giovedì 27 novembre 2014

Marineo, presso R7 e MD giornata della colletta del banco alimentare


di Piazza Marineo
Sabato 29 novembre sarà la Giornata della colletta del banco alimentare.
I volontari della Caritas parrocchiale e di MarineoSolidale onlus saranno presenti nei supermercati R7 e MD Discount per raccogliere gli alimenti da destinare alle famiglie in difficoltà assistite a Marineo. Sono oltre cento le famiglie che da alcuni anni ricevono un sostegno concreto grazie alla convenzione stipulata dalla Caritas Parrocchiale e MarineoSolidale onlus con il Banco Alimentare. In tempi di crisi, come quelli che stiamo vivendo, molti nostri fratelli stentano ad assicurare alle proprie famiglie anche la disponibilità dei generi di primaria necessità. Grazie alle due distribuzioni mensili ed al lavoro dei volontari viene garantito a questi nostri fratelli una scorta di alimenti che li aiuta nella gestione dei bisogni delle rispettive famiglie. Vi aspettiamo numerosi per contribuire alla raccolta e, se vorrete, per dare una mano alle attività.

mercoledì 26 novembre 2014

Liturgia bizantina di San Ciro: incontro nella Chiesa Madre di Marineo


di Leoluca Giovanni Assiria*
La nostra comunità cristiana di Marineo si prepara a celebrare il 350° anniversario dell’arrivo delle reliquie di San Ciro a Marineo – 20 agosto 1665 - . 
Per tale occasione la nostra Confraternita ha organizzato una serie di iniziative finalizzate a fare memoria di un uomo che, per il rapporto intessuto in tutti questi anni con i fedeli marinesi, si ripropone ancora a noi oggi, facendoci eredi del suo messaggio di taumaturgo e di martire che con la sua testimonianza di vita ci ha saputo guidare sulla via dei veri valori cristiani. Il primo appuntamento avrà luogo il prossimo venerdì 28 novembre alle ore 17.00 nella Chiesa Madre, con l’intervento del Gesuita Padre Carmelo Giuffrida che ci illustrerà “il rito bizantino di San Ciro”. La presenza di San Ciro nel rito bizantino è da attribuire alla larga diffusione che ebbe il culto del santo alessandrino in oriente. Basti pensare che a Palermo l’immagine di San Ciro è raffigurata a mosaico nelle pareti della Cappella Palatina, della Chiesa della Martorana e del Duomo di Monreale. Padre Carmelo Giuffrida, che è stato per tanti anni in Grecia ci darà sicuramente un contributo notevole per meglio conoscere ed approfondire la storia del nostro santo protettore.
* Superiore Confraternita San Ciro

