lunedì 29 settembre 2014

Convegno: "Città e campagna nella rivolta del Sette e mezzo"


di Piazza Marineo
Sabato 4 ottobre dalle ore 9 alle 13.30 si svolge a Bolognetta, presso la Biblioteca comunale, il convegno di studi storici dal titolo “Oh chi m’abbinni lària/l’annu sissantasei! - Città e campagna nella rivolta del Sette e mezzo”. 
Il convegno è dedicato alla sommossa popolare che nel settembre 1866 sconvolse Palermo ed i paesi della provincia, con numerosi caduti tra gli insorti e le forze dell’ordine. Seguirono la repressione del generale Raffaele Cadorna che ordinò lo stato d’assedio ed i tribunali militari speciali. Intervengono gli studiosi Salvatore Lupo e Nino Blanda dell’Università di Palermo, Rino Messina, Antonella Folgheretti, Pippo Oddo, Domenico Tubiolo, Aldo Sparti, Mimmo Gambino, Santo Lombino, Giuseppe Spallino, Francesco Viviano. L’iniziativa è del Comune di Bolognetta, dell’associazione culturale “Nuova Busambra”, della Biblioteca “Tommaso Bordonaro”.

giovedì 25 settembre 2014

Fondazioni Arnone, le prime proposte della Commissione per la Cultura


di Piazza Marineo
Lo scorso 19 settembre si è riunita la Commissione Consultiva per la Cultura delle Fondazioni Culturali G. Arnone. L’organismo, voluto dal Presidente Guido Fiduccia, svolge una importante funzione consultiva in merito alle attività promosse dalle Fondazioni coadiuvando le scelte nel campo della cultura, rappresentando un patrimonio di saperi, conoscenze e progettualità assai utili nell’ambito della programmazione.
Al centro di questa sessione di lavoro ci sono stati temi cruciali, concernenti alcuni aspetti strategici che rappresentano il futuro prossimo delle Fondazioni. E’ stato presentato l’ambizioso progetto dell’Università Popolare che ha riscosso un positivo interesse nell'opinione pubblica moltiplicando le richieste di coinvolgimento di numerosi docenti nonché di fruitori delle attività. Saranno attivati numerosi corsi inerenti svariate aree tematiche (Informatica, Cittadinanza Attiva, Arte, Letteratura, Storia, Salute e Benessere, Lingua e tradizioni popolari, Cinema, Teatro, etc). Non appena l’offerta formativa sarà completa, si svolgerà un evento pubblico durante il quale si informerà la cittadinanza sulle metodologie poste in atto per l'organizzazione delle lezioni e si presenteranno i docenti. Il Presidente ha anche informato la commissione che, nell’ipotesi che il numero degli iscritti fosse rilevante, si sono avviati contatti per il reperimento di ulteriori locali, oltre a quelli della Fondazione, dove svolgere le lezioni. C’è ancora tempo sino al 3 ottobre per i docenti di proporsi, nella seconda metà di ottobre inizieranno invece le iscrizioni. Altro argomento di discussione è stato il rilancio del periodico “La Rocca”. Dopo avere tributato un sentito ringraziamento a Giovanni Perrone che da venti anni dirige il giornale delle Fondazioni, si sono valutate le possibili strategie per un migliore coinvolgimento di nuovi attori, soprattutto, giovani, nell’iniziativa editoriale. La commissione, al fine di rendere “La Rocca” uno strumento di informazione e formazione “attraente” anche