lunedì 15 settembre 2014

Tortilla Española: quella originale, friggendo le patate e la cipolla...


di Antonietta Pasqualino Di Marineo
Alcuni anni fa ho visto la ricetta della tortilla suggerita da Ferran Adrià in un libro di trucchi per massaie. 
Consigliava, per fare più in fretta, di utilizzare le patatine fritte nel sacchetto, lasciarle un poco a bagno nell'uovo sbattuto e quindi procedere come sempre... Mi ricordo che avevo anche provato e che il risultato era stato interessante... Oggi però ho fatto quella vera, friggendo le patate e la cipolla...
Tortilla Española
Ingredienti per 4 persone:
patate pulite 500 g
cipolla 1/2
uova 6
olio
sale
prezzemolo (facoltativo)
- tagliare le patate a pezzi non troppo grandi
- tagliare la mezza cipolla
- far scaldare l'olio nella padella in cui si cuocerà la tortilla
- friggere la cipolla con un po’ di prezzemolo tritato
- togliere dalla padella
- friggere la patata a pezzi
- quando la patata è cotta rimettere la cipolla
- sbattere le uova regolando di sale
- versare sulle patate direttamente nella padella
- far cuocere muovendo la padella
- dopo qualche minuto girare (con l'aiuto di un piatto o un coperchio) la tortilla
- lasciar cuocere ancora qualche minuto
- si può mangiare sia calda che fredda
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venerdì 12 settembre 2014

Libro di Mimmo Tuzzolino "Ricordi dell'infanzia e della prima giovinezza"


di Piazza Marineo
Sabato 13 settembre alle ore 18.00 presso la sala conferenze del Castello Beccadelli di Marineo.
Presentazione del libro di Mimmo Tuzzolino "Ricordi dell'infanzia e della prima giovinezza raccontati da un ottuagenario". Interverranno: prof. Giuseppe Barbaccia; prof. Rosario Daidone; prof. Giovanni Perrone. Introdurrà e coordinerà la serata Nino Di Sclafani.

mercoledì 10 settembre 2014

Ficuzza: "Memoria, competenza e utopia… in cammino verso il domani"


di Piazza Marineo
Venerdì 12 settembre alle ore 18, presso la sala didattica adiacente al Centro Lipu di Ficuzza (a fianco del Palazzo reale) convegno "Facitori di futuro - Memoria, competenza e utopia… in cammino verso il domani".
“Un’utopia, in un giovane, cresce bene se è accompagnata da memoria e discernimento. L’utopia guarda al futuro, la memoria guarda al passato, e il presente si discerne. Il giovane deve ricevere la memoria e piantare, radicare la sua utopia in quella memoria; discernere nel presente la sua utopia - i segni dei tempi - e allora sì l’utopia va avanti, ma molto radicata nella memoria e nella storia che ha ricevuto” (Papa Francesco, 28.2.2014). Interventi di: Seby Iraci, responsabile Base Marineo per il Settore Specializzazioni; Giovanni Perrone, C.D. RETE dei Centri Scout Italiani; Luigi Sanlorenzo, Università di Palermo; Sergio Cametti, referente naz. “Basi Aperte”; Francesco Bonanno, Incaricato Naz. al Coordinamento Metodologico – AGESCI; Coordina Luigi Perollo, giornalista; Interverranno anche gli Incaricati Nazionali al Settore Specializzazioni, i Responsabili Regionali Agesci, il Responsabile del Centro LIPU. Dalle ore 16 alle ore 18 sarà possibile visitare il Palazzo reale con le sale multimediali e l’attiguo Centro LIPU.