martedì 25 novembre 2014

Operazione fico d’India, il racconto lungo di un cuntista siculo-emiliano


di Santo Lombino
Sono tante le similitudini e le metafore che vengono in mente a chi legge questo racconto lungo, e i lettori si divertiranno (di questo non ho dubbi) ad aprire una per una le matrioske di cui esso è con raffinata sapienza composto.
Se è vero che Sharazade ha impiegato “mille e una notte” a completare la sua narrazione, non sappiamo quanto hanno impiegato i tre protagonisti-narratori di “Operazione fico d’India” a condurre in porto la loro. Un fatto è sicuro: come il Gran Visir dovette ascoltare la principessa per tutto il periodo del racconto, così è costretto a fare malvolentieri il giornalista Bran Levante, cui i tre addossano una colpa in fondo strettamente professionale: aver voluto far carriera divulgando anzitempo una notizia ricevuta con la preghiera di non farlo prima del tempo... Si narra pure che i giovani scampati alla peste fiorentina del Trecento trascorsero il tempo, oltre che nella stupenda cornice delle dieci giornate in cui si trattarono gli argomenti da Boccaccio scelti, in quella delle meravigliose colline fiesolane: i tre narratori di cui tratta Canzoneri, nonché i loro amici della “Congrega dei limoni”, vivono in quella che fu un tempo la stupenda cornice delle ville bagheresi: “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria...” Quanto all’autore, ogni prova di Giovanni Canzoneri ingloba la precedente, ne supera incertezze e ingenuità, porta a compimento le premesse contenute nelle tappe anteriori. Grazie a questo movimento “a spirale” in salita, il nostro cuntista siculo-emiliano arriva a quest’opera con la maturità che unisce immaginazione creativa e sapiente cesello linguistico, risultato di una felice contaminazione ossia meticciato tra tradizione e modernità, radici nel mare di Aspra e nel monte Catalfano e modelli camilleriani, fantasmatici luoghi dell’infanzia e cronaca quotidiana più o meno allegra, lingua materpaterna e digitale nipotesco... Non sfuggirà al lettore l’umorismo scatenato in ogni situazione, mediato da fulminanti battute, cinematografici colpi di scena, risposte che “ghiacciano” l’avversario, come avviene nei conversari della Sicilia profonda, dove ogni gesto è sfida e ogni frase round di quell’immaginario incontro di boxe che è il dialogo per le strade, nei bar e... nelle caserme. Qui Canzoneri non incentra il suo modulo narrativo sul narratore e sulla fervida capacità di descrizione di fatti e misfatti, ma mette in scena similveristicamente uomini e ominicchi senza emettere giudizi sulle loro azioni, dato che per gli stessi attori del racconto, come cantava Enzo Jannacci, “l’importante è esagerare”. Il malinconico racconto finale è quanto mai legato all’attualità della crisi e ai rapporti tra chi ne è sovrastato e chi deve in qualche modo contenerne la rabbia, come il maresciallo Aragonini. Il caso vuole che quest’anno ricorra il duecentesimo anniversario della fondazione dell’Arma dei carabinieri... A noi piace pensare che Giovanni non l’abbia fatto apposta, ma le coincidenze – come tutte le coincidenze, tranne forse quelle ferroviarie – non sono mai casuali.

lunedì 24 novembre 2014

Se chiude il polo museale di Marineo, quale futuro per il castello Beccadelli?


di Nino Di Sclafani
Come fulmine a ciel sereno, apprendo, preoccupato, la notizia dell’imminente chiusura del Castello Beccadelli di Marineo con il Museo Archeologico della Valle dell’Eleuterio e la Sezione Etno-Antropologica aperta di recente.
A quanto pare l'Ass. Reg.le Beni culturali e la Soprintendenza stanno per dirottare il personale attualmente impegnato nella struttura su altri siti museali cittadini. Il polo museale di Marineo rappresenta oggi l'unico richiamo culturale stabile offerto alla fruizione di gruppi di turisti che, soprattutto nei fine settimana, inseriscono la tappa marinese nell'ambito di percorsi enogastronomici e naturalistici. Sarebbe una gravissima perdita per la comunità e per le già risicate prospettive di crescita della sua vocazione turistica, il venir meno di questo presidio di offerta culturale. Non conosco quali determinazioni abbia a tutt'oggi posto in essere l'Amministrazione Comunale per scongiurare che la chiusura diventi operativa, mi sento, però, di suggerire costruttivamente delle idee che da tempo porto avanti e che potrebbero ribaltare l'attuale momento di tensione e trasformarlo un'opportunità. Tra pochi mesi saranno ultimati i lavori di restauro dell'ala dell'orologio del castello Beccadelli e molti nuovi locali ed ampi ambienti saranno agibili. Considerato il disimpegno degli organi regionali che non sembra abbiano a cuore il nostro maniero il Comune di Marineo potrebbe cogliere la palla al balzo e richiedere la gestione "in toto" o in parte del monumento, garantendone vigilanza e cura. Potrebbe nascere un vero polo della cultura destinato ad ospitare, oltre al museo archeologico e a quello etno-antropologico, la biblioteca comunale e gli uffici preposti alle attività turistiche e culturali. Potrebbero trovare spazio la Pro-Loco e le associazioni che facciano propria la missione della divulgazione del nostro vasto patrimonio storico, ambientale, artistico ed etnologico, e, sono certo, molti volontari offrirebbero il loro tempo per promuovere il prodotto "Marineo" . Ciò richiede però un atto di coraggio da parte dell'attuale amministrazione che, son certo, avrà l'appoggio di tutta la collettività, me compreso, per portare avanti questa rivendicazione. Il presidio della struttura potrebbe essere garantito da tutti gli addetti che in atto sono impegnati in varie sedi comunali che si concentrerebbero efficientemente in unico luogo consentendo la fruizione, anche su domanda specifica, delle collezioni in esso custodite. Cari marinesi penso che sia giunto il momento di riprenderci il nostro castello e di tornare a farlo rivivere!!!

