni della sua scelta di farsi gesuita egli afferma: "Io non mi vedo prete solo: ho bisogno di comunità". Così la Compagnia di Gesù gli ha consentito di trovare, grazie all'esempio di S. Ignazio di Loyola, quegli strumenti e quel metodo che più si confacevano alla sua vocazione. Richiamando le Costituzioni della Compagnia e l'opera di altri gesuiti illustri come S. Francesco Saverio e Pietro Favre il papa delinea la metodologia ecclesiale e l'approccio spirituale che lo hanno formato durante il corso del suo cammino di fede che è stato e rimane un cammino comunitario: "Nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae considerando la complessa trama di relazioni interpersonali che si realizzano nella comunità umana. Dio entra in questa dinamica popolare". "Il popolo è soggetto. E la Chiesa è il popolo di Dio in cammino nella storia, con gioie e dolori. Sentire cum Ecclesia dunque per me è essere in questo popolo. E l’insieme dei fedeli è infallibile nel credere, e manifesta questa sua infallibilitas in credendo mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo che cammina." Siamo al nocciolo del pensiero di Bergoglio, è l'intera Chiesa che nella sua totalità certifica le Verità della Fede. Papa, vescovi, presbiteri e popolo di Dio, si trovano dunque sullo stesso piano e con pari dignità agiscono nel costruire l'ecclesia, la comunità, a cui Gesù ha affidato la sua parola e l'onere dell'annuncio della Buona Novella. Comprendendo la forza di questo concetto egli precisa: "Non bisogna dunque neanche pensare che la comprensione del 'sentire con la Chiesa' sia legata solamente al sentire con la sua parte gerarchica", rafforzando così il ruolo di tutti i battezzati nella testimonianza del Vangelo poiché "la Chiesa è la totalità del popolo di Dio." Dall'identità della Chiesa, così come delineata dal papa, scaturisce quale debba essere oggi il suo vero ruolo: "la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite… E bisogna cominciare dal basso. Il farmaco più importante che miracolosamente guarisce ogni ferita è la Misericordia al cui esercizio siamo tutti chiamati, in modo particolare i presbiteri "che devono innanzitutto essere ministri di misericordia (...) devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato." Siamo passati da una Chiesa con porte chiuse dove bisognava bussare, anche con forza, per potere entrare, ad una Chiesa che spalanca le porte e si mette in attesa dei fratelli. Ciò però non basta. L'invito del papa è di uscire dai templi ed andare alla ricerca del fratello che si è (o abbiamo) allontanato. Come non ricordare lo sforzo che la nostra parrocchia sta facendo in tal senso oramai da alcuni anni. Alla luce di queste premesse Bergoglio giunge a dire: "La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l’ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile." Si comprende benissimo dunque che non si tratta di cambiare i principi morali, bensì di accettare la condizione di libertà in cui Dio ci ha creati assumendo sempre e continuamente un atteggiamento di misericordia per chi percorre vie diverse, senza emettere sentenze inappellabili o anatemi definitivi. E' innegabile che l'attenzione della Chiesa si è concentrata per lungo tempo solo verso una categoria di peccati, attenzione che si è spesso tradotta in esclusione, allontanamento, emarginazione. "Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione". "Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza." Se l'atteggiamento sanzionatorio, ossessionato, assorbe le migliori energie della Chiesa, quale spazio rimane per l'accoglienza del figliol prodigo, quanta motivazione residua per intraprendere la ricerca della pecorella o della dramma smarrita? "Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla 'sicurezza' dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante. Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana. Anche se la vita di una persona è un terreno pieno di spine ed erbacce, c’è sempre uno spazio in cui il seme buono può crescere. Bisogna fidarsi di Dio". La ricerca della Verità, l'incontro con Dio e con la Fede che Egli ci dona è un cammino irto di difficoltà, di cadute e ripartenze, durante il quale bisogna diffidare da chi ostenta troppe certezze, "Sì, in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non è sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene. Per me questa è una chiave importante. Se uno ha le risposte a tutte le domande, ecco che questa è la prova che Dio non è con lui. Vuol dire che è un falso profeta, che usa la religione per se stesso. Le grandi guide del popolo di Dio, come Mosè, hanno sempre lasciato spazio al dubbio. Si deve lasciare spazio al Signore, non alle nostre certezze; bisogna essere umili." A chiusura dell'intervista il papa arricchisce la sua riflessione applicando categorie tipiche dell'interpretazione gesuitica alle problematiche di una Chiesa proiettata verso il futuro. Egli individua la triade Dialogo, Discernimento e Frontiera come momenti di un percorso virtuoso che proietta l'impegno di evangelizzazione verso il mondo moderno. Dialogo come incontro con l'altro, conoscenza intima delle sue paure e speranze; Discernimento, come capacità di interpretare, con onestà e coscienza, il campo di intervento ponendosi in un atteggiamento di accoglienza misericordiosa; infine Frontiera, l'incessante stimolo ad andare ai margini, incontrare l'altro "fuori casa", "la nostra non è una fede-laboratorio, ma una fede-cammino, una fede storica. Dio si è rivelato come storia, non come un compendio di verità astratte"(...) Non bisogna portarsi la frontiera a casa, ma vivere in frontiera ed essere audaci". Questa visione ricorda molto il tanto osteggiato pensiero profetico di Ernesto Balducci, che già decenni fa affermava, inascoltato, l'esigenza di un confronto continuo con la contemporaneità, "Essere profeti a volte può significare fare ruido, non so come dire… La profezia fa rumore, chiasso, qualcuno dice 'casino'. Ma in realtà il suo carisma è quello di essere lievito: la profezia annuncia lo spirito del Vangelo". Altrettanto balducciana è la sintesi che Bergoglio traccia nell'affrontare il tema del rinnovamento dottrinale della Chiesa "Ci sono norme e precetti ecclesiali secondari che una volta erano efficaci, ma che adesso hanno perso di valore o significato. La visione della dottrina della Chiesa come un monolite da difendere senza sfumature è errata." Ho riletto più volte l'intervista. E' innegabile che le parole di papa Francesco riempiono il cuore di speranza, sia per chi con fatica cerca di continuare un cammino di crescita nella Fede, che per coloro che si sono sentiti allontanati o esclusi a ragione delle loro scelte. Ritengo questo approccio foriero di una nuova primavera della Chiesa che permetterà di riconciliare in Cristo anche la nostra comunità ecclesiale offrendo spunti di riflessione e pacificazione interiore e comunitaria. Per chi voglia approfondire con una lettura integrale al link di La Civiltà Cattolica n.3918 potrà trovare l'intera rivista contenente l'intervista a papa Francesco.