martedì 9 settembre 2014

La panchina di Guastella. Vincenzo Li Castri, un sarto su misura


di Ciro Guastella
Vincenzo Li Castri nacque a Marineo il 9 ottobre del 1919 da madre palermitana e padre marinese. Dopo avere completato le scuole elementari e la morte del padre si trasferì per alcuni anni a Palermo, dove cominciò ad imparare l’arte del cucito presso una sartoria e, con l’aiuto di bravi maestri e testi sul soggetto, divenne un esperto anche del taglio.
Dopo essere ritornato a vivere a Marineo, a 18 anni si arruolò nella Marina Militare e per cinque anni venne assegnato nei sottomarini con mansione di radio-telegrafista. A Marineo, in via Portelluzza, apriva bottega di sartoria per abiti da uomo confezionati su misura. Vincenzo era conosciuto come “il sarto Palermitano”, ma lui si riteneva puro Marinese. Interessandosi alla politica locale, fu segretario di un partito e si candidava perfino in una lista elettorale per avanzare e migliorare le condizioni del paese. Il giovane, cresciuto con un fisico attraente, folti capelli neri ed occhi scuri penetranti, sposava la bella Pina Ficarra, alla quale promise il suo eterno amore. Pina diede alla luce Elisabetta, Antonina, Mario e Giovanni. La sartoria, intanto andava avanti, il lavoro non mancava e Vincenzo, quando poteva ottenere il biglietto d’ingresso, partiva la domenica per lo stadio della Favorita per godersi una partita e tifare per la sua amata squadra del Palermo. Il calcio era il suo passatempo preferito, con Padre Salvatore Pulizotto ed altri amici avevano tentato di promuovere lo sport fra i ragazzi del paese, cercando di migliorare le condizioni del campo sportivo comunale. Padre Pulizotto, a quei tempi era anche visibile mentre arbitrava alcune partite. L’opportunità arrivò mentre i bambini erano ancora in tenera età. L’America! Marito e moglie ne avevano sempre sentito parlare come la terra per farsi un avvenire migliore ed ora finalmente potevano raggiungerla per ritrovarsi con i parenti che avevano fatto loro l’atto di richiamo. Partirono tutti all’inizio del 1962 e si stabilirono ad Elizabeth Street nella Little Italy di New York presso alcuni parenti. Vincenzo trovò lavoro di cucito presso una sartoria di Manhattan, ma per poco tempo. Abituato com’era alla sua indipendenza, il lavoro a produzione di massa non lo soddisfaceva. Si trasferì così in un grande negozio di vendita di abiti già confezionati: lui era l’addetto alle modifiche. Qualche anno dopo apriva un suo negozio e la famiglia si trasferiva a Brooklyn. La moglie Pina con i figli andavano in Italia a passare un po di tempo in paese, ma Vincenzo, che avrebbe voluto anche lui visitare Marineo, preso dagli impegni, rimaneva in America. A Brooklyn qualche tempo dopo, Pina dava alla luce il figlio Vittorio. Due dei loro bambini morirono in tenera età. Gli altri figli frequentavano le scuole ed Antonina, in particolare, dimostrava una spiccata attitudine per le arti: studiò recitazione sotto la direzione di un maestro di teatro Sanford Meisner, noto per l’innovativo “Meisner method” e durante la crescita contribuì il suo talento ad alcune produzioni teatrali e cinematografiche. Anche oggi Antonina ha conservato la passione per le cose siciliane che aveva imparato dai genitori: è autrice di poesie e recita queste ed altre in siciliano con il gruppo di Arba Sicula, diretto dal prof. Gaetano Cipolla. La famiglia, avendo acquistato casa, si era definitivamente stabilita a Brooklyn dove visse per molti anni. Quando, sotto l’iniziativa di Pippo La Motta, si pensava di trasferire il club di San Ciro da Manhattan a Brooklyn, Vincenzo incoraggiò l’idea e, quando si ottenne il trasferimento, per anni fece parte del nuovo consiglio in qualità di socio, segretario e poi anche presidente della Società Religiosa San Ciro di Brooklyn. Durante la sua Presidenza riuscì a realizzare importanti traguardi, fra questi, la disponibilità di un locale più grande con tutti i conforti ed il rinnovo del certificato di incorporazione con lo Stato di New York. Il Club, proprio in quel periodo, raggiungeva l’apice per la numerosa presenza di membri. La Florida gli era stata descritta simile alla Sicilia, piena di sole con temperatura mite e tanti alberi di palme. La famiglia vi si era recata diverse volte ed aveva anche comprato una casa a Clearwater, era logico quindi che nel 1986, dopo essersi messo in pensione, ci andassero a vivere. Nel libro “Il Cammino di San Ciro” (Benanti-Guastella, 2009), la figlia Antonina racconta come nel 1989 dopo che il padre all’ospedale aveva subito diversi interventi, non riusciva a migliorare. Due sorelle della mamma partivano da Brooklyn per recarsi in Florida, portando con loro la statuetta di San Ciro, ritenuta miracolosa e portata di casa in casa dagli ammalati. Vincenzo, rimasto sempre fedele a San Ciro, quando li vide si mise a piangere, toccò la statua e si mise a pregare. Poco tempo dopo le sue condizioni migliorarono e la statuetta fu riportata a Brooklyn. Il 13 maggio del 1992 Vincenzo veniva a mancare a quanti l’avevano amato. Il Club della Società Religiosa San Ciro di Brooklyn dedicò una targa ricordo alla sua memoria. L’uomo aveva un cuore d’oro e possedeva la capacità di amare e di farsi amare. La sua onestà e modestia furono esempi per chiunque aveva avuto modo d’incontrarlo. Ricordo una sua vecchia tenera storia: da ragazzo giovane ebbe l’opportunità di fare parte del coro incluso nella rappresentazione dell’Aida al teatro Massimo di Palermo. Poche lire furono il ricavato che ottenne per la sua prestazione, ma con quelle andò subito dal macellaio a comprare del fegato per la mamma che era ammalata.