domenica 23 novembre 2014

Operazione fico d’India: presentazione del libro a Bolognetta


di Piazza Marineo
Si presenta martedì 25 novembre 2014 alle ore 17 a Bolognetta, presso La Biblioteca comunale “Tommaso Bordonaro” in via Vittorio Emanuele, 81, il volume “Operazione fico d’India” di Giovanni Canzoneri, prefazione di Santo Lombino, editore La Zisa di Palemo, 2014. 
Interverranno Grazia Maria Guttilla e Santo Lombino. Sarà presente l’autore. Il racconto è ambientato a Bagheria e a Reggio Emilia, e vede protagonisti un giornalista, due marescialli ed un capitano dei carabinieri. L’autore, nato a Bagheria ma abitante in Emilia, è alla sua terza prova letteraria, avendo pubblicato “Cunti Zafarani” (2010) e “Vi cuntu e v’arriccuntu” (2013). Ha inoltre ricevuto numerosi premi per le sue opere poetiche. L’iniziativa costituisce il secondo incontro della rassegna “Autunno/inverno, sfilano libri” organizzato dalla Biblioteca civica “Tommaso Bordonaro” e dal Comune di Bolognetta, che prevede la presentazione di testi di prosa e poesia usciti negli ultimi mesi.

mercoledì 19 novembre 2014

Il gusto del bere: 7 incontri per apprezzare al meglio il vino


di Piazza Marineo
La Fondazione "G. Arnone"  dedica uno spazio importante alla promozione della cultura del vino. 
Un seminario con sette appuntamenti per conoscere e apprezzare al meglio il gusto del bere. Gli incontri saranno tenuti da validi esperti comunicatori. Ogni lezione sarà caratterizzata dalla presenza di una cantina, di cui si conosceranno e degusteranno le diverse tipologie di vini provenienti dal territorio locale. Il tutto sarà abbinato a una scelta gastronomica di prodotti tipici locali. Per informazioni rivolgersi alla segreteria della Fondazione 091/8726931- 3332978695.

martedì 18 novembre 2014

Una ricetta adatta all'autunno: Lumache gratinate in forno


di Pippo Oddo
Conosciuto dai latini come cochlea, il crastuni nel Ragusano si chiama barbaniu, in Francia escargot, in Gran Bretagna snail, in Germainia Schnecke, in Turchia salyangoz, in Spagna caracol. 
In un vocabolario spagnolo si può leggere: Definizioni di caracol sostantivo. Molusco provisto de un caparazón y un pie carnoso mediante el que se arrastra; hay especies terrestres y especies acuáticas. Caparazón de este animal. Interiezione: Expresión que denota enfado, molestia, extrañeza o admiración. "¡caracoles! ya estás otra vez con la música a todo volumen ." Per parte mia, sapendo che i crastuna e i babbaluci di qualsiasi tipo sono la rovina degli orti, dove fanno strage di insalate e verdure, propongo di raccoglierne quanto più possibile di mangiarle gratinate a forno con questa ricetta proveniente da Domodossola, dove crastuna ce ne sono per tutti i gusti:
Lumache gratinate in forno
Ingredienti per 4 persone:
kg 1 Lumache (Bovaris), 100 g di pane grattugiato, 4 pomodori secchi, 1 mazzetto di prezzemolo, 4 cucchiai olio extravergine d'oliva, sale q.b.
Preparazione:
Lavate più volte le lumache in abbondante acqua e aceto, lasciandole ogni volta un po' in ammollo in modo che possano spurgare. Mettete le lumache in una pentola di acqua fredda in cui aggiungete qualche spicchio d'aglio e qualche goccia di aceto e il sale. Coprite la pentola e lasciate riposare una decina di minuti in modo che le lumache vengono fuori. Poi accendete il fuoco e tenete la fiamma molto bassa, schiumando ogni tanto l'acqua. Appena l'acqua intiepidisce alzate la fiamma e fate bollire per 10 minuti. Scolate, risciacquate e mettetele ad asciugare su un canovaccio. Intanto nel mixer sminuzzate i pomodori secchi, tritate il prezzemolo e amalgamate il tutto con mezzo bicchiere di olio e il pane grattugiato. Con questo composto farcite ogni lumacone, disponeteli in una teglia, irrorateli con un filo d'olio e infornate a 200° per 10 minuti.