domenica 22 settembre 2013

Marineo, il consiglio comunale rinuncia al 50% del gettone di presenza


MARINEO. In Consiglio comunale due importanti circostanze hanno confermato che denunciare ritardi ed omissioni può essere utile alla riflessione e all’azione.
E allora ecco che venerdì sera i consiglieri dei due gruppi di cui è composta la maggioranza, con il Presidente del Consiglio, hanno presentato un emendamento con il quale rinunciano, come promesso, al 50% del loro gettone di presenza a favore di un fondo che servirà a sostenere le spese scolastiche dei nostri ragazzi (gli abbonamenti!) o almeno a parte di esse. Ha poi anticipato l’assessore Salerno, che anche il Sindaco e la Giunta rinunceranno al loro 50% sempre a favore dello stesso fondo. Aspettiamo quindi l’atto ufficiale del primo cittadino e anche noi dell’opposizione faremo la nostra parte. Peccato che siano passati 3 mesi e gli amministratori abbiano ancora bisogno di spinte per mettere nero su bianco ciò che avevano promesso agli elettori. Un’altra mia denuncia ha acceso invece l’animo teatrale del sig. Perrone. Il mio gruppo ritiene, infatti, che lo stesso occupi un posto abusivo, sussistendo il noto caso di incompatibilità. Forte della sua eloquenza e supportato da edotte frasi famose, cerca di intavolare una discussione ed un attacco che, praticamente, costringono anche il più mite e ben intenzionato consigliere, cosa che sicuramente io non sono, a chiedere al sindaco Barbaccia di inviare una richiesta ufficiale presso l’Ufficio legislativo e legale della Regione Sicilia per avere un parere risolutivo e stabilire definitivamente se Perrone è in conflitto d’interesse con il Comune. Ora aspettiamo che il Sindaco faccia propria la nostra richiesta, come promesso, e si adoperi per la trasparenza e la legalità, interrogando l’ufficio preposto per sapere se le delibere votate da questo Consiglio sono legittime. Infine, una nota sul Presidente del Consiglio: l’inesperienza nella gestione dei lavori consiliari, la necessità di farsi supportare (o suggerire) da qualche assessore, la pronta risposta di un consigliere che gli toglie il fuoco dalle mani fanno dubitare sulla regolarità dei lavori svolti e su quelli che vedranno prossimamente all’ordine del giorno punti di grande importanza per il futuro del nostro paese. Ci aspettiamo più autonomia. Noi staremo come sempre a vigilare, a proporre, ad interrogare: questo è il ruolo che ci hanno assegnato gli elettori.

venerdì 20 settembre 2013

Palermo, Rinnovamento nello Spirito: 10 piazze per 10 comandamenti


di Piazza Marineo
PALERMO. "10 piazze per 10 comandamenti": sabato 21 settembre, dalle ore 20.30, in piazza Castelnuovo a Palermo, serata dedicata al V Comandamento “Non uccidere”. 
Una iniziativa nazionale del Rinnovamento nello Spirito. Un momento di festa, di spettacolo, di coinvolgimento popolare, di testimonianza di fede che vede la partecipazione di personalità religiose, laiche, dalla cultura, dallo sport, dal giornalismo, dal mondo musicale, politico, cinematografico e teatrale: il card. Paolo Romeo, arcivescovo della diocesi di Palermo; Leoluca Orlando, sindaco di Palermo; Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito; Domenico Quirico, inviato de La Stampa rapito in Siria e appena liberato; Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria; Vittorio Aliquò, magistrato già membro del pool antimafia; Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita; Mariapia Bonanate, scrittrice; Mariella Nava, cantante; il jazzista Francesco Cafiso con Francesco Buzzurro (chitarrista) e Giuseppe Milici (armonicista); Enrico Lo Verso, attore; la band DieciperDieci RnS; Nèon Teatro – Il teatro delle diversità; la Marionettistica popolare siciliana; Mario Congiusta, imprenditore, vittima di mafia. La serata sarà condotta da Claudio Brachino e trasmessa in diretta su TV2000 a partire dalle 20.30.

giovedì 19 settembre 2013

Documenti. Storia della Parrocchia di Marineo: padre Giuseppe Calderone


di Nuccio Benanti
MARINEO. Scorrendo la Storia della Parrocchia di Marineo, ripercorrendo i primi 457 anni di attività comunitaria, ci si rende conto di quanto vario e sconfinato sia il patrimonio di vicende umane e culturali che l'hanno caratterizzata.
“Ogni cosa che avanza del passato è capace di fornire nuovi mezzi per ricalcarne le tracce smarrite. Quando mi è stato utile, oltre alle memorie scritte ho fatto ricorso alle tradizioni popolari, alle vecchie leggende, tramandate di generazione in generazione, succhiate col latte della madre e conservate per lunghi secoli tra le masse e le famiglie”. Sono le parole di padre Giuseppe Calderone, sacerdote e storico locale con la passione per la politica, il cui nome è rimasto legato all’archeologia romantica dei pionieri. Nato a Marineo nel 1818, all'età di quindici anni venne indirizzato dai genitori, Carmelo Calderone e Maria Rosa Di Lorenzo, agli studi per intraprendere la tranquilla vita ecclesiastica: visse, invece, una esistenza ricca di passioni e molto movimentata. Patriota e rivoluzionario, partecipò in prima persona alle sollevazioni popolari che infiammarono l’Italia e l’Europa: fu, infatti, tra i protagonisti siciliani del secolo dei movimenti insurrezionali, antiborbonici e post-unitari. La rivoluzione siciliana del 1848 gli diede, inoltre, l’opportunità di incontrare personalità della levatura di Francesco Crispi e Michele Amari. Nel corso di una delle sue imprese a Palermo rimase ferito ad un orecchio: riceverà, per questo suo comportamento, una dura ammonizione da parte dei superiori. Nel 1859 venne nominato cappellano e cercò di conciliare i suoi compiti religiosi con l'impegno sociale e politico. Fu tra i fondatori di un comitato d’opposizione ai Borboni e nel 1860, con l’incarico di segretario del consiglio comunale, votò il sostegno alle truppe di Giuseppe Garibaldi, che sostarono a Marineo. Dopo l’Unità d’Italia, quando la stagione delle rivoluzioni giunse al tramonto, padre Calderone si dedicò a tempo pieno allo studio dell’archeologia, altra sua passione, per contribuire a scrivere la storia di quella Nazione che aveva aiutato a nascere. Il suo nome rimarrà, infatti, legato alla ricerca sul campo dei tempi eroici: lunghi viaggi a piedi o a cavallo e raccolta delle testimonianze dirette dei contadini. Tra il 1892 e il 1893 pubblicherà le «Memorie storico-geografiche di Marineo e dintorni», unendo ad alcuni suoi scritti apparsi sull’«Archivio storico siciliano» (rivista della Società siciliana di storia patria) e altri di nuova stesura. “Redigendo questo lavoro – scrisse – ho stimato rendere un servigio onorato alla mia terra nativa”. Morì il 27 giugno 1898.

