venerdì 18 aprile 2014

Gruppo Emmanuel: Luce del Calvario per illuminare l’oscurità del mondo


di Ciro Realmonte
MARINEO. La Pasqua è un’occasione straordinaria per rivedere, risaldare, alla luce della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa, la nostra vita spirituale.
Non possiamo abituarci a vivere la Fede  con superficialità, senza che il contenuto della rivelazione penetri nel nostro cuore, ci interroghi e ci metta in crisi. La Fede, se compresa, coinvolge tutta la nostra vita personale e comunitaria, trasforma, illumina anche le nostre relazioni. Purtroppo abbiamo rilegato, rinchiuso ermeticamente la freschezza, la novità della fede a semplici, poveri e inefficaci manifestazioni di fede, illudendoci, in tal modo, di vivere il nostro Credo in Cristo Risorto. Non c’è ambito della nostra vita che è esente, impermeabile nell’assimilare e nel testimoniare il nostro Essere Cristiani, dalla Politica a un semplice incontro di calcio. E’ tutto l’uomo chiamato alla Grazia, alla Santità. Bisogna che riempiamo di olio nuovo le nostre lucerne, ormai quasi spente, o con la fiammella tremolante. Dobbiamo, con volontà, approfittare delle diverse occasioni di formazione che la comunità parrocchiale ci offre in vari momenti dell’anno. La Luminaria del Calvario ci suggerisce anche questo, sii anche Tu Luce che illumina il mondo, il tuo piccolo ambiente, il tuo essere Chiesa. La "luce" del Calvario illumina l’oscurità del mondo. La luce che irrompe dalla croce di Cristo sana le nostre ferite, rafforza il cammino, dà senso al dolore. Cristo è la luce che illumina e riscalda il cuore del cristiano, di ogni uomo. E’ questo il messaggio che il Gruppo Emmanuel vuole comunicare alla nostra comunità, attraverso la Luminaria del Calvario, realizzata nella notte del Giovedì Santo. Il triduo pasquale è ricco di simbologie che richiamano ai profondi e attuali valori della redenzione di Cristo, la luminaria si inserisce nelle già ricche manifestazioni "marinesi" della Settimana Santa. Sono i marinesi che con il loro contributo, partecipano alla sua realizzazione. Sono già trascorsi 20 anni dalla prima Luminaria del 1994, quante preghiere sono state affidate dal nostro cuore alla luce di quella piccola fiammella, per ricordare al Signore il nostro amore e invocare la sua luce che spezza le tenebre dell’indifferenza, della superficialità, del disimpegno e dell’egoismo. Con la gioia e la certezza della resurrezione di Cristo, auguri di un cammino di santità a servizio del Regno di Dio.

Marineo: la scala dei lavureddi, tradizione ricca di simboli ancestrali


di Nuccio Benanti
Nel libro sacro dello zoroastrismo, Zarathustra proclama: «Chi semina il grano edifica l’ordine». Il nome che i contadini di Marineo danno al campo di frumento è lavuri. 
I lavureddi sono, quindi, piccoli campi di grano, di lavoro e di ordine. Vengono realizzati per adornare la scalinata dell’Altare della reposizione (comunemente detto del Santo Sepolcro), all’interno della chiesa Madre di Marineo. Il frumento viene seminato dai devoti nella stoppa umida e tenuto al buio per due settimane. Sono i confrati della confraternita del Santissimo Sacramento ad allestire la caratteristica Scala Illuminata addobbata con rami d’ulivo e fiori. Al centro della chiesa vengono sistemati un centinaio di piatti germogliati portati dalle famiglie e dagli alunni delle scuole. Attraverso una scala, gli angeli di Dio salgono e scendono nel sogno biblico di Giacobbe. La scala dei lavureddi serve, quindi, a favorire un contatto simbolico con l’aldilà, e a propiziare ritualmente l'innalzarsi delle messi, trattandosi di una forma di pensiero per analogie. Si tratta della tradizione legata alla Settimana Santa più ricca di simboli ancestrali, che affonda le radici in tempi molto remoti, antecedenti alla stessa venuta di Gesù. Nell’antichità i devoti di Adone, all'approssimarsi della primavera seminavano in contenitori di terracotta chicchi di grano, che facevano germogliare in assenza di luce. Con queste nuove piantine ornavano, nei giorni antecedenti l'equinozio di primavera, il sepolcro della loro divinità, il giardino di Adone, propiziandone la resurrezione.

giovedì 17 aprile 2014

Ferito da toro e travolto da bovini, muore allevatore di Marineo


di Piazza Marineo
Un bracciante agricolo di Marineo è rimasto vittima di un incidente sul lavoro in contrada Tagliavia.
Michele Spinella, 53 anni, è morto dopo esser stato ferito da un toro e poi travolto da altri bovini. Sul corpo dell'uomo sono state riscontrate dai soccorritori numerose ferite che fanno pensare a questa dinamica dei fatti. A dare l’allarme erano stati i familiari quando avevano visto che il loro caro tardava a rientrare a casa. La tragedia è avvenuta ieri in contrada Tagliavia, nella zona del Borgo Saladino a Monreale. Le indagini per ricostruire le fasi dell'incidente sono condotte dai carabinieri.