per le nuove generazioni, suggerisce di aumentare le uscite e regolarizzarle (mensilmente o bimestralmente). Ciò richiederà, ovviamente, la creazione di un comitato di redazione aperto, soprattutto, a studenti delle superiori e universitari che potranno sperimentare ed essere protagonisti del progetto, dando spazio alle numerose eccellenze presenti nel nostro paese e sovente non coinvolte nelle iniziative culturali. Ciò, evidentemente, richiederà un’apertura a temi e forme espressive nuove che non potranno che arricchire il già prezioso contributo che la rivista svolge nella comunità. Il Presidente e la Commissione hanno rinnovato la fiducia in Giovanni Perrone, quale Direttore Responsabile, assicurando, attraverso la creazione di un attivo comitato di redazione, piena collaborazione. L’ultimo tema trattato riguarda il Premio di Poesia Città di Marineo. Il Presidente ha avuto modo di manifestare la propria soddisfazione per la riuscita della 40° edizione che ha registrato un notevole successo di pubblico e di commenti positivi anche negli organi di stampa. L’entusiasmo per la manifestazione e per il ruolo che la stessa continua ad avere nel panorama culturale italiano, però, devono tener conto anche dell’ingente impegno di risorse che annualmente la manifestazione richiede. Le esigue sponsorizzazioni e la quasi totale assenza di sostegno pubblico da parte degli enti territoriali preposti, ha fatto sì che l’onere finanziario dell’evento sia ricaduto quasi integralmente sulle casse della Fondazione. Di fatto, il riproporsi per le prossime edizioni di questo impegno “esclusivo”, drenerebbe gran parte delle disponibilità dell’Ente inficiando le molteplici attività culturali, a beneficio di tutta la collettività marinese, che le Fondazioni stanno avviando. La Commissione, pur riconoscendo l’alto valore del Premio Internazionale di Poesia Città di Marineo, alla luce dell’impegno finanziario che l’evento richiede, non può che sollevare dubbi sulla riproposizione per gli anni a venire di questo modello organizzativo. Sono state espresse numerose soluzioni che vertono, essenzialmente, sulla diversa cadenza temporale (biennale o triennale) della manifestazione, sul coinvolgimento degli enti territoriali, in primis il Comune, essendo il premio intitolato alla “Città di Marineo”, che deve assicurare un patrocinio oneroso tale da rendere fattibile l’iniziativa. In assenza di tali garanzie la reiterazione dell’evento appare assai difficoltosa. Il Presidente precisa, comunque, che nell’ipotesi che altre entità vogliano farsi carico dell’organizzazione del Premio, le Fondazioni non faranno mancare il loro sostegno. A chiusura della seduta il Presidente tende a rimarcare che, in linea di quanto disposto dal Dott. Gioacchino Arnone nel creare la Fondazione a suo nome, ci si deve sforzare di indirizzarne tutte le attività ed iniziative verso una maturazione intellettuale, culturale e civile della società marinese ed in particolare verso le nuove generazioni, così da offrire loro anche occasione di sviluppare competenze che possano rappresentare un valore aggiunto per il loro futuro lavorativo.