mercoledì 18 settembre 2013

Marineo, studenti pendolari senza abbonamenti. Il 50% di fondo sociale?


di Angela Costa
MARINEO. Settembre è un mese destabilizzante per l’economia di una famiglia che ha al proprio interno figli in età scolare. E quest’anno, per le famiglie di Marineo, l’inizio ha qualche problema in più: le spese di viaggio.
Il 16 settembre quasi tutti i nostri ragazzi delle scuole superiori si sono infatti ritrovati di primo mattino a dover chiedere qualche euro in più ai genitori per… il biglietto del pullman. Che sia per Palermo o Corleone, l’abbonamento non l’hanno avuto e - cosa che ci preoccupa - se le voci che circolano sono vere, forse per il mese di ottobre ci sarà la copertura di circa l’80% della spesa, poi si vedrà. I genitori si ritrovano, quindi, a dover preventivare anche questa somma in più che, aggiunta al caro libri e accessori vari, pesa sull’economia di una famiglia in modo non indifferente. La tranquillità di avere almeno le spese di viaggio pagate per tutto l'anno potrebbe essere una pura utopia. Eppure una società che ha a cuore il proprio futuro deve farsi carico dei propri giovani, garantendo la possibilità di istruirsi e progredire a tutti e non solo ai pochi fortunati le cui famiglie affrontano le spese con meno fatica. E non serve scrivere editti “per portare la scuola dell’obbligo agli standard europei” (dal programma elettorale del sindaco Barbaccia) quando poi non ci si preoccupa di un gravoso problema come aiutare le famiglie sostenendole nelle spese. Eppure non ci vorrebbe poi molto. Gli amministratori ricorderanno sicuramente (è scritto nel programma) la promessa dell’istituzione di un “fondo sociale con il 50% delle loro indennità". Perché non pensare di destinare quel fondo proprio al sostegno dell’istruzione dei ragazzi? Si potrebbe destinare, ad esempio, quell’economia agli abbonamenti. O rimborsare almeno quelli che oramai le famiglie hanno dovuto anticipare. Sarebbe un bel modo per investire nel nostro futuro e mantenere quanto promesso in campagna elettorale. O avevate pensato di fare altro?

martedì 17 settembre 2013

Marinesi in America. La storia di Joe Parisi, sindacalista e filantropo


di Ciro Guastella
NEW YORK. Joe Parisi, nato a Marineo nel 1896, era emigrato in America giovanissimo. Influente sindacalista e generoso filantropo, fu anche amico di Frank Sinatra ed Ava Gardner. Il senatore Robert Kennedy provò ad incastrarlo per le frequentazioni con Lucky Luciano, ma fu assolto dalle accuse.
Durante il secondo conflitto mondiale l'America era stata la nostra nemica ma, a conti fatti, fu la stessa che infine ci liberò dal vero nemico. Nel Luglio del 1943 l'invasione Americana in Sicilia scaturì a seguito di una strategica operazione militare basata anche sull'alleanza con la malavita siciliana, alla quale, dopo lo sbarco, era stato affidato il compito specifico di proteggere le strade da cecchini, servire come guida nei difficili percorsi montagnosi e provvedere indispensabili informazioni ottenute tramite lo spionaggio. Per effettuare l'occupazione, che diede svincolo entro quattro giorni alle infiltrazioni nel territorio nazionale da parte dell'armata guidata dal Generale George Patton, uno strano accordo era stato pattuito fra Lucky Luciano (alias Salvatore Lucania, nato a Lercara Friddi), uno degli uomini più temuti della malavita Americana, ed i rappresentanti del Dipartimento di Guerra degli Stati Uniti. L'accordo, stipulato mentre Lucky era in prigione a scontare una condanna che doveva durare dai 30 ai 50 anni, si avvaleva dei contatti ed influenze che Lucky manteneva con i capi della mafia siciliana. (continua)

lunedì 16 settembre 2013

Indennità amministratori: invece di rinunciare al 50%, proposti aumenti


di Angela Costa
MARINEO. Nell’ultima settimana, i consiglieri comunali della lista di opposizione “Esperienza e rinnovamento” abbiamo avuto conferma che le nostre interrogazioni sono servite da input, per ricordare ai nuovi amministratori le cose urgenti su cui bisogna intervenire.
Con un’interrogazione del 9 settembre avevamo inoltre chiesto notizie circa le indennità di carica di Sindaco e Assessori, oltre naturalmente quella del Presidente del Consiglio e i gettoni di presenza dei Consiglieri. Chiedevamo: come mai, a tre mesi circa dall’inizio del mandato, non avete ancora adeguato le vostre indennità così come promesso durante la campagna elettorale e sottolineato nel programma? Dopo qualche giorno mi è arrivata una convocazione del Consiglio comunale per venerdì 20 settembre. Uno dei punti all’ordine del giorno, in modo particolare, ha attirato la mia attenzione: “Indennità Presidente del Consiglio Comunale e gettoni di presenza Consiglieri. Determinazione”. Apparentemente sembra tutto lineare, ma leggendo la proposta si capisce bene che i consiglieri sono chiamati a deliberare un aumento per l’adeguamento Istat delle indennità! Ma la nostra domanda era diversa e riguardava gli impegni presi dal sindaco Barbaccia nel suo documento programmatico, dove si legge: “...come prima cosa è doveroso informare la cittadinanza tutta che i candidati della nostra lista, compreso il Sindaco e gli Assessori, consapevoli del fatto che, essere chiamati a servire la comunità, non è un privilegio ma una grossa responsabilità, hanno deciso di rinunciare al 50% della loro indennità da destinare ad un apposito fondo per attività sociali”. Oggi mi chiedo se queste parole siano state solo una trovata pubblicitaria durante la campagna elettorale oppure se è veramente loro intenzione metterle in atto. Venerdì in consiglio, sicuramente, troveremo alcune risposte, per noi purtroppo abbastanza ovvie. Ma siamo curiosi della risposta formale che arriverà dalla nostra interrogazione, che intanto non è stata inserita all’ordine del giorno. Ciò servirà a chiarire una volta per tutte che un programma di governo deve essere il filo conduttore di tutta l’azione amministrativa e non solo un libro dei sogni e delle promesse non mantenute che ti permette di acquisire popolarità e consensi (ma di breve durata).