lunedì 17 novembre 2014

Marineo, chiesa Sant'Anna: settimana di preparazione alla festa di Cristo Re


di Piazza Marineo
MARINEO. Lunedì 17 novembre inizia la settimana di preparazione alla solennità del SS. Redentore.
“Cristo è il nostro Salvatore, Cristo è il nostro Supremo benefattore, Cristo è il nostro Liberatore”. (Paolo VI) Questo il tema conduttore delle giornate di preghiera organizzate dalla confraternita del SS. Redentore presso la chiesa di Sant’Anna. L'ottavario si concluderà domenica prossima con la festa di Cristo Re. Ecco il programma. Lunedì 17, alle ore 17 rosario e coroncina; alle ore 18 celebrazione eucaristica; Inaugurazione del campanile restaurato. Martedì 18, alle ore 17 rosario e coroncina; alle ore 18 celebrazione eucaristica. Mercoledì 19, alle ore 17 rosario e coroncina; alle ore 18 celebrazione eucaristica. Giovedì 20 Giornata eucaristica: alle ore 9.30 Esposizione; alle ore 17 rosario e coroncina; alle ore 18 celebrazione eucaristica. Venerdì 21, alle ore 17 rosario e coroncina; alle ore 18 celebrazione eucaristica; ore 20.30 Incontro formativo: "Il dono della Fede. Come vivono i cristiani dell'Est" a cura di Ruzena Ruzickova. Sabato 22, alle ore 16.45 in Chiesa Madre: Saluto a padre Ludovico Tedeschi e concelebrazione eucaristia. Domenica 23 Solennità di Cristo Re: alle ore 17.30 rosario e coroncina; alle ore 18 solenne celebrazione eucaristica.

venerdì 14 novembre 2014

Marineo, i nati nell’anno 1964 festeggiano insieme 50 anni


di Piazza Marineo
1964: un anno importante da ricordare per i marinesi che, nel corso di questo 2014, festeggiano assieme il 50° compleanno!
Domenica 16 novembre, alle ore 17.30, presso la sala conferenze del castello di Marineo è previsto un incontro preparatorio per raccogliere le adesioni. Mentre la festa collettiva è stata programmata per martedì 30 dicembre: per i partecipanti l'appuntamento è alle ore 19 in chiesa Madre a Marineo, per celebrare la santa messa; a seguire la serata proseguirà in allegria presso il ristorante Antica Stazione di Ficuzza. Per informazioni: Piero Pulizzotto 3351343702; Pino Cangialosi 3337433451; Franco D'Amato 3397903542; Carmelo Staropoli 3207928608; Nuccio Spinella 3392478758; Ciro Lo Proto 3383437808.