lunedì 8 settembre 2014

Una storia di lunga durata che non si è mai letta sui libri scolastici


di Pippo Oddo
Con un decreto del 1859, ispirato da Camillo Benso conte di Cavour per favorire l'esercito francese che appoggiava i piemontesi contro l'Austria, veniva autorizzata l'apertura di case controllate dallo Stato per l'esercizio della prostituzione in Lombardia.
Il 15 febbraio 1860 il decreto fu trasformato in legge con l'emanazione del "Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione". Sorsero così le cosiddette "case di tolleranza", perché tollerate dallo Stato. Ce n'erano di tre categorie: prima, seconda e terza. La legge fissava le tariffe, dalle 5 lire per le case di lusso alle 2 lire per quelle popolari, e altre norme come la necessità di una licenza per aprire una casa e di pagare le tasse per i tenutari, controlli medici da effettuare sulle "signorine" per contenere le malattie veneree. Si farà poi carico il leader socialista Filippo Turati a porre all'ordine del giorno, nel 1919, il problema dell'abolizione delle case di tolleranza. Predicò al vento: per tutto il ventennio fascista lo Stato continuò a lucrare sulla prostituzione e la normativa rimase pressoché immutata. La sola novità registrata in quegli anni fu una nuova disposizione di Mussolini che imponeva ai tenutari di case di tolleranza di isolare i locali con muri detti "del pudore" alti almeno dieci metri. Ma già prima il regime aveva autorizzato l'apertura di nuove case anche nei piccoli comuni e nelle colonie, a cominciare da Tripoli "bel suol d'amore". Nella sola Napoli fino al 1958, anno della chiusura, ce n'erano circa 900.