domenica 15 settembre 2013

Documenti. Storia della Parrocchia di Marineo: il vescovo Carmelo Valenti


di Nuccio Benanti
MARINEO. La Storia della Parrocchia di Marineo è costellata di vite di religiosi che hanno lasciato, con la loro testimonianza di fede, un’impronta indelebile: molti di questi hanno svolto il servizio pastorale in paese, altri hanno invece portato la loro missione in luoghi più o meno lontani.
Carmelo Valenti nacque a Marineo il 2 marzo 1789. Venne al mondo in casa di gente semplice e timorata di Dio: i genitori, Giorgio Valenti e Gaetana Perretti, daranno alla Chiesa un vescovo e un parroco. La sua formazione iniziò nel 1817, presso la comunità dei redentoristi di Palermo. La congregazione del SS. Redentore era stata fondata nel 1732 da S. Alfonso Maria de’ Liguori per l’assistenza religiosa alle classi povere. Entrato nell’ordine, Carmelo completò la formazione teologica nel collegio di Deliceto (Foggia) e presso l’istituto di Pagani (Salerno). Tornato a Palermo, all’Uditore, fu più volte ministro e rettore della comunità redentorista. I tratti sulla personalità del sacerdote sono descritti dal p. Michele Addrizza C.Ss.R. nell’elogio funebre recitato il 2 novembre 1906 nel Santuario della Madonna del Paradiso, in occasione della traslazione dei suoi resti alla Chiesa Cattedrale di Mazara: “rapiva con sua eloquenza i palermitani nelle varie chiese della città”, si recava premuroso a portare conforto ai fratelli nelle carceri e negli ospedali, “la grandezza del suo cuore tutti abbracciava, tutti accoglieva, poveri e ricchi, dotti e ignoranti, padroni e servi”. L’episodio che segnò profondamente la sua vita fu la morte cruenta del fratello maggiore, Ignazio Valenti, parroco di Marineo, rimasto ucciso nel 1837 nel corso di una violenta sommossa popolare, mentre in paese infuriava il morbo del colera. Il sacerdote corse a Marineo per confortare la famiglia e dare degna sepoltura al fratello maggiore. Nei giorni che seguirono fu protagonista di un grande gesto di misericordia: si recò prima a Palermo e poi a Napoli per chiedere la grazia per gli uccisori, che erano stati condannati alla pena capitale! La carità, la misericordia e la nobiltà d'animo di padre Valenti non passarono inosservate. Così, nel concistoro del 27 settembre 1858 fu nominato, da Papa Pio IX, Vescovo di Mazara. Fedele alla missione redentorista si fece personalmente carico di far costruire un acquedotto di cui quella città aveva estremo bisogno. Ricollegabile a questo speciale intervento anche l’episodio del “miracolo della pioggia” verificatosi dopo un lungo periodo di siccità, ed attribuito dalla popolazione proprio alla presenza di monsignor Valenti. Il Vescovo di Mazara si spense il 22 settembre 1882, lasciando i suoi averi al seminario, alle suore e al capitolo del suo ordine, mentre il denaro contante di cui aveva disponibilità (680 onze) venne distribuito tra i poveri della sua diocesi. “Farà impressione – si legge nel suo testamento – che nulla lascio ai miei nipoti; ma ognuno ben sa, che io nulla portai da casa mia, e che il denaro della messa non è dei vescovi; ma che tolto per essi un modesto mantenimento, tutto il resto è della Chiesa e dei poveri”. La sorella del religioso fece edificare a proprie spese un “monumento” all’interno della chiesa Cattedrale di Mazara del Vallo, nella cappella della Vergine Addolorata cui era particolarmente devoto. I suoi resti riposano ai piedi di quell'altare.

sabato 14 settembre 2013

Chiesa e Liberazione: i temi centrali della Teologia della Liberazione


di Nino Di Sclafani
MARINEO. A circa un anno dall'uscita del saggio dedicato all'opera omiletica di Ernesto Balducci, il teologo Rosario Giuè ritorna il libreria con il volume "Chiesa e Liberazione - Lineamenti essenziali di Teologia della Liberazione", edito da Tau Editrice.
L'approfondimento proposto da Giuè illustra, con chiaro intento divulgativo, i temi centrali della Teologia della Liberazione: l'evoluzione storica, i protagonisti, i principali contenuti teorici ed il conseguente esplicitarsi della prassi, le diffidenze e le condanne e, infine, il presente e futuro di questa esperienza ecclesiale. La ricerca teologica non può essere prerogativa solo degli addetti ai lavori, degli studiosi, deve, invece, coinvolgere il quotidiano di ogni uomo che si pone domande sul suo personale rapporto con il trascendente con il fine di conseguire una matura "intelligenza della fede". Interrogativi e risposte, pur attingendo al Depositum Fidei, non possono prescindere dal tempo, dal luogo e dalla condizione sociale ed economica del credente che intraprende il percorso di consapevolezza, percorso che ha come fine la promessa evangelica di pienezza di vita, di gioia e Liberazione. Ecco che le modalità di fare teologia mutano se "si è neri o bianchi, si è uomini o donne, si abita in un palazzo di potere confortevole o si vive sulla strada, si è poveri o si è ricchi". L’approfondimento teologico può dunque essere neutrale a tutte queste variabili? Certamente no, la vera teologia "nasce dal cuore e dalle sofferenze degli uomini, delle donne, dei discriminati, degli spossessati, degli abbandonati, dei violentati." Non sono forse queste le categorie umane che hanno accompagnato Gesù nel suo cammino terreno e hanno ricevuto piena legittimazione dal Maestro nelle Beatitudini? La fedeltà al Vangelo non può prescindere dall'incontro con Dio attraverso lo sguardo degli ultimi e degli esclusi, "nel gesto verso il povero, incontriamo il Signore" (Matteo 25, 31-46). Per dirla con le parole del teologo Leonardo Boff " la fame di Dio genera energie umane e spirituali per l'impegno contro la fame di pane. L'insieme di questi due sentimenti genera la Teologia della Liberazione." Non è possibile rendere conto della speranza che è in noi se siamo circondati da ingiustizie e violenze. Il compito a cui è chiamata la Teologia non è dunque "fuggire il mondo ma entrare nel cuore del mondo" (E. Balducci). Il laboratorio di questa nuova esperienza ecclesiale fu l'America Latina della stagione post-conciliare. La svolta sociologica e l'attenzione alle problematiche economiche in una parte del clero sudamericano diffuse ben presto il sospetto di una contaminazione ideologica nella teologia della Liberazione. Ciò innescò l'intervento del Vaticano che sanzionò gran parte dei protagonisti di questa stagione ecclesiale. In realtà il punto di contatto tra le due impostazioni era metodologico, infatti nell'analisi della realtà di oppressione delle masse, l'approccio marxista offriva efficaci strumenti per far emergere le contraddizioni del nuovo assetto geopolitico post-coloniale del sub continente americano. Nonostante le condanne, però, gli esponenti della Teologia della Liberazione continuarono, e continuano, ad elaborare le loro tesi e a produrre riflessioni volte ad un riscatto degli ultimi. Tra le riflessioni più attuali, di cui da’ conto Giuè nel suo volume, c'è anche la questione femminile. La prospettiva di una teologia che liberi anche la donna dal consolidato linguaggio patriarcale del magistero, dando nuovo respiro e vitalità ad una chiesa che necessita di un rinnovamento radicale e di una nuova stagione di evangelizzazione, apre scenari interessanti e, ci si augura, confronti privi di pregiudizi. L’attualità degli ultimi mesi esprime, in tal senso, ottimismo: un prete di strada che accoglie drogati e prostitute, un vescovo che visita gli operai in sciopero ai cancelli di una fabbrica, un Papa che inaugura il suo pontificato incontrando gli ultimi della terra aggrappati ai gommoni della speranza, sono episodi in sintonia con quel messaggio evangelico che vuole la Chiesa accanto proprio agli ultimi.