mercoledì 24 settembre 2014

"Allora ed ora": foto e vita di Dom Quartuccio in mostra a Manhattan


di Ciro Guastella
L’autorevole giornale Americano “The New York Times” il 22 settembre scorso, a firma di Mark Russell, ha pubblicato un articolo dal titolo “Pareti di fotografie uniscono la Piccola Italia”. La storia si snoda sulla professione di Dom Quartuccio, fotografo di successo che proprio in questi giorni festeggia il suo novantesimo compleanno.
I suoi genitori provenivano da Marineo ed infatti attraverso gli anni Dom ha mantenuto un legame di affetto verso il nostro paese. Molti ricorderanno la mostra fotografica al Castello Beccadelli di alcuni anni fa. Dom Quartuccio ha fornito diverse fotografie scattate durante la festa di San Ciro nella Little Italy di New York negli anni 1940-1950 per il nostro libro “Il Cammino di San Ciro, dalle Piramidi dell’Egitto ai grattacieli degli Stati Uniti” (Nuccio Benanti e Ciro Guastella 2009). Nella sua attività di fotografo, che dura da quasi 50 anni, ha lavorato con alcune compagnie di pubblicità per alcuni noti prodotti quali American Express, Colgate, Easter & Lauder, Hertz, Maxell, Nestle, Readers’ Digest e Sony. Ancora giovane, a soli 15 anni, si classificò secondo ricevendo quattro onorificenze nell’ambito di un importante concorso fotografico. Inoltre, il sindaco Fiorello La Guardia gli ha reso onore conferendogli una medaglia di argento e un certificato al merito. Le sue fotografie sono state esposte in occasione di alcune mostre al Museo della Città di New York, al Carnegie Istituto di Pittsburg e nei Grandi Magazzini Macy’s. Dom, con la sua fotografia, ha accompagnato l’evoluzione della città di New York dai carri trainati dai cavalli alle automobli, raccontando la vita della gente della sua generazione, segnata da una Guerra mondiale, dando dimostrazione di una grande professionalità. Vinse anche una borsa di studio per l’Istituto Pratt, lavorò con alcuni famosi studi fotografici e nel 1961 aprì il proprio studio, Penthouse Advertising, riuscendo ad ottenere una clientela molto prestigiosa. Durante la festa di San Gennaro a Mulberry Street, Monsignor Sakano, nelle pareti della Parrocchia del Vecchio San Patrizio, ha esposto fotografie relative al vecchio quartiere. Quest’anno l’immagine del quartiere visto da Dom Quartuccio, fra l’altro cresciuto nella vicina Elizabeth Street, sembrava una scelta ideale. La fotografia di Dom spazia dall’immagine del barbone del Bowery, alla classica Madison Ave e fino all’età del digitale, ma il fatto che egli continua ancora a scattare foto sembra unico. Così, con i tempi che cambiano, visto che i quartieri del Lower East Side di New York diventano vetro ed acciaio, si ricorre ora attraverso le foto al ricordo dei mattoni, del cemento e dell’anima che ci misero molte famiglie di emigranti. Da una collezione di fotografie scattate da Dom dal 1930 e fino agli anni ’50, si sono state scelte quelle di alcune località e, dopo avere ottenuto il permesso dei proprietari, che cortesemente hanno aperto le proprie porte, a ripreso a fotografare. Dom nel 1943 aveva fotografato una giovane donna dinnanzi ad un cartellone di Guerra in un palazzo di Elizabeth Street. Quel palazzo è ora il “Musket Room” un ristorante della Nuova Zelanda. Dom è riuscito così a ricreare la stessa foto con la stessa donna, ora settantenne. Malgrado l’inevitabile mutamento anche economico nel quartiere, questo lavoro ci richiama con urgenza alla memoria. Altre località sono state fotografate avendo come base le vecchie foto di un tempo. L’intero progetto di Dom Quartuccio viene chiamato “Allora ed ora”: le fotografie illustrano il mondo che si evolve, con tutte le sue contraddizioni. Le sue immagini, mentre tutto cambia, ci obbligano a ricordare il passato, catturando allo stesso tempo lo spirito della nostra immaginazione. La mostra di fotografie è ora visitabile e durerà fino al giorno 29 settembre nella Parrocchia del Vecchio San Patrizio di Manhattan.

lunedì 22 settembre 2014

I Love (♥) Zucca: quando arriva l'autunno Lasagne zucca e funghi


di Antonietta Pasqualino Di Marineo
Sono nata in novembre, pieno autunno, foglie che cadono e quelle ancora sugli alberi si infiammano di rosso e arancio, la terra si sta addormentando, riposando, per prepararsi alla primavera.
Forse è dovuto alla mia nascita autunnale che amo tanto la zucca, in qualunque modo, quella del nord però, tipo Mantovana con la polpa un po' pastosa che si presta per mille piatti diversi. Ecco perché vi consiglio questa ricetta:
Lasagne zucca e funghi
Ingredienti:
zucca pulita 400 g
funghi champignon 250 g
scalogno 1/2
prezzemolo
besciamella circa 1 l
parmigiano grattugiato 150 g
pasta per lasagne fresca
rosmarino
noce moscata
olio, sale, pepe
- tagliare la zucca in fettine spesse circa 5 mm
- adagiare le fettine su una placca del forno (coperto di carta da forno)
- cospargere di olio, sale e rametti di rosmarino
- infornare a 180° per 15 minuti
- pulire e tritare lo scalogno
- rosolarlo con l’olio
- aggiungere i funghi tagliati a fettine
- spolverare la zucca cotta con la noce moscata
- aggiungere il prezzemolo tritato ai funghi
- comporre le lasagne alternando strati di pasta/verdure/besciamella e parmigiano
- sull’ultimo strato posizionare anche i rametti di rosmarino (decorativi!)
- infornare 20 minuti a 190°
© http://boxing-catering.blogspot.it/