venerdì 5 settembre 2014

40° Premio Marineo, il riconoscimento a Erika Re­ginato per l’opera straniera


di Piazza Marineo
Nell'ambito del 40° Premio Internazionale “Città di Marineo” una targa premio è stata assegnata a Erika Re­ginato per l’opera straniera “Gli eletti”, tradotta in lingua italiana da Emi Rabuffetti, Raffaelli Editore. Nota di lettura di Loretto Rafanelli.
Un libro di poesie bilingue, spagnolo-italiano, quello di Erika Reginato (Gli eletti-Los Elegidos, Raffaelli, pag 120, euro 15, traduzione di Emi Rabuffetti), questo perché la poetessa è italo-venezuelana, dove lo spagnolo è la madre lingua. Tuttavia, i molti luoghi e gli scenari che fanno da sfondo a questa raccolta, sono prevalentemente veneti, dove ora vive, in particolare quelli di Bassano. Ma i veri ‘luoghi’ del libro sono quelli esistenziali, un vortice emozionale che porta l’autrice a dire delle vicende della vita, non sempre fortunata e comunque tesa a un continuo e sincero slancio amoroso. Speciale poesia la sua che racchiude anche la materialità di tanti semplici, delicati, incroci, come suggeriscono questi versi: “Una mattina di agosto/ ho attraversato le montagne/ in cerca delle pietre del purgatorio”, “Ho passato due giorni di fronte al vento della Valsugana,/ riesumando gli anni e tutto quello che si muove/ sulla strada in salita”, “ Una volta mi raccontasti/ che negli scavi del Monte Grappa/ i ragazzi nascosti/ sotto le foglie e i rami/ raccoglievano insetti”. La Reginato è una poetessa dal tono lieve che entra nel cuore di chi la legge. Sempre alla ricerca di una comprensione, di una gioia, forse troppe volte sfuggita. Eppure non si avverte il pianto rassegnato o la nefasta autocommiserazione che muove molta poesia, i suoi versi rimangono sempre nella sostanza di un alto decoro, di una piena dignità, specchio di una interiorità che non si abbandona al vittimismo. Si avverte senz’altro in questa poesia la grande lezione poetica sudamericana che la poetessa ben conosce, anzi ella ne è una esperta, avendo un diretto contatto con molti poeti di quella terra, alcuni da lei tradotti in italiano. Una scrittura quindi che sa darsi nel pieno di uno slancio, che sa tenere “viva la passione/ più intima”. Dice bene Milo de Angelis nella presentazione, quando afferma che la poesia della Reginato “è attraversata da una profonda tensione alla vigilia”, tesa quindi a qualcosa o a qualcuno, in un viaggio perenne in cui tenta di giungere all’amato o al miracolo di una situazione che sia profondamente radicata, perché anche l’essere tra due paesi è uno stato emotivo ricco ma pure precario. Ma questa sospesa attesa è vissuta con tutta l’umiltà e la modestia che solo i grandi sguardi possono garantire. La poetessa è racchiusa in una speranza muta, eppure vissuta con la solenne forza della vita: “Mi incrocerai durante il mio viaggio/ e spargerai il grano della misericordia”. Una vita da inseguire. Ecco forse questa è l’attesa a cui sempre la Reginato è chiamata. Siano: l’amore o la felicità del corpo o la sicurezza di una migrante. Sempre con la passione mite di una sognante realtà, come traccia in questi versi: “Mi chiedi di dipingere l’oceano,/ le madreperle,/ la foce del fiume/ e la stella che allontana il male./ Sai che porto schegge di legno,/ le note di un canto,/ un quaderno alla deriva./ Bisogna soltanto avere fede mi dici del mare/ quando la fatica legata al silenzio, parte./ Un acquerello su carta di cotone/ raggiunge la linea del tramonto,/ l’abbraccio continuo del respiro.” Erika Reginato esprime la sua poesia con un linguaggio pulito e leggero, moderatamente metaforico, ma pure immediato, sempre teso ad una ricerca stilistica. E’ un canto soave il suo, ma anche doloroso, per una complicata “traversata di anni”, con la forza però sempre viva di parlare, di scrivere, di sorridere all’inclemenza delle stagioni: “Oggi parlerò con te/ con la voce grave dell’universo…Respira l’aroma del samàn,/ la notte di questa estate./ La tua anima trova il Padre/ in un mucchio di sabbia.” C’è in questa poesia la profondità di un cuore. Un’abbondanza di sensazioni che iniziano appunto “quando si semina nel cuore”, è il bisogno narrato quasi sottovoce, una necessità che si fa verso, che si muove dalle piccole cose ma che poi sconfina nell’infinito, come si avverte in queste parole: “Vado al di là di questa ondata/ dove il mare non mi tocca/ e comincio l’orizzonte.” Una voce originale quella della Reginato, nata nel ’77, tra due lingue cosparsa, che mantiene una ricerca costante, arricchita anche da una intensa e alquanto importante attività di traduzione: la poetessa italo-venezuelana ha al suo attivo una serie di lavori che hanno permesso di far conoscere la poesia del nostro paese in America Latina, ricordiamo tra gli altri: Antologia di diciotto poeti italiani del secondo Novecento e Antologia di poeti italiani contemporanei, ambedue editi dalla prestigiosa Monte Avila di Caracas.