venerdì 13 settembre 2013

Servizi sociali, 40 anziani di Marineo lasciati senza Assistenza domiciliare


di Angela Costa
MARINEO. Qualche giorno fa, chiarendo in modo semplice e conciso la posizione del gruppo “Esperienza e rinnovamento” in seno al Consiglio comunale, mi sono impegnata a riferire quelle che saranno le azioni che intendiamo portare avanti.
Abbiamo già capito che, purtroppo, bisogna spingere e insistere, oltre che vegliare e controllare, perché questa Amministrazione ancora non ha “rodato”, forse non solo a causa delle notorie diatribe interne. Ecco allora ci siamo adoperati con mozioni ed interrogazioni. Prima necessità ed urgenza non tenuta in considerazione è l’erogazione dell’Assistenza domiciliare a 40 anziani. E’ forse il caso di ricordare che il servizio era stato interrotto dalla cooperativa sociale a causa dei ritardi nei pagamenti delle fatture da parte del Comune, versamenti che sono ripresi regolarmente dal mese di giugno a seguito dell’approvazione del DL 35/2013. Considerato che le somme per la copertura del servizio per ulteriori 6 mesi sono state già impegnate in bilancio e contrattualizzate con gli operatori, non si capisce per quale motivo l'assistenza non sia stata ancora riattivata. La stasi dell’attuale Amministrazione, dovuta alle liti oltre che ad una buona dose di incapacità amministrativa, non può trovare, a nostro giudizio, nessuna giustificazione quando a pagarne le conseguenze sono le fasce più deboli della popolazione, quali gli anziani non autosufficienti, per i quali il Comune ha l’obbligo di legge di intervenire. Abbiamo così inviato una interrogazione al sindaco Barbaccia e ci aspettiamo una risposta concreta, ma più che altro speriamo nell’attivazione immediata del servizio. E' chiaro che i consiglieri comunali intraprenderanno tutte le opportune azioni per far valere il diritto all’assistenza degli anziani di Marineo, oltre che per garantire tutti i servizi a quelle fasce di popolazione che hanno diritto alla solidarietà sociale di cui tanto, in campagna elettorale, alcuni candidati si sono vantati.

giovedì 12 settembre 2013

Marineo, cercasi buonsenso (e pulizia) da parte dei padroni dei cani


di Elisa Ribaudo
MARINEO. Ci tengo ad informare i numerosi cittadini che hanno un cane, dell’esistenza di una fenomenale invenzione: i sacchettini per raccogliere le deiezioni del proprio animale.
In realtà essi esistono ormai da numerosi anni, ma – a quanto pare – sembra che a Marineo non li conosca quasi nessuno: basta vedere il grande quantitativo di feci canine lasciate per strada dalle persone. A proposito, complimenti a tutti per l’educazione, che bella figura facciamo! Ormai, se si vuole camminare in paese, bisogna stare bene attenti a dove mettiamo i piedi, sia che ci troviamo in una strada di pagliai sotto la rocca, sia che siamo al boschetto, sia in piazza, e persino di fronte la Chiesa Madre. Se pestarla portasse davvero fortuna, saremmo un paese di milionari. (continua)

mercoledì 11 settembre 2013

La panchina di Guastella. 11 settembre, due gemelli nelle Torri gemelle


di Ciro Guastella
NEW YORK. La mattina dell’11 settembre 2001 due gemelli, come ogni giorno, si salutarono nell'atrio principale all’ingresso della Torre Nord, Richard salì con l’ascensore al 105 piano, mentre Ronald si fermò al 26 piano.
Charles Alfano oltre ad essere un ex collega di lavoro è stato, e continua ad essere, un amico di preziosa qualità. Mago della moderna tecnologia e provvisto degli ultimi gingilli elettronici che si procura immediatamente dopo essere stati messi sul mercato, Charles è sempre disponibile a risolvere i problemi altrui riguardanti la riparazione e l’ottimo funzionamento delle apparecchiature moderne. Ma Charles è soprattutto un eccellente uomo di famiglia. Da molti anni sposato con Maria Palazzolo, fin dall'inizio si inserì perfettamente nell’ambito della famiglia della moglie, originaria di Biancavilla in provincia di Catania. (continua)

martedì 10 settembre 2013

Documenti. Storia della Parrocchia di Marineo: il sacerdote Giuseppe Pilo


di Nuccio Benanti
MARINEO. Nella Storia della Parrocchia di Marineo, oltre alle vite dei parroci scritte da mons. Francesco La Spina, un capitolo a parte meritano tutti i sacerdoti marinesi che con le loro opere hanno dato un contributo significativo alla crescita sociale e culturale della nostra comunità. 
“Non domando onori, ma che gli amici dicano un’Ave Maria per me dopo la mia morte”. Queste sono le parole che il sacerdote Giuseppe Pilo (1700-1763), figlio dei marchesi Girolamo Pilo Celestri e Orsola Migliaccio Sarzana, volle lasciare a futura memoria assieme al suo ritratto, un olio su tela oggi conservato in una delle salette del parlatorio nel Collegio di Maria. Appartenente alla famiglia che aveva il titolo del marchesato di Marineo, don Giuseppe verrà ricordato come una persona umile e pia, che agli inizi del Settecento contribuì alla fondazione del collegio delle suore. L'Istituto fondato dal cardinale Corradini (approvato da Clemente XI con la Lettera Ad apostolicae dignitatis), in Sicilia si era diffuso soprattutto nei Collegi di Maria, che ne presero lo spirito, le regole e la stessa forma nell'abito religioso. La caratteristica particolare della nuova congregazione consisteva nell'ascetismo personale per le religiose che l'abbracciavano e nell'attività sociale che dovevano nel contempo svolgere all'interno della comunità dove operavano: un vero e proprio rinnovamento nella vita religiosa di quel secolo. Le novizie venivano reclutate soprattutto tra le educande che si impegnavano «a procurare il bene e la perfezione delle fanciulle, prima col buon esempio e poi con le scuole pubbliche, coll'uso della dottrina cristiana, cogli esercizi spirituali, coll'istruir le figliuole per la Prima Comunione col tenerle in educazione». Un'educazione che consisteva, oltre che nella formazione cristiana, anche «nelle buone arti e lavori d'ogni sorta, leggere e scrivere, cucire e ricamare, far merletti, calzette e simili». L'avere dato vita anche a Marineo ad un ordine che ebbe come scopo principale la gloria di Dio e la formazione integrale della gioventù femminile, specie quella povera ed emarginata, «Formare la donna – di cui la famiglia è nucleo – per salvare la società» fu un evento veramente rinnovatore e salvifico per la piccola comunità. Così, le giovani donne che volevano apprendere l’arte del cucito e del ricamo avevano la possibilità di frequentare il collegio delle suore, dove venivano organizzati dei corsi formativi per la preparazione dei corredi. In questo contesto, non mancava mai un piatto caldo per educande. Nella scuola, l’attrezzatura impiegata era di una estrema semplicità: un telaio, composto da due travi e due bacchette, dove veniva tesa la tela da ricamare con ago e filo. Ma il religioso non si limitò solamente a dare vita al progetto: si adoperò anche per dotare l’istituto di tutto ciò di cui aveva bisogno. Così, nel testamento nominò erede universale del suo patrimonio, comprendente tra l'altro la sua casa, oro, argento, biancheria, carrozze, mule, libri (...) il Collegio di Marineo sotto titolo di S. Vincenzo Ferreri “ad esso tanto caro”. Don Giuseppe Pilo fu parroco della chiesa di Sant’Antonio Abate di Palermo dal 1757 al 14 luglio 1763, giorno della sua morte. L’umile sacerdote aveva anche espresso la volontà di essere sepolto a Marineo. “Affida l’anima a Dio, le ossa alla terra e il patrimonio alle pie religiose”, così riporta l’epigrafe posta sulla sua sepoltura all'interno della chiesa del collegio. Di lui sono rimasti pochi documenti, fra i quali il testamento redatto dal notaio Palumbo nel 1761.