giovedì 18 settembre 2014

Fondazione Arnone: avvio dei corsi dell’Università Popolare di Marineo


di Piazza Marineo
A partire dalla seconda decade del prossimo mese di ottobre 2014, la Fondazione Arnone darà il via alle iscrizioni ai corsi dell’Università Popolare di Marineo.
Per iscriversi basterà compilare e presentare il modulo di richiesta, unitamente al pagamento di un modesto contributo annuale di Euro 20,00. «L’Università Popolare – spiega il presidente Guido Fiduccia – è aperta a tutti coloro che amano la cultura, giovani, ancora giovani, diversamente giovani, non più giovani, senza o con titoli di studio. Saranno proposti corsi di arte, letteratura, storia, informatica, salute e benessere, cittadinanza attiva, lingua e tradizioni popolari, cinema e teatro ed altri percorsi formativi curati da esperti con competenze riconosciute e documentate. Saranno attivati i corsi scelti da almeno 15 richiedenti. Il loro avvio è previsto per il mese di novembre 2014». Si invitano pertanto quanti i volessero proporsi come docenti ad inviare, entro il 3 ottobre, la loro richiesta e il curriculum alla segreteria dell'Ente (info@fondazionearnone.it), specificando il titolo, il programma, la durata e la calendarizzazione del corso da condurre. Si precisa, inoltre, che l’attività di docenza non verrà in alcun modo retribuita in quanto prestata a titolo di volontariato, così come ogni altra prestazione per l’attuazione delle finalità proprie dell’Università Popolare. E’ in preparazione l’organizzazione di un incontro con la cittadinanza nel corso del quale saranno fornite ulteriori informazioni.

lunedì 15 settembre 2014

Tortilla Española: quella originale, friggendo le patate e la cipolla...


di Antonietta Pasqualino Di Marineo
Alcuni anni fa ho visto la ricetta della tortilla suggerita da Ferran Adrià in un libro di trucchi per massaie. 
Consigliava, per fare più in fretta, di utilizzare le patatine fritte nel sacchetto, lasciarle un poco a bagno nell'uovo sbattuto e quindi procedere come sempre... Mi ricordo che avevo anche provato e che il risultato era stato interessante... Oggi però ho fatto quella vera, friggendo le patate e la cipolla...
Tortilla Española
Ingredienti per 4 persone:
patate pulite 500 g
cipolla 1/2
uova 6
olio
sale
prezzemolo (facoltativo)
- tagliare le patate a pezzi non troppo grandi
- tagliare la mezza cipolla
- far scaldare l'olio nella padella in cui si cuocerà la tortilla
- friggere la cipolla con un po’ di prezzemolo tritato
- togliere dalla padella
- friggere la patata a pezzi
- quando la patata è cotta rimettere la cipolla
- sbattere le uova regolando di sale
- versare sulle patate direttamente nella padella
- far cuocere muovendo la padella
- dopo qualche minuto girare (con l'aiuto di un piatto o un coperchio) la tortilla
- lasciar cuocere ancora qualche minuto
- si può mangiare sia calda che fredda
© http://boxing-catering.blogspot.it/

venerdì 12 settembre 2014

Libro di Mimmo Tuzzolino "Ricordi dell'infanzia e della prima giovinezza"


di Piazza Marineo
Sabato 13 settembre alle ore 18.00 presso la sala conferenze del Castello Beccadelli di Marineo.
Presentazione del libro di Mimmo Tuzzolino "Ricordi dell'infanzia e della prima giovinezza raccontati da un ottuagenario". Interverranno: prof. Giuseppe Barbaccia; prof. Rosario Daidone; prof. Giovanni Perrone. Introdurrà e coordinerà la serata Nino Di Sclafani.

mercoledì 10 settembre 2014

Ficuzza: "Memoria, competenza e utopia… in cammino verso il domani"


di Piazza Marineo
Venerdì 12 settembre alle ore 18, presso la sala didattica adiacente al Centro Lipu di Ficuzza (a fianco del Palazzo reale) convegno "Facitori di futuro - Memoria, competenza e utopia… in cammino verso il domani".
“Un’utopia, in un giovane, cresce bene se è accompagnata da memoria e discernimento. L’utopia guarda al futuro, la memoria guarda al passato, e il presente si discerne. Il giovane deve ricevere la memoria e piantare, radicare la sua utopia in quella memoria; discernere nel presente la sua utopia - i segni dei tempi - e allora sì l’utopia va avanti, ma molto radicata nella memoria e nella storia che ha ricevuto” (Papa Francesco, 28.2.2014). Interventi di: Seby Iraci, responsabile Base Marineo per il Settore Specializzazioni; Giovanni Perrone, C.D. RETE dei Centri Scout Italiani; Luigi Sanlorenzo, Università di Palermo; Sergio Cametti, referente naz. “Basi Aperte”; Francesco Bonanno, Incaricato Naz. al Coordinamento Metodologico – AGESCI; Coordina Luigi Perollo, giornalista; Interverranno anche gli Incaricati Nazionali al Settore Specializzazioni, i Responsabili Regionali Agesci, il Responsabile del Centro LIPU. Dalle ore 16 alle ore 18 sarà possibile visitare il Palazzo reale con le sale multimediali e l’attiguo Centro LIPU.