lunedì 10 novembre 2014

Uliveti e olio d'oliva: origini e usi dall'antichità ai nostri giorni


di Pippo Oddo
«Qui c'è un albero non piantato dalla mano dell'uomo, germe nato da sé medesimo, e verdeggia abbondantemente in questa terra: l'olivo dalle foglie glauche [...] che mai rapace vecchio o capo devastatore estirperebbe con le proprie mani poiché ad esso guardano gli dei del mondo dagli occhi chiari».
Così Sofocle in Edipo a Colono. Ma non era soltanto lui, nell'antica Grecia, a ritenere sacro l'ulivo. All'origine di questa credenza c'è una leggenda. L'onnipotente Zeus amava mettere in competizione i suoi parenti più stretti. Un giorno promise il dominio della terra a chi, tra gli dei dell'Olimpo, gli avesse presentato il dono più utile all'umanità. Si fece allora avanti suo fratello Posidone che, affondando il tridente nella roccia, fece sgorgare l'acqua del mare consentendo così agli Ateniesi di navigare a distanza e dominare il mondo. Ma Zeus, che pure aveva un debole per gli Ateniesi, non se la sentì di assegnare la vittoria al fratello: volle mettere alla prova sua figlia Atena, prima di pronunciarsi. Questa cominciò a percuotere la terra ordinandole di produrre un albero nuovo e meraviglioso. Detto fatto: nacque l'olivo. Ebbro di gioia, Zeus dichiarò chiusa la gara e consegnò la palma alla figlia, sentenziando che mai dono divino sarebbe stato più utile all'umanità. Leggenda per leggenda, perché non ricordare anche quella di Aristeo? Si tramanda che fu questo semidio nomade, figlio di Apollo e di Cirene, a diffondere la cultura dell'olivo in tutto il bacino del Mediterraneo. Peccato che gli Ebrei non ci credano. Vuole infatti una vecchia leggenda ebraica che quando morì Abramo gli trovarono tra le labbra tre semi, dai quali poi nacquero il cedro, il cipresso e l'olivo. L'albero «dalle foglie glauche» sarebbe quindi nato nella Terra Santa, per i figli d'Israele. Lo stesso popolo eletto è definito da Geremia «ulivo verde, maestoso». E non è privo di significato il fatto che ad annunciare a Noè la fine del diluvio universale sia stata una colomba «con una fronda novella di olivo nel becco». Di grandissima considerazione ha sempre goduto anche presso i Cristiani la pianta dalla chioma sempreverde, se è vero che la croce di Cristo fu costruita con legno d'olivo e di cedro. Altrettanto sacra e considerata dall'Islam. Il Corano la considera infatti albero centrale, simbolo dell'uomo universale, del Profeta. Insomma, l'olivo è sempre riuscito a conciliare l'inconciliabile: profeti e sacerdoti pagani, Cristo e Maometto, Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo. Miti e leggende sono fioriti ovunque a profusione sull'olio e sull'olivo. E così i riti che, al di là della facciata, accomunano popoli assai diversi per lingua e religione, storia e concezione della vita: popoli che all'albero benedetto attribuiscono una grandissima ricchezza simbolica, facendone di volta in volta emblema di pace, fecondità, giustizia, sapienza, forza, purificazione... Se nell’Iliade Achille fa ungere di olio il cadavere di Ettore, prima di restituirlo a Priamo, nel sacramento dell'estrema unzione il sacerdote somministra olio santo a chi sta per congedarsi dal mondo. Commentando i riti funebri cristiani, lo pseudo Dionigi ricorda che «dopo il saluto, il sacerdote spande olio sul defunto». Aggiunge che «nel sacramento di rigenerazione prima del battesimo, quando l'iniziato si è totalmente spogliato delle vecchie vesti, la prima partecipazione alle cose sacre consiste nell'unzione di olio benedetto. E al termine della vita è ancora l'olio santo che si sparge sul defunto. Per l'unzione del battesimo si chiama l'iniziato all'agone dei combattimenti sacri; l'olio versato sul defunto significa che egli ha compiuto la sua carriera e messo fine alle sue lotte gloriose». È opinione diffusa che l'unzione con l'olio d'oliva faccia risaltare muscoli: ne facevano largo uso gli atleti ellenici e continuano a farne, ovunque nel mondo, quelli dei nostri giorni. Nell'Africa del Nord, ma anche in altre regioni mediterranee, da sempre i contadini usano oliare il vomere prima di affondarlo nel suolo, forse