lunedì 9 settembre 2013

Marineo, lotte di potere al Municipio: ma i cittadini possono attendere?


di Angela Costa
MARINEO. Una volta si soleva fare un primo bilancio sull’operato di una nuova amministrazione dopo i primi 100 giorni. E il ragguaglio sulle cose fatte e non, di diritto, spettava quasi sempre al gruppo di opposizione. Oggi ci hanno tolto pure questo piacere.
Noi del gruppo “Esperienza e rinnovamento” stavamo già lavorando ad un primo resoconto sulle tante cose fatte… pardon! sulle tante mancanze del nuovo governo cittadino, quando, durante l’ultimo consiglio comunale del 3 settembre, abbiamo assistito in diretta al suicidio politico della maggioranza guidata dal sindaco Barbaccia. Pensavamo di sbagliarci, che le nostre impressioni in campagna elettorale fossero generate dall’opposta sensibilità politica; ma oggi con sommo dispiacere dobbiamo affermare che, sì, hanno deluso le nostre aspettative - e cosa ancora più grave quelle dei loro stessi elettori! - ma solo perché speravamo che le divergenze strutturali, gli interessamenti economici (c'entrano i 9 milioni di euro per un nuovo Cimitero?) e non solo, di questa compagine politica, sarebbero state superate o sarebbero venute a galla solo dopo molto più tempo. Dovevamo prestare attenzione da subito: da quando ad un mese dalle elezioni non si aveva sentore della squadra di governo; da quando all’insaputa degli elettori è stato cambiato un assessore (Cutrona con Greco); da quando hanno consentito a Perrone di occupare una poltrona di consigliere nonostante l’incompatibilità con la carica pubblica; da quando questo consiglio comunale non ha stabilito la data per studiare il regolamento Tares “perché è allo studio di uno o due consiglieri di maggioranza”. Insomma, abbiamo peccato anche noi di ingenuità. La stessa, forse, del sindaco Barbaccia, tenuto all’oscuro da ogni processo interno alla “sua” maggioranza e alla sua squadra di governo. Se non fosse che stiamo parlando di azioni e decisioni che coinvolgono tutti noi cittadini, prime vittime delle beghe e dei problemi interni a questa coalizione che da giugno dovrebbe governarci, ci sarebbe da divertirsi nell’assistere a questi consigli comunali tragicomici, dove tra le fila della maggioranza (o ex??) si notano sguardi complici e sguardi attoniti. Dunque è ormai risaputo che la squadra che ha vinto le elezioni, a soli 60 giorni dal giuramento, si è di fatto divisa! O meglio, 6 consiglieri si sono separati per formare un gruppo autonomo che “nasce con l'obiettivo di spronare e supportare con maggiore determinazione il nostro sindaco”. Nel documento presentato si fa riferimento al bisogno di mettere ordine ai servizi, alla necessità di ricercare fondi e finanziamenti, all'organizzazione di iniziative. Meritevoli propositi e giuste osservazioni, se non fosse che tra i firmatari del documento risultano esserci due (2) assessori dell’attuale giunta: Salerno (Pubblica istruzione e Polizia municipale), e Cangialosi (Politiche giovanili). Che forse non abbiano ben capito gli assessori che il loro compito consiste già nel supportare e coadiuvare l’azione del Sindaco da cui hanno avuto delle deleghe ben specifiche e che di queste si devono occupare? Che quelle mancanze da loro sottolineate (scuola, polizia municipale, organizzazione di attività) nel documento siano di loro specifica competenza? Che non abbiano capito di essersi... autodenunciati di incompetenza e incapacità politica? Oggi potremmo stare qui a dirvi: ve lo avevamo detto! Qualcuno lo ha pure fatto. Ma, con la responsabilità che ci contraddistingue, e sempre con l’intento di essere fedele alla nostra integrità politica e morale, vogliamo mettere al primo posto l’interesse della collettività e non cavalcare l’onda del malumore ormai dilagante a Marineo, approfittando delle liti interne, del dissapore tra le varie fazioni che compongono questo gruppo politico che dovrebbe governarci, della difficoltà del Sindaco di potersi avvalere di persone di sua fiducia e collaboratori preparati. Per questo stiamo preparando alcune interrogazioni urgenti ed importanti per segnalare i ritardi e per avere risposte sui tanti servizi che non partono. Noi ci siamo impegnati a svolgere il nostro compito con coscienza, ed intendiamo farlo fino in fondo. Caro signor Sindaco, è sua responsabilità adesso chiarire a noi tutti, ma soprattutto a quanti Le hanno dato fiducia, se oggi abbiamo ancora chi si è preso l’impegno di governarci. È un nostro diritto e un vostro dovere nei confronti, soprattutto, di quei cittadini che vi hanno votato e si sono fidati di voi. E, per favore, ridateci il nostro ruolo. Saldatevi o dividetevi, ma finitela con queste tragiche commedie che confondono ancora di più noi cittadini, che oggi abbiamo bisogno di certezze e tranquillità amministrativa e non di una maggioranza interessata più alle lotte di potere che ai problemi della collettività di cui si è fatta carico.