martedì 9 settembre 2014

La panchina di Guastella. Vincenzo Li Castri, un sarto su misura


di Ciro Guastella
Vincenzo Li Castri nacque a Marineo il 9 ottobre del 1919 da madre palermitana e padre marinese. Dopo avere completato le scuole elementari e la morte del padre si trasferì per alcuni anni a Palermo, dove cominciò ad imparare l’arte del cucito presso una sartoria e, con l’aiuto di bravi maestri e testi sul soggetto, divenne un esperto anche del taglio.
Dopo essere ritornato a vivere a Marineo, a 18 anni si arruolò nella Marina Militare e per cinque anni venne assegnato nei sottomarini con mansione di radio-telegrafista. A Marineo, in via Portelluzza, apriva bottega di sartoria per abiti da uomo confezionati su misura. Vincenzo era conosciuto come “il sarto Palermitano”, ma lui si riteneva puro Marinese. Interessandosi alla politica locale, fu segretario di un partito e si candidava perfino in una lista elettorale per avanzare e migliorare le condizioni del paese. Il giovane, cresciuto con un fisico attraente, folti capelli neri ed occhi scuri penetranti, sposava la bella Pina Ficarra, alla quale promise il suo eterno amore. Pina diede alla luce Elisabetta, Antonina, Mario e Giovanni. La sartoria, intanto andava avanti, il lavoro non mancava e Vincenzo, quando poteva ottenere il biglietto d’ingresso, partiva la domenica per lo stadio della Favorita per godersi una partita e tifare per la sua amata squadra del Palermo. Il calcio era il suo passatempo preferito, con Padre Salvatore Pulizotto ed altri amici avevano tentato di promuovere lo sport fra i ragazzi del paese, cercando di migliorare le condizioni del campo sportivo comunale. Padre Pulizotto, a quei tempi era anche visibile mentre arbitrava alcune partite. L’opportunità arrivò mentre i bambini erano ancora in tenera età. L’America! Marito e moglie ne avevano sempre sentito parlare come la terra per farsi un avvenire migliore ed ora finalmente potevano raggiungerla per ritrovarsi con i parenti che avevano fatto loro l’atto di richiamo. Partirono tutti all’inizio del 1962 e si stabilirono ad Elizabeth Street nella Little Italy di New York presso alcuni parenti. Vincenzo trovò lavoro di cucito presso una sartoria di Manhattan, ma per poco tempo. Abituato com’era alla sua indipendenza, il lavoro a produzione di massa non lo soddisfaceva. Si trasferì così in un grande negozio di vendita di abiti già confezionati: lui era l’addetto alle modifiche. Qualche anno dopo apriva un suo negozio e la famiglia si trasferiva a Brooklyn. La moglie Pina con i figli andavano in Italia a passare un po di tempo in paese, ma Vincenzo, che avrebbe voluto anche lui visitare Marineo, preso dagli impegni, rimaneva in America. A Brooklyn qualche tempo dopo, Pina dava alla luce il figlio Vittorio. Due dei loro bambini morirono in tenera età. Gli altri figli frequentavano le scuole ed Antonina, in particolare, dimostrava una spiccata attitudine per le arti: studiò recitazione sotto la direzione di un maestro di teatro Sanford Meisner, noto per l’innovativo “Meisner method” e durante la crescita contribuì il suo talento ad alcune produzioni teatrali e cinematografiche. Anche oggi Antonina ha conservato la passione per le cose siciliane che aveva imparato dai genitori: è autrice di poesie e recita queste ed altre in siciliano con il gruppo di Arba Sicula, diretto dal prof. Gaetano Cipolla. La famiglia, avendo acquistato casa, si era definitivamente stabilita a Brooklyn dove visse per molti anni. Quando, sotto l’iniziativa di Pippo La Motta, si pensava di trasferire il club di San Ciro da Manhattan a Brooklyn, Vincenzo incoraggiò l’idea e, quando si ottenne il trasferimento, per anni fece parte del nuovo consiglio in qualità di socio, segretario e poi anche presidente della Società Religiosa San Ciro di Brooklyn. Durante la sua Presidenza riuscì a realizzare importanti traguardi, fra questi, la disponibilità di un locale più grande con tutti i conforti ed il rinnovo del certificato di incorporazione con lo Stato di New York. Il Club, proprio in quel periodo, raggiungeva l’apice per la numerosa presenza di membri. La Florida gli era stata descritta simile alla Sicilia, piena di sole con temperatura mite e tanti alberi di palme. La famiglia vi si era recata diverse volte ed aveva anche comprato una casa a Clearwater, era logico quindi che nel 1986, dopo essersi messo in pensione, ci andassero a vivere. Nel libro “Il Cammino di San Ciro” (Benanti-Guastella, 2009), la figlia Antonina racconta come nel 1989 dopo che il padre all’ospedale aveva subito diversi interventi, non riusciva a migliorare. Due sorelle della mamma partivano da Brooklyn per recarsi in Florida, portando con loro la statuetta di San Ciro, ritenuta miracolosa e portata di casa in casa dagli ammalati. Vincenzo, rimasto sempre fedele a San Ciro, quando li vide si mise a piangere, toccò la statua e si mise a pregare. Poco tempo dopo le sue condizioni migliorarono e la statuetta fu riportata a Brooklyn. Il 13 maggio del 1992 Vincenzo veniva a mancare a quanti l’avevano amato. Il Club della Società Religiosa San Ciro di Brooklyn dedicò una targa ricordo alla sua memoria. L’uomo aveva un cuore d’oro e possedeva la capacità di amare e di farsi amare. La sua onestà e modestia furono esempi per chiunque aveva avuto modo d’incontrarlo. Ricordo una sua vecchia tenera storia: da ragazzo giovane ebbe l’opportunità di fare parte del coro incluso nella rappresentazione dell’Aida al teatro Massimo di Palermo. Poche lire furono il ricavato che ottenne per la sua prestazione, ma con quelle andò subito dal macellaio a comprare del fegato per la mamma che era ammalata.