in onore all'Invisibile e alla stessa Madre Terra, i cui frutti nutrono il genere umano e ne assicurano la sopravvivenza. All'olio e all'olivo si attribuiscono poteri straordinari persino in Estremo Oriente. I Cinesi, per esempio, credono che il legno d'olivo neutralizzi l'effetto letale di taluni veleni. Nel Mediterraneo l'olio ha addirittura assolto per millenni alla funzione di corsia privilegiata per il Paradiso. Basti pensare a quanto se n'è consumato per illuminare templi, chiese, sinagoghe e moschee. Un versetto coranico recita: «Il Dio! Egli è luce in cielo e in terra, e la sua luce è come quella di una nicchia: la lampada si trova serrata in cristallo come astro di splendore, rimane accesa grazie all'olio, pianta benedetta, questa pianta è l'ulivo. L'olio farebbe risplendere la luce anche se ne non la toccasse il fuoco, mai». La lucerna ad olio è forse l'unico manufatto di uso domestico che si costruisce ininterrottamente dalla preistoria ai nostri giorni: viene ancora usata come lampada votiva. È, insomma, l'emblema dell'homo sapiens perché ha consentito ai nostri antichi progenitori di vincere il terrore delle tenebre. Anche per questo l'olio è ritenuto sacro, ma soprattutto perché l'inizio della sua coltivazione coincide con la nascita dei villaggi contadini e la conversione alla vita sedentaria delle prime comunità nomadi. Sulla regione d'origine dell'olivo ci sono varie opinioni. Una vuole che esso, originario dall'Asia Minore, sia stato introdotto in Grecia e da qui in Italia e nel Mediterraneo. Un'altra individua l'area di provenienza nella regione compresa tra i monti a sud Caucaso, le pendici dell'altipiano iranico e le coste della Siria e della Palestina. È risaputo però che l'ulivo si è sempre innestato sull'oleastro, che vegeta spontaneamente in quasi tutto il bacino del Mediterraneo. In Sicilia, per esempio, esistono ancora piccole aree residue di foresta naturale e tanti toponimi che ne attestano inconfutabilmente la presenza fin dal primo mattino del mondo: Ogliastro, Ogliastrello, ecc. A ogni buon conto, i primi scrittori di cose siciliane confermano che, almeno in epoca classica, nell'Isola l'olivo era largamente coltivato ed aveva una grande rilevanza economica e paesistica. A detta di Tucidide e di Diodoro Siculo, nelle colline a ridosso di Siracusa e di Agrigento, con le sue foglie argentate, l'albero benedetto conferiva alla campagna un'immagine di raro benessere; l'olio si esportava. Sotto i Romani l'olivicoltura è stata forse ridimensionata (per destinare le aree di risulta alla produzione del grano necessario a nutrire i cittadini dell'Urbe), ma non è certo scomparsa, a giudicare dalla grande quantità di anfore olearie rinvenute in fondo al mare a poche miglia dalle costa siciliana. I Romani d'altronde apprezzavano l'ulivo, tant'è vero che lo diffusero in tutto il Nord Africa, fino al confine del deserto, e istituirono la cosiddetta Arca olearia, una sorta di moderna Borsa dove si trattavano grosse partite d'olio d'oliva. L'olivicoltura fu poi rilanciata dai Bizantini e dagli Arabi; sopravvisse ai dominatori nordici, che pure facevano largo uso di grassi d'origine animale. Nel Cinquecento assurse alla dignità di coltura specializzata, come risposta alla crisi degli allevamenti di suini determinata dagli scriteriati disboscamenti che fecero quasi scomparire la produzione di ghiande. Un'area di significativa espansione fu, nel Cinquecento, il Marchesato di Geraci, stando almeno a quanto si può leggere nel libro-inchiesta I contadini di Sicilia di Sidney Sonnino: il marchese «allo scopo di arricchire le città e le terre per attirarvi maggiore popolazione, dava a chiunque il permesso di innestare gli oleastri, che qui crescono dappertutto spontanei, e di far proprie le piante di ulivo». Proprie, per modo di dire. In forza del diritto dei nozzoli, i contadini erano costretti a molire le drupe esclusivamente nei trappeti del marchese; «le olive – spiega Orazio Cancila – già macerate sotto il torchio non dovevano che ricevere tre colpi di pressa per cacciare parte dell'olio». Il resto, che non era poco, restava assieme alla sansa al padrone. Abolito