venerdì 6 settembre 2013

Fare la verità e non solo dirla: verso nuovi lidi di fedeltà al Vangelo


di Nino Di Sclafani
MARINEO. Sfogliare l’Osservatore Romano del 4 settembre e notare l’ampio spazio dato agli scritti del teologo peruviano Gustavo Gutierrez, fondatore della Teologia della Liberazione, produce una salutare scossa, quasi uno strattone come quelli che si ricevono la mattina quando si indugia ancora al calduccio sotto le coperte. 
Nei sacri palazzi incominciano ad aprirsi finestre e si insinua per le stanze quell’aria fresca invocata da Giovanni XXIII alla vigilia del Concilio Vaticano II. Se agli articoli di Gutierrez si affianca, poi, l’approfondimento dell’arcivescovo Muller, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio) che assieme al teologo sudamericano ha scritto un libro che sta per arrivare nelle librerie dal titolo quanto mai eloquente “Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa”, c’è da spalancare il nostro cuore alla speranza che la svolta di Francesco incomincia a trasferirsi dalle belle parole ai fatti. Non è un caso che l’articolo dell’Arc.vo Muller ha per titolo “Fare la verità e non solo dirla”, che riassume l’impasse dei papati post conciliari, che hanno prodotto grandi riflessioni, si sono fatti carico di denunce anche coraggiose, hanno sciorinato senza risparmiarsi decine di mea culpa sugli errori (e orrori) del passato ma, sostanzialmente non hanno orientato, per usare un’immagine di papa Ratzinger, il timone della barca di Pietro verso nuovi lidi di coerenza e fedeltà al Vangelo di Gesù Cristo. Ho avuto di recente il piacere si soffermarmi sui contenuti della Teologia della Liberazione recensendo l’ultimo libro del teologo Rosario Giuè, Chiesa e liberazione, che è dedicato proprio a questa esperienza ecclesiale. Penso che l’opzione per i poveri, oggi abbracciata generosamente da papa Francesco e nocciolo della Teologia della Liberazione, sia l’anello di congiunzione che ha determinato lo sdoganamento di buona parte di quelle riflessioni ed esperienze che hanno segnato la nuova stagione post-conciliare nell’America latina sin dalla conferenza del CELAM di Medellin. L’articolo di Gutierrez sull’Osservatore Romano si apre con una citazione di Paul Ricoeur: “Non stiamo con i poveri se non siamo contro la povertà”. In ciò risiede tutta la sostanza dell’equivoco “teologico” che ha messo all’indice l’opera dei teologi della liberazione. Può la Chiesa, cioè la comunità intera dei battezzati, cioè tutti noi, esercitarsi ed applicarsi nella carità senza porsi minimamente il problema della rimozione di quelle strutture di peccato che sono artefici della povertà stessa a cui sono oggi condannati i 2/3 dell’umanità? Mi sovviene un’affermazione del vescovo brasiliano Helder Camara: “Se do un pane ai poveri, mi chiamano santo; se chiedo perché i poveri non hanno pane, mi chiamano comunista.” Individuare le cause della povertà a livello economico, sociale e culturale e rimuoverle per garantire ad ogni uomo i diritti fondamentali della persona è così inconciliabile con la prassi evangelica? Oppure è proprio in questo cambio di prospettiva che risiede il messaggio di liberazione di Gesù Cristo? Riconoscerlo come Signore e come “Colui che da compimento all’umano, Salvatore e Liberatore dell’umanità”, apre nuovi orizzonti, ci svela la limitatezza della nostra Fede alimentata solo da belle liturgie e pie devozioni, ma, soprattutto, ridona speranza a tutti quei fratelli che, da una Chiesa così abbarbicata alle sue regole ed ai suoi dogmi, sono stati allontanati, portatori, com’erano, di macchie indelebili. Credo che sia giunto il momento per tutte le persone di buona volontà di porre la mano all’aratro, di rimescolare la malta, oramai indurita, e riavviare il cantiere, sarà faticoso, troveremo ancora ostacoli di ogni sorta, l’Accusatore, ancorché precipitato, trama sempre nell’ombra, ma il Regno di Dio non può più aspettare.

giovedì 5 settembre 2013

Note di Cultura: a Bolognetta musica con giovani di Lituania, Lettonia, Italia


di Barbara Cangialosi
BOLOGNETTA. Non si può parlare di futuro senza parlare di un mondo dove i confini degli Stati, storicamente intesi, cessano di esistere... 
in favore di una nuova idea di comunità, nella quale ci si espone, più che ad una convivenza, ad uno scambio alla pari tra culture diverse. Noi ne vogliamo parlare attraverso la musica, che unisce, con le sue note, tutti i popoli. Per questo motivo vi aspettiamo sabato, dalle ore 21, a Bolognetta, per lo spettacolo conclusivo del progetto Note di Cultura, che ha coinvolto giovani tra i 18 e i 30 anni della Lituania, Lettonia e Italia e finanziato dalla Comunità Europea attraverso il programma Gioventù in Azione. Sarà il nostro modo per dire che non esistono differenze culturali così grandi da impedire alle persone di stare insieme.

Misilmeri: spettacoli e dibattiti per la Notte bianca della Legalità


di Piazza Marineo
MISILMERI. Si svolgerà sabato 7 settembre a Misilmeri la 2^ edizione della “Notte bianca della legalità”.
Dopo il grande successo della passata edizione, la società civile ed il mondo associativo misilmerese, hanno lavorato strenuamente per ripetere questa iniziativa, dal forte valore simbolico in un Comune sciolto per infiltrazioni mafiose. L’iniziativa, ideata dall’Associazione Misilmeri è Viva e patrocinata dal Comune di Misilmeri e dall’Assessorato al Turismo della Regione Siciliana ha raccolto infatti le adesioni di oltre trenta associazioni e di tantissimi cittadini. La legalità sotto diverse forme e punti di vista sarà il collante che legherà molte attrazioni e che ha ispirato artisti ed associazioni a spendersi ancora una volta per il proprio paese. Presenti, tra gli altri "Le Malerbe”. Ampio spazio sarà dato agli artisti locali; cantanti e ballerini si esibiranno infatti nei palchi collocati lungo il corso principale, mentre un palco collocato nei pressi di via Medici sarà dedicato all’approfondimento tematico-culturale, con una serie di presentazioni di libri, tra questi, quello dell’ex super consulente informatico Gioacchino Genchi e del caporedattore del Giornale di Sicilia, Francesco Deliziosi.
“Non passa giorno nel quale non percepiamo un estremo bisogno di normalità, che purtroppo questo paese, a causa di una serie di avvenimenti, fatica a riacquisire - dichiara Vito Lo Franco, presidente dell’associazione Misilmeri è Viva –. Anche quest'anno nella realizzazione di questa iniziativa ci siamo rivolti ai giovani, cercando di comunicare con un linguaggio comune, fatto di arte, musica e spettacolo, un messaggio diverso rispetto a quello a cui sono stati abituati, un messaggio che prima di ogni altra cosa parla di cultura, la cultura della legalità”.