lunedì 8 settembre 2014

Una storia di lunga durata che non si è mai letta sui libri scolastici


di Pippo Oddo
Con un decreto del 1859, ispirato da Camillo Benso conte di Cavour per favorire l'esercito francese che appoggiava i piemontesi contro l'Austria, veniva autorizzata l'apertura di case controllate dallo Stato per l'esercizio della prostituzione in Lombardia.
Il 15 febbraio 1860 il decreto fu trasformato in legge con l'emanazione del "Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione". Sorsero così le cosiddette "case di tolleranza", perché tollerate dallo Stato. Ce n'erano di tre categorie: prima, seconda e terza. La legge fissava le tariffe, dalle 5 lire per le case di lusso alle 2 lire per quelle popolari, e altre norme come la necessità di una licenza per aprire una casa e di pagare le tasse per i tenutari, controlli medici da effettuare sulle "signorine" per contenere le malattie veneree. Si farà poi carico il leader socialista Filippo Turati a porre all'ordine del giorno, nel 1919, il problema dell'abolizione delle case di tolleranza. Predicò al vento: per tutto il ventennio fascista lo Stato continuò a lucrare sulla prostituzione e la normativa rimase pressoché immutata. La sola novità registrata in quegli anni fu una nuova disposizione di Mussolini che imponeva ai tenutari di case di tolleranza di isolare i locali con muri detti "del pudore" alti almeno dieci metri. Ma già prima il regime aveva autorizzato l'apertura di nuove case anche nei piccoli comuni e nelle colonie, a cominciare da Tripoli "bel suol d'amore". Nella sola Napoli fino al 1958, anno della chiusura, ce n'erano circa 900.