nel 1785 dal viceré Caracciolo, il diritto dei nozzoli fu ripristinato l'anno dopo dal suo successore, principe di Caramanico. E, quando furono soppresse le angherie feudali, si istituirono I gritti di lu trappitu (di cui erano beneficiari i frantoiani), che pesavano sugli agricoltori più degli stessi diritti dei signori feudali. Aveva ragione Salvatore Salomone Marino: 'Ntra trappitu, trappiteddu e trappitara, ogghiu mancu ni portu 'na quartara. Era il lamento del contadino olivicoltore che dopo un anno di lavoro portava a casa poco olio. Senza considerare che non poteva sottrarsi al dovere di pagare, già dentro i locali del frantoio, il contributo in natura per la festa del Patrono. Ciononostante, il coltivatore siciliano non si è mai stancato di piantare e coltivare olivi. Li cura amorevolmente, quasi fossero persone. Nelle aziende capitalistiche il monte giornate impiegato nella raccolta delle olive era generalmente distribuito per l’80% alle donne e ai fanciulli e per il 20% agli uomini; e, se dobbiamo prestar fede alle parole di Giuseppe Pitrè, la manodopera femminile era remunerata con salari di fame: «A due ore dal cominciamento della fatica, le più agiate della ciurma mangiano un grano di pane, qualche volta accompagnato con un pochino di cipolla e qualche oliva passa. Le altre, che si rimangono a dente asciutto, fingono di non vederle; e se da quelle invitate siano a partecipare del loro, abbassano la testa e rispondono aspramente: obbligata!». Nell’ex contea di Modica, i raccoglitori di olive d’ambo i sessi dormivano in promiscuità in un magazzino della masseria: «tutti si stendono su d’uno strame coprendosi ciascuno dei propri abiti e le donne delle loro vesti, sovente umide». Dopo una lunga giornata di lavoro, «ricevono ciascuno in una ampia scodella una minestra di fave, metà della quale vien conservata pel domani, due ore prima dell’alba». Ma, per quanto trattate male, le raccoglitrici di olive non si stancavano mai di ringraziare il padrone che le aveva assunte, né di pregare l’Altissimo per propiziare nuove annate di carica; tanta era la paura di perdere quella misera fonte di reddito! Dall'olivo non si ricava solo l'olio. Parte dei suoi frutti, appositamente curati, integrano l'alimentazione umana. Un tempo erano addirittura quasi il solo companatico della povera gente. La sansa alimentava forni, bracieri e focolari; la morchia si barattava col sapone. I polloni del portainnesto servivano per costruire ceste, panieri e altri oggetti di uso agricolo e domestico; dai tronchi si ricavavano mobili indistruttibili e stupende sculture; dai rami giocattoli e arnesi di lavoro. L'olio d'oliva era fra l'altro ritenuto il toccasana di molti mali: ogghiu cumuni sana ogni duluri, recita un vecchio detto popolare. Talune malattie si curavano però con oli speciali come l'ogghiu di piricò, ossia olio d'oliva aromatizzato da «fiori e foglie d'iperico raccolti nella notte di San Giovanni». Non c'era male che potesse resistere di fronte all'olio d'oliva, se arricchito da talune essenze naturali come la ruta, quando bisognava curare l'isteria, o il succo di limone, nel caso di molte altre malattie, compreso il colera. E non si dimentichi che la medicina omeopatica tuttora fa largo uso del prezioso liquido estratto dalla drupa olearia. Le vie dell'olio, come quelle del Signore, sono insomma infinite. Dall'alimentazione alla cosmesi, all'industria farmaceutica... ovunque sembra che stiano per dischiudersi spazi davvero interessanti per la valorizzazione dell'olio d'oliva. Né si può ragionevolmente temere che il provvidenziale grasso vegetale perda parte della sua importanza man mano che si consolidano le logiche del villaggio globale. Anzi, tutto lascia ritenere che l'olio d'oliva debba ricevere nuovi importanti apprezzamenti proprio dai mercati lontani dall'area di produzione. A farmi radicare in questa convinzione è soprattutto il successo che ogni giorno di più registra la dieta mediterranea, che com’è noto ha tra i suoi capisaldi l’olio d’oliva, ormai da molti anni apprezzato anche da tanti uomini e donne dei paesi nordici, già consumatori di grassi insaturi e oli di semi vari.