giovedì 4 settembre 2014

40° Premio Internazionale a Michele Placido: motivazione della giuria


di Piazza Marineo
Motivazione della giuria che ha assegnato il 40° Premio Internazionale “Città di Marineo” a Michele Placido. La cerimonia di consegna del riconoscimento si svolgerà domenica 7 alle ore 18 in piazza Castello.
«Attore italiano fra i più apprezzati negli ultimi trent’anni, Michele Placido vanta una lunga carriera cinematografica e teatrale oltre ad una notevole esperienza come autore e regista. Formazione presso l’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, debuttando in teatro nel 1970 con la trasposizione dell’Orlando Furioso per la regia di Luca Ronconi. Esordisce al cinema nel 1974 con il film “Romanzo popolare” di Mario Monicelli con Ugo Tognazzi ed Ornella Muti. Seguono poi “Mio Dio come sono caduta in basso” di Luigi Comencini e “Marcia Trionfale” di Marco Bellocchio. A teatro non possono non ricordarsi le splendide interpretazioni sia nella “Figlia di Iorio” di D’Annunzio per la regia di Roberto De Simone che in “ Re Lear” una delle tragedie più intense di Shakespeare. Nel cinema il successo, viene rinnovato nel 1988 dalla sua magistrale interpretazione dell’eroico insegnante protagonista di “Mery per sempre” di Marco Risi. Ma la sua grande popolarità, che ha varcato i confini nazionali, è dovuta alla televisione, per aver interpretato dal 1984 al 1989 il personaggio del Commissario Cattani nello sceneggiato “ La Piovra” di Damiano Damiani. Dopo anni di lavoro solo come attore, debutta con significativi risultati nella regia con “Pummarò” (1990), “ Le amiche del cuore” ( 1992) “Un eroe borghese” (1995) in cui rivela il suo impegno civile nel rievocare la tragica fine dell’avvocato Giorgio Ambrosoli e in “ Romanzo criminale” sulla storia della banda della Magliana. Dai lavori di Michele Placido emerge in modo costante un’etica civile delle problematiche sociali, affrontate con sensibilità e coraggio, basti pensare alla resa stilistica di personalità del nostro tempo tra cui Giovanni Falcone nel film di Giuseppe Ferrara, Enzo Tortora in “ Un uomo perbene “ di Maurizio Zaccaro e per continuare poi con “Aldo Moro – il Presidente”. Nel 2000 conquista un successo di pubblico senza precedenti nello sceneggiato televisivo “Padre Pio tra terra e cielo” riuscendo a rappresentare con intensità la grande umanità del frate di Pietrelcina. Placido si rivela attore versatile dando vita a personaggi comici e grotteschi, cimentandosi sia in Pirandello che in Cechov, in uno con la commedia all’italiana nelle sue sfumature. Inoltre sono da ricordare le sue interpretazioni recenti in TV, “Trilussa storia d’amore e di poesia e nel cinema in “ La sconosciuta” , “ Baaria” di Tornatore e “Viva l’Italia “ di Bruno. La giuria, nell’assegnare il XL Premio Internazionale “ Città di Marineo” a Michele Placido ha voluto riconoscere le qualità e la notevole professionalità di un artista completo che, dopo aver calcato le scene per oltre quarant’anni, continua a rivelarsi un protagonista del teatro e del cinema italiano».