Nuova Busambra, presentazione della rivista a Termini Imerese


di SiciliAntica
Organizzato da SiciliAntica si terrà giovedì 17 aprile alle ore 18, presso la Libreria Caffè Punto 52 a Termini Imerese, la presentazione della rivista Nuova Busambra, quaderni di natura, culture e società. 
In particolare il numero è dedicato a Francesco Carbone, intellettuale di alta levatura che ha operato nella seconda metà del Novecento, fondatore di Godranopoli. Previsti gli interventi di Alfonso Lo Cascio, della Presidenza Regionale di SiciliAntica, Ciro Cardinale, Vice Direttore della Rivista Espero e Santo Lombino e Paola Bisulca, Redattori. La rivista “Nuova Busambra” è frutto di un lavoro collettivo di analisi della realtà in cui si vive, caratterizzata da forti contraddizioni e ritardi, ma anche da buone pratiche da parte di minoranze attive in diversi settori della società. Sulla scia di un’intuizione di Francesco Carbone, intellettuale di alta levatura che ha operato nella seconda metà del Novecento, donne e uomini di diverso orientamento hanno costruito a partire dal 2012 uno strumento pluralista utile allo sviluppo di una coscienza critica, alla trasmissione della memoria tra le generazioni, alla conoscenza ed alla valorizzazione delle risorse culturali, storiche, ambientali, economiche dell’area geografica e umana che sta attorno a Rocca Busambra. Uno spazio aperto alla riflessione, alla creatività e all’immaginazione, un punto di osservazione e di documentazione che si rafforzi attraverso il confronto con la più vasta realtà contemporanea, in modo da “agire localmente, ma pensare globalmente”.

mercoledì 16 aprile 2014

Dopo le dimissioni di Cangialosi, treno Barbaccia sempre fermo al capolinea


di Barbara Cangialosi (Segretaria Pd)
A soli dieci mesi dall’insediamento dell’amministrazione Barbaccia, Alberto Cangialosi, l’ormai ex assessore con delega a Sport, politiche giovanili, agricoltura e zootecnia, rassegna le sue dimissioni.
Le motivazioni sono chiare e inequivocabili: lascia perché “invischiato nell’immobilismo di un’amministrazione che, ad oggi, sembra ancora versare in uno stato catatonico”. Oggi possiamo solo prendere atto che quello che abbiamo in tutti questi mesi ribadito e che abbiamo più volte sottolineato, trova riscontro nelle dure parole di chi ha vissuto dall’interno il disastro dell’amministrazione Spataro/Greco. L’immobilismo, la mancanza di iniziative progettuali, l’incapacità di gestire fondi già ottenuti e di valorizzare traguardi raggiunti dalla popolazione marinese, rendono il paese ostaggio di un gruppo che in questi dieci mesi si è solo preoccupato di placare i crescenti dissidi interni, dovuti a meri interessi personali. Oggi di fatto ci viene spontaneo costatare che l’unico ruolo evidente del Sindaco Barbaccia è quello di essere il liquidatore del fallimento del suo stesso progetto politico: non “un treno in corsa, perché questo treno, in realtà non è mai partito”. Chiediamo pertanto che si assuma, per la prima volta, la responsabilità di una scelta politica rassegnando le proprie dimissioni e rimettendo il mandato nelle mani dei cittadini.

martedì 15 aprile 2014

Settimana Santa a Marineo: la "troccula" scandisce i tempi dei riti


di Nuccio Benanti
MARINEO. La “troccula” è lo strumento sonoro che scandisce i tempi dei riti della Settimana Santa a Marineo.
Usata, come intermezzo, nei canti della Passione del giovedì. Impiegata per annunciare la processione del venerdì santo. Utilizzata nel corso delle giornate di venerdì e sabato per “segnare” strade e piazze con il suo suono metallico. Lo strumento marinese è realizzato con una tavola di legno duro, preferibilmente olmo, dalla quale, attraverso un foro rettangolare, si ottiene un manico per la presa del suonatore. Sui due lati della tavoletta vengono applicate delle maniglie in ferro, ognuna delle quali, una volta scossa, deve andare a battere, a destra e a sinistra del legno. Questo meccanismo ricorda quello usato nella “porta con mezzaporta” della civiltà contadina, sulla quale, appunto, veniva applicata una maniglia di ferro battente. Nel dialetto locale “trucculiari” significa anche «bussare alla porta». Ma i suoni possono essere anche interpretati come “lu scrùsciu di li catini” (il rumore delle catene) legate ai piedi di Cristo, condannato a morte. Così, nell’immaginario collettivo, le “troccule” (idiofono a percussione reciproca) percorrono le vie del paese per bussare, per chiamare a raccolta uomini buoni e peccatori che dormono, che sono distratti dal lavoro o da altre faccende, quindi insensibili al dramma che sta per compiersi: "Tri bboti cci ha passatu, ddu Gèsu di sta strata, chista è l'urtima chiamata, emulu a visitari".