venerdì 5 settembre 2014

40° Premio Marineo, il riconoscimento a Erika Re­ginato per l’opera straniera


di Piazza Marineo
Nell'ambito del 40° Premio Internazionale “Città di Marineo” una targa premio è stata assegnata a Erika Re­ginato per l’opera straniera “Gli eletti”, tradotta in lingua italiana da Emi Rabuffetti, Raffaelli Editore. Nota di lettura di Loretto Rafanelli.
Un libro di poesie bilingue, spagnolo-italiano, quello di Erika Reginato (Gli eletti-Los Elegidos, Raffaelli, pag 120, euro 15, traduzione di Emi Rabuffetti), questo perché la poetessa è italo-venezuelana, dove lo spagnolo è la madre lingua. Tuttavia, i molti luoghi e gli scenari che fanno da sfondo a questa raccolta, sono prevalentemente veneti, dove ora vive, in particolare quelli di Bassano. Ma i veri ‘luoghi’ del libro sono quelli esistenziali, un vortice emozionale che porta l’autrice a dire delle vicende della vita, non sempre fortunata e comunque tesa a un continuo e sincero slancio amoroso. Speciale poesia la sua che racchiude anche la materialità di tanti semplici, delicati, incroci, come suggeriscono questi versi: “Una mattina di agosto/ ho attraversato le montagne/ in cerca delle pietre del purgatorio”, “Ho passato due giorni di fronte al vento della Valsugana,/ riesumando gli anni e tutto quello che si muove/ sulla strada in salita”, “ Una volta mi raccontasti/ che negli scavi del Monte Grappa/ i ragazzi nascosti/ sotto le foglie e i rami/ raccoglievano insetti”. La Reginato è una poetessa dal tono lieve che entra nel cuore di chi la legge. Sempre alla ricerca di una comprensione, di una gioia, forse troppe volte sfuggita. Eppure non si avverte il pianto rassegnato o la nefasta autocommiserazione che muove molta poesia, i suoi versi rimangono sempre nella sostanza di un alto decoro, di una piena dignità, specchio di una interiorità che non si abbandona al vittimismo. Si avverte senz’altro in questa poesia la grande lezione poetica sudamericana che la poetessa ben conosce, anzi ella ne è una esperta, avendo un diretto contatto con molti poeti di quella terra, alcuni da lei tradotti in italiano. Una scrittura quindi che sa darsi nel pieno di uno slancio, che sa tenere “viva la passione/ più intima”. Dice bene Milo de Angelis nella presentazione, quando afferma che la poesia della Reginato “è attraversata da una profonda tensione alla vigilia”, tesa quindi a qualcosa o a qualcuno, in un viaggio perenne in cui tenta di giungere all’amato o al miracolo di una situazione che sia profondamente radicata, perché anche l’essere tra due paesi è uno stato emotivo ricco ma pure precario. Ma questa sospesa attesa è vissuta con tutta l’umiltà e la modestia che solo i grandi sguardi possono garantire. La poetessa è racchiusa in una speranza muta, eppure vissuta con la solenne forza della vita: “Mi incrocerai durante il mio viaggio/ e spargerai il grano della misericordia”. Una vita da inseguire. Ecco forse questa è l’attesa a cui sempre la Reginato è chiamata. Siano: l’amore o la felicità del corpo o la sicurezza di una migrante. Sempre con la passione mite di una sognante realtà, come traccia in questi versi: “Mi chiedi di dipingere l’oceano,/ le madreperle,/ la foce del fiume/ e la stella che allontana il male./ Sai che porto schegge di legno,/ le note di un canto,/ un quaderno alla deriva./ Bisogna soltanto avere fede mi dici del mare/ quando la fatica legata al silenzio, parte./ Un acquerello su carta di cotone/ raggiunge la linea del tramonto,/ l’abbraccio continuo del respiro.” Erika Reginato esprime la sua poesia con un linguaggio pulito e leggero, moderatamente metaforico, ma pure immediato, sempre teso ad una ricerca stilistica. E’ un canto soave il suo, ma anche doloroso, per una complicata “traversata di anni”, con la forza però sempre viva di parlare, di scrivere, di sorridere all’inclemenza delle stagioni: “Oggi parlerò con te/ con la voce grave dell’universo…Respira l’aroma del samàn,/ la notte di questa estate./ La tua anima trova il Padre/ in un mucchio di sabbia.” C’è in questa poesia la profondità di un cuore. Un’abbondanza di sensazioni che iniziano appunto “quando si semina nel cuore”, è il bisogno narrato quasi sottovoce, una necessità che si fa verso, che si muove dalle piccole cose ma che poi sconfina nell’infinito, come si avverte in queste parole: “Vado al di là di questa ondata/ dove il mare non mi tocca/ e comincio l’orizzonte.” Una voce originale quella della Reginato, nata nel ’77, tra due lingue cosparsa, che mantiene una ricerca costante, arricchita anche da una intensa e alquanto importante attività di traduzione: la poetessa italo-venezuelana ha al suo attivo una serie di lavori che hanno permesso di far conoscere la poesia del nostro paese in America Latina, ricordiamo tra gli altri: Antologia di diciotto poeti italiani del secondo Novecento e Antologia di poeti italiani contemporanei, ambedue editi dalla prestigiosa Monte Avila di Caracas.