La spartenza di Tommaso Bordonaro, presentazione dell'edizione Navarra


di Piazza Marineo
BOLOGNETTA. Presentazione del volume "La spartenza" di Tommaso Bordonaro (1909-2000), contadino emigrato scrittore siciliano che ha vinto nel 1990 il primo premio al concorso nazionale dei diari inediti di Pieve Santo Stefano.
La presentazione avverrà sabato 7 settembre, ore 17.30, in via dell'Arsenale 7 a Palermo, con l'intervento di Luisa Amenta, Barbara Evola, Marcello Saija e Santo Lombino. Il libro, edito nel 1991 da Einaudi, è ora pubblicato da Navarra editore di Palermo, con prefazione di Goffredo Fofi, glossario di Gianfranco Folena e una intervista inedita con l'autore. “La spartenza”, esempio ormai classico di italiano popolare, è il racconto autobiografico della lunga esistenza di Tommaso Bordonaro (1909-2000), pastore e contadino a Bolognetta nella prima metà del XX secolo, emigrato dai mille mestieri negli Stati Uniti d’America nella seconda metà Novecento.

mercoledì 4 settembre 2013

Guerra in Siria e il richiamo di Papa Francesco: Violenza genera violenza!


di Nino Di Sclafani
MARINEO. “I grandi crimini nascono spesso dalle grandi idee, e quanto maggiore è il crimine, tanto più fortemente si crede nell'idea. Malgrado quanto si ritiene in genere, la storia non registra delitti commessi in nome del relativismo o della tolleranza, mentre è costellata di crimini perpetrati in nome della fede incrollabile e dell'unica verità esistente.  
Sono poche le grandi idee ardentemente professate che siano riuscite a mantenersi innocenti quando i loro fautori procedevano a trasformare le parole in fatti. Tra queste ve ne sono alcune a cui è impossibile giurare fedeltà senza mostrare le zanne e affilare le mannaie, e in questo senso uno dei primi posti nella storia spetta di diritto all'idea della pulizia” (Z. Bauman, Il disagio della postmodernità, Bruno Mondadori, 2007). La riflessione del sociologo polacco, acuto e saggio interprete del mondo contemporaneo, ci aiuta a trovare una chiave di lettura dell’attuale emergenza geo-politica siriana. Diamo per scontato che il tiranno Assad sta usando da mesi tutti gli strumenti in suo possesso per sedare una rivolta, assai complessa e articolata, posta in essere da fazioni estremiste provenienti dalle infinite galassie delle minoranze religiose di un Islam frammentato e diviso. La “grande idea di pulizia”, portata avanti dagli Stati Uniti, è quella di intervenire in giro per il globo a “sanare i torti” e “punire i cattivi”, ecco come la rappresenta lo stesso presidente Barack Obama nel Discorso del 31 agosto 2013: "Dieci giorni fa il mondo ha assistito con orrore al massacro di uomini, donne e bambini in Siria nel corso del più grave attacco con armi chimiche del XXI secolo. Gli Stati Uniti hanno presentato solide prove secondo le quali il governo siriano è responsabile di questo attacco. La nostra intelligence mostra che il regime di Assad si è preparato all'uso delle armi chimiche, ha lanciato missili nei sobborghi di Damasco, densamente popolati (…) Tutto ciò conferma quello che il mondo può vedere coi suoi occhi: ospedali pieni di vittime e le terribili immagini dei morti. Sono state sterminate ben più di mille persone. Parecchie centinaia di bambini sono stati uccisi col gas dal loro stesso governo. È un attentato alla dignità umana." Il preambolo legittima un intervento volto a eliminare l’ennesimo dittatore e far trionfare la libertà e la democrazia. La storia si ripete, ecco un elenco delle principali azioni armate americane nel mondo dalla fine della II guerra mondiale: Cina 1945, Corea 1950, Guatemala 1954, Indonesia 1958, Cuba 1959-61, Guatemala 1960, Vietnam 1960-75, Congo 1964, Laos 1964-73, Perù 1965, Cambogia 1969-70, Guatemala 1967-69, Grenada 1983, Libano 1983-84, Libia 1986, El Salvador anni’80, Nicaragua anni ’80, Iran 1987, Panama 1989, Iraq 1991-2002, Kuwait 1991, Somalia 1993, Bosnia 1994, Sudan 1998, Afghanistan 1998, Jugoslavia 1999, Afghanistan 2001, Iraq 2003, Siria 2013-???. Quando si tratta di punire i cattivi l’uso di armi non convenzionali, oggi sanzionato al tiranno siriano, vengono considerate legittime se in mano ai “buoni”. In molti scenari di guerra sono stati usati: bombe a grappolo, solfuro di zinco-cadmio, napalm, erbicida diossinico Agent Orange, gas nervino Sarin, Iprite, Cianuro di Idrogeno. Un esempio per tutti, la guerra in Vietnam (1960-1975): 4 milioni di vittime civili, gran parte donne, vecchi e bambini, dissolti nel nulla con bombardamenti a tappeto, bruciati fino alle ossa con l'uso di armi chimiche come il Napalm e l’Orange che ancora oggi, dopo mezzo secolo, causano malformazioni nei feti e malattie invalidanti nei bambini. “La violenza genera altra violenza, la guerra chiama guerra, mai più guerra!” Così si è espresso nei giorni scorsi Papa Francesco. Il suo atteggiamento era, per la prima volta dall’elezione, assai deciso e severo. Fonti del Vaticano hanno rincarato la dose paventando l’innescarsi di un conflitto mondiale. Per i credenti penso sia utile partecipare alla giornata di preghiera e digiuno promossa per sabato 7 settembre a cui hanno aderito anche esponenti di altre confessioni religiose. Potremo anche noi riunirci a Marineo sabato prossimo alle 21 nel Convento S. Maria della Dayna e partecipare con la preghiera; ciò, però, non ci esime da essere noi stessi costruttori di quella pace che invochiamo. La preghiera è veramente efficace se cambia le nostre prospettive, se ci impegna in prima persona a dirimere le piccole e grandi tensioni che ci affliggono contrapponendoci ai fratelli. Mario Toso, del dicastero vaticano Giustizia e Pace prova una via praticabile affermando: "L'alternativa non può essere che quella della ragionevolezza, delle iniziative basate sul dialogo e sul negoziato. Insomma occorre cambiare strada. Occorre imboccare senza indugio la via dell'incontro e del dialogo, che sono possibili sulla base del rispetto reciproco, dell'amore". Affermazioni che, agli occhi di chi suole rispondere con la regola del taglione, possono sembrare ingenue, utopiche, ma che sono la chiave di quella “differenza cristiana” di cui dobbiamo farci promotori e testimoni.