Premio Marineo, ecco i nomi dei poeti che riceveranno il riconoscimento


di Piazza Marineo
Sarà Katiuska Falbo, domenica 7 alle ore 18, a dare il via alla cerimonia di premiazione del 40° Premio Marineo, in piazza Castello. Ecco i nomi di tutti i poeti premiati.
Nell’ambito della poesia edita in lingua italiana la giuria ha attribuito il primo premio ex- aequo a Piero Longo, con la silloge “Probabili Orditure”, Plu­melia Edizioni, e a Danilo Mandolini, con la silloge “A Ritroso”, Edizioni L’Obliquo. Oltre ai vincitori sono entrati nella rosa dei finalisti anche i seguenti autori: Luigi Mazzella, con “I pazzi e le smorfie”, Genesi Editrice; Ildo Cigarini, con “Varchi”, Book Editore; Loretto Ra­fanelli, con “L’indice delle distanze”, Jaka Book; Ales­sandro Quattrone, con “Prove di lontananza”, Book Editore; Francesco Marani, con “Terza De­clinazione”, Book Editore. Nella sezione opere inedite in lingua siciliana il primo premio, con diritto alla pubblicazione della raccolta, è stato assegnato a Salvatore Gaglio, con “La vita e l’amuri”. Sono risultati inoltre finalisti: Ema­nuele Insinna, con la raccolta “Petrafennula” e Stefano Lo Cicero, con la raccolta “Mutivi”. Nella sezione opere edite in lingua siciliana il primo premio è stato assegnato ad Angela Bonanno, con la silloge “Pani schittu”, edizioni CFR. Nella stessa sezione sono risultati finalisti: Lia Mauceri, con la silloge “Ciaramìtuli, edizioni Drepanu; Rosa Maria Ancona, con la silloge “Appunti per un libro di versi”, Edizioni Thalìa; Mario G. B. Tamburello, con la silloge “Diapason”, Edizioni La Zisa. La commissione, inoltre, ha deciso di assegnare una targa premio a Erika Re­ginato (Vene­zue­la) per l’opera straniera “Gli eletti”, tradotta in lingua italiana da Emi Rabuffetti, Raffaelli Editore. La poetessa ha al suo attivo una serie di lavori che hanno favorito lo scambio culturale tra l’Italia e il Venezuela, avendo lei tradotto diversi testi di poeti italiani e sudamericani.

martedì 2 settembre 2014

Marineo, domenica in piazza Castello il 40° Premio internazionale di poesia


di Piazza Marineo
Nel solco di una tradizione che si rinnova ogni anno, le Fondazioni Culturali “G. Arnone” celebrano la quarantesima edizione del Premio Marineo con un riconoscimento speciale a Michele Placido.
Oltre a riconoscere le qualità e la notevole professionalità di un attore che vanta una lunga carriera cinematografica e teatrale, oltre ad una lunga esperienza come autore e regista, la giuria del Premio – presieduta da Salvatore Di Marco e composta da Flora Di Legami, Giovanni Perrone, Ida Rampolla, Tommaso Ro­ma­no, Mi­chela Sacco Messineo e Ciro Spataro – ha voluto anche manifestare l’apprezzamento pieno per l’impegno civile di Michele Placido a favore delle problematiche sociali, affrontate con sensibilità e coraggio, interpretando ruoli di personalità del nostro tempo tra cui Giovanni Falcone, Enzo Tortora ed Aldo Moro. «Il Premio Marineo – dice presidente delle Fondazioni, arch. Guido Fiduccia – pur tra tante difficoltà in quarant'anni è riuscito ad assolvere un ruolo di servizio culturale non solo nel territorio provinciale ma in tutta la nostra Regione». E aggiunge: «In tutti questi anni la rassegna è sempre riuscita a portare a Marineo personalità di levatura internazionale, e la scelta di Michele Placido, per la quarantesima edizione, conferma il livello culturale del Premio». L'appuntamento è per domenica 7 settembre, alle ore 18, in piazza Castello a Marineo. Presenta Katiuska Falbo. Voce recitante Enzo Rinella.