giovedì 4 settembre 2014

40° Premio Internazionale a Michele Placido: motivazione della giuria


di Piazza Marineo
Motivazione della giuria che ha assegnato il 40° Premio Internazionale “Città di Marineo” a Michele Placido. La cerimonia di consegna del riconoscimento si svolgerà domenica 7 alle ore 18 in piazza Castello.
«Attore italiano fra i più apprezzati negli ultimi trent’anni, Michele Placido vanta una lunga carriera cinematografica e teatrale oltre ad una notevole esperienza come autore e regista. Formazione presso l’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, debuttando in teatro nel 1970 con la trasposizione dell’Orlando Furioso per la regia di Luca Ronconi. Esordisce al cinema nel 1974 con il film “Romanzo popolare” di Mario Monicelli con Ugo Tognazzi ed Ornella Muti. Seguono poi “Mio Dio come sono caduta in basso” di Luigi Comencini e “Marcia Trionfale” di Marco Bellocchio. A teatro non possono non ricordarsi le splendide interpretazioni sia nella “Figlia di Iorio” di D’Annunzio per la regia di Roberto De Simone che in “ Re Lear” una delle tragedie più intense di Shakespeare. Nel cinema il successo, viene rinnovato nel 1988 dalla sua magistrale interpretazione dell’eroico insegnante protagonista di “Mery per sempre” di Marco Risi. Ma la sua grande popolarità, che ha varcato i confini nazionali, è dovuta alla televisione, per aver interpretato dal 1984 al 1989 il personaggio del Commissario Cattani nello sceneggiato “ La Piovra” di Damiano Damiani. Dopo anni di lavoro solo come attore, debutta con significativi risultati nella regia con “Pummarò” (1990), “ Le amiche del cuore” ( 1992) “Un eroe borghese” (1995) in cui rivela il suo impegno civile nel rievocare la tragica fine dell’avvocato Giorgio Ambrosoli e in “ Romanzo criminale” sulla storia della banda della Magliana. Dai lavori di Michele Placido emerge in modo costante un’etica civile delle problematiche sociali, affrontate con sensibilità e coraggio, basti pensare alla resa stilistica di personalità del nostro tempo tra cui Giovanni Falcone nel film di Giuseppe Ferrara, Enzo Tortora in “ Un uomo perbene “ di Maurizio Zaccaro e per continuare poi con “Aldo Moro – il Presidente”. Nel 2000 conquista un successo di pubblico senza precedenti nello sceneggiato televisivo “Padre Pio tra terra e cielo” riuscendo a rappresentare con intensità la grande umanità del frate di Pietrelcina. Placido si rivela attore versatile dando vita a personaggi comici e grotteschi, cimentandosi sia in Pirandello che in Cechov, in uno con la commedia all’italiana nelle sue sfumature. Inoltre sono da ricordare le sue interpretazioni recenti in TV, “Trilussa storia d’amore e di poesia e nel cinema in “ La sconosciuta” , “ Baaria” di Tornatore e “Viva l’Italia “ di Bruno. La giuria, nell’assegnare il XL Premio Internazionale “ Città di Marineo” a Michele Placido ha voluto riconoscere le qualità e la notevole professionalità di un artista completo che, dopo aver calcato le scene per oltre quarant’anni, continua a rivelarsi un protagonista del teatro e del cinema italiano».