sabato 8 novembre 2014

Allerta meteo, ciclone "tropicale" sta attraversando il Canale di Sicilia


di Piazza Marineo
Un ciclone di tipo simil-tropicale si è formato sullo Stretto di Sicilia e si sta spostando sul Mediterraneo lungo una traiettoria est-nord-est, quindi verso le coste sud-orientali della Sicilia, investendo le isole minori.
La traiettoria del fenomeno non è esattamente prevedibile, ma il suo movimento indica la possibilità che la parte settentrionale del ciclone impatti nelle prossime ore con le coste siciliane, interessando in particolare la fascia costiera meridionale. La Protezione civile spiega che “questo tipo di ciclone è caratterizzato da venti violenti con intensità di tempesta o uragano che generano condizioni di mare in tempesta e producono, sulla costa, mareggiate di particolare gravità. A ciò si può aggiungere un brusco innalzamento del livello del mare”. A seguito dell’impatto con la terraferma, il ciclone tende a perdere forza. Sulla base di questa previsione, comunque caratterizzate da una forte incertezza della traiettoria e dei tempi di evoluzione, il Dipartimento della Protezione Civile e la Regione Siciliana – che stanno seguendo l’evoluzione del fenomeno – hanno attivato l’intero sistema di protezione civile “per l’adozione di tutte le misure preventive necessarie a ridurre il rischio, in particolare quelle volte a interdire la viabilità costiera esposta, interrompere le attività all’aperto, garantire la sicurezza del traffico in porti e aeroporti e delle attività negli impianti industriali e delle reti di servizio. Inoltre, il sistema di protezione civile sta rafforzando le misure per l’eventuale risposta all’emergenza e, contemporaneamente, informando la popolazione”. “Solo con successivi aggiornamenti potranno essere fornite indicazioni sull’evoluzione del fenomeno, localizzazione e intensità”, conclude la Protezione civile.

venerdì 7 novembre 2014

Maltempo, allerta rosso in Sicilia! Venerdì scuole chiuse a Marineo


di Piazza Marineo
Il sindaco di Marineo Pietro Barbaccia ha firmato un’ordinanza che stabilisce, per la giornata di venerdì 7 novembre, la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, compresi la scuola materna e l’asilo nido comunale.
Il Dipartimento regionale siciliano della Protezione Civile ha, infatti, diffuso un allerta meteo con allarme Rosso dalla mezzanotte di ieri e per la giornata di oggi per il rischio idrogeologico in diversi comuni della Sicilia tra cui Marineo. Si prevedono precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, sulla Sicilia occidentale ed orientale, con quantitativi cumulati elevati o molto elevati. Si prevedono inoltre forti raffiche di vento, in intensificazione fino alla burrasca forte. Le criticità attese per il rischio idrogeologico e idraulico possono comportare manifestazioni localizzate o diffuse di tipo sia geomorfologico (frane, colate detritiche, ecc) che idraulico nei bacini minori (esondazioni, ecc) specialmente in caso di condizioni strutturali inadeguate dei corsi d'acqua e delle reti fognarie e in caso di beni ubicati in contesti a rischio. Secondo quanto riportato dal bollettino del Dipartimento regionale, "in occasione di significativi rovesci di pioggia, che solitamente caratterizzano i fenomeni temporaleschi (segnalati con * nel livelli di allerta Rosso), e di condizioni meteorologiche avverse, gli effetti al suolo possono risultare più gravosi del previsto". Il Comune di Marineo ha allertato le strutture della Protezione Civile ed invita la popolazione a tenere comportamenti precauzionali.
Avviso alla popolazione
Ordinanza di protezione civile