Teatro del Baglio, il gruppo dei Carmina solis concluderà la rassegna estiva


di Piazza Marineo
Venerdì 5 settembre 2014 alle ore 21.30 presso il Teatro del Baglio di Villafrati il gruppo dei Carmina solis concluderà la rassegna di musica “Notealbaglio 2014” organizzata nei mesi estivi.
Il gruppo di musica etnica Carmina solis nasce nei paesi dei Nebrodi in provincia di Messina, intorno alla fine degli anni ’90, dall’incontro di alcuni giovani musicisti con la comune passione per la musica ed il canto popolare. Prerogativa del gruppo è stata quella di riscoprire e valorizzare la tradizione musicale del Sud Italia di carattere agro pastorale ed essenzialmente di tradizione orale. Il sound dei Carmina solis nasce principalmente da ritmi e melodie appartenenti alla musica siciliana fusi con elementi provenienti da altre regioni del meridione d’Italia e da altre culture musicali, come quelle dei paesi del mediterraneo o del Sud America, molto distanti geograficamente ma pur sempre vicine per intensità e forza espressiva.

lunedì 1 settembre 2014

Settembre? Panna cotta al cioccolato, rum e cardamomo


di Antonietta Pasqualino Di Marineo
Mi piace il cioccolato. Dicono anche che faccia molto bene, e a noi piace crederlo! Ultimamente, poi, mi capita di comprarlo spesso, mi trovo (non so come!) davanti agli scaffali dei supermercati... 
Quelli con tutte quelle tavolette con delle percentuali molto alte di cacao e molto basse di altri ingredienti, e non resisto, e le compro... Poi le tengo in borsetta (cioè quei sacchi ingombranti che mi porto sempre appresso!) e le uso nel momento del bisogno... Che non saprei bene identificare, ma sono frequenti... Non so poi se è colpa (o merito) del freddo, ma lo inserisco anche spesso nei dolci che preparo come questa panna cotta.
Panna cotta al cioccolato, rum e cardamomo
Ingredienti:
(per circa 30 tazzine da caffè)
latte 1 l
panna 1/2 l
cacao amaro in polvere 150 g
zucchero 250 g
colla di pesce 25 g
rum 20 g
cardamomo 3 baccelli
- versare 1/2 l di latte e la panna in un pentolino
- aggiungere i semi di cardamomo tritati
- portare a ebollizione
- ammollare la colla di pasce in acqua fredda
- mescolare il cacao con lo zucchero
- aggiungere il 1/2 l di latte tenuto da parte e mescolare fino a quando non ci sono più grumi
- filtrare il latte+panna caldi, in modo da levare il cardamomo
- rimettere sul fuoco
- aggiungere il composto di cacao+zucchero+latte
- aggiungere il rum
- lasciare cuocere per 5 minuti mescolando bene
- spegnere
- aggiungere la colla di pesce ben strizzata
- distribuire nelle tazzine da caffè
- lasciare raffreddare per 4 ore
- finire con un ciuffo di panna montate prima di servire (facoltativo)
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domenica 31 agosto 2014

Poeti marinesi. Laura La Sala: Rocca di Marine' ricca ti lassu...


di Laura La Sala
Rocca di Marine' ricca ti lassu, nun sulu lu me amuri li me versi…
Ti lassu lu me cori, la me genti, ca spissi voti avi la vita fatta di nenti. Ma quannu vaiu fora e po’ ritornu un suspiruni nesci di lu pettu. Si l'ossiginu e m'arripìgghiu, comu si mi mancassi aria suli e mari. Si comu na matri: cummogghi li mancanzi, oddii rancura, lacrimi ca nescinu di lu funnu di lu cori. Mi pari un liuni abbrancicuni prontu a nesciri l'ugna. Proteggi lu to locu, la to genti. Ti lassu ricca di orgogliu e sintimenti.