lunedì 14 aprile 2014

MarineoSolidale, un concorso fotografico dal tema "Gli altri e noi"


di MarineoSolidale
MarineoSolidale onlus in occasione del decennale della sua attività a Marineo, in collaborazione con il Cesvop, lancia un concorso fotografico sul rapporto con gli altri, la percezione del sistema di relazioni con le persone, l’ambiente e le cose, invitando a guardare la realtà attraverso l’obiettivo di una fotocamera.
L’iniziativa vuole anche essere un’occasione di riflessione sul tema del volontariato, definendo il ruolo che ha nella crescita della coscienza civile e nella scoperta, da parte del mondo giovanile, dei valori condivisi di una società che si va profilando sempre più multiculturale. Vedere guardare agire, analizzare la realtà, fare emergere i sogni e i bisogni; mettersi in gioco per scoprire insieme cosa si può fare, cosa ciascuno può fare e come può essere protagonista nei processi di cambiamento e costruzione della società come cittadini attivi e responsabili. La proposta mira a coinvolgere i giovani della delegazione Cesvop di Marineo, i ragazzi dell’accademia di Belle arti di Palermo e i docenti di riferimento per la ricerca fotografica; adesioni già si sono registrate dai giovani dell’ oratorio salesiano BelleVille della capitale del Burkina Faso Ouagadougou e dai giovani di Sainte-Sigoléne, cittadina francese con la quale Marineo è gemellata da 30 anni. L’esito della ricerca mira a realizzare una Mostra fotografica ("Gli altri e noi") nella prossima estate dove gli scatti selezionati saranno accompagnati da un pensiero dell’autore sul suo vissuto in rapporto alla realtà presentata. Sono previsti premi per le prime tre opere classificate. Per maggiori informazioni e contatti visitate il sito dell’associazione MarineoSolidale.

venerdì 11 aprile 2014

L’aspra contesa. Scontri campanilistici nell’800 tra Marineo e Bolognetta


di Santo Lombino
Le relazioni di amicizia, di parentela, i matrimoni, i rapporti di lavoro e di commercio tra gli abitanti dei comuni limitrofi di Ogliastro-Bolognetta e Marineo sono stati assai intensi sin da quando sono nate le due comunità ed ai giorni nostri il loro ampliamento e sviluppo rendono ormai impossibile una separazione netta tra le due popolazioni. 
Non molti forse si sorprenderebbero se venisse proposta l’unificazione amministrativa tra i due paesi. In passato i rapporti di buon vicinato hanno convissuto, come accadeva in tanti altri casi, con manifestazioni più o meno accese di campanilismo, con reciproci scambi di accuse, confronti e competizioni in ogni settore, battute più o meno salaci. Gli abitanti di Marineo, ad esempio, venivano apostrofati col dispregiativo tabbariati, ovverossia, come spiega il vocabolario di Antonino Traina, “linguacciuti”. Per tutta risposta, i marinesi marchiavano gli ogliastresi con l’appellativo di panzuti. La pancia di molti di loro, infatti, cresceva a causa dell’ingrandirsi del fegato dovuto alla malaria, causata della presenza di zone paludose a valle dell’abitato. “Il fegato man mano s’ingrossava e vedevi tutta questa gente qua... con la pancia grossa grossa. Panzarotti li chiamavano…”, ha scritto Antonio Pennacchi nel romanzo “Canale Mussolini” a proposito di quanto avveniva nel Lazio, nelle paludi pontine dei primi decenni del XX secolo. Capitò anche che si passasse dalle parole (e dai pregiudizi) ai fatti, e che si arrivasse perfino a scontri fisici di massa. A metà Ottocento una furibonda contesa portò abitanti della futura Bolognetta e di Marineo a comportamenti così gravi da indurre la magistratura e la polizia borbonica ad intervenire severamente. Due documenti conservati nell’Archivio di Stato di Palermo ci informano che tutto ebbe inizio a S. Maria di Ogliastro un lunedì di Pasqua, il giorno 12 aprile 1852, probabilmente nei giorni della festa straordinaria per il patrono sant’Antonio da Padova. Si tenne allora per le strade del paese la tradizionale corsa dei cavalli, a cui solitamente assisteva una folla di persone convenute da diversi centri. In quella occasione “accadeva briga tra Vincenzo Romano da Ogliastro e un marinese” non meglio identificato. Ciascuno dei due sosteneva infatti che era stato il fantino della propria scuderia a conquistare la palma della vittoria nella competizione. Gli animi si esacerbarono al punto che solo l’intervento di Antonino Castellini, giudice regio di Misilmeri, al cui mandamento apparteneva Ogliastro, evitò che si arrivasse ad aperta violenza tra sostenitori dei due gruppi. La tregua era però solo apparente: a tarda sera un gruppo di abitanti di Marineo fu cacciato via a sassate e i festeggiamenti furono prematuramente interrotti. Il fuoco covò sotto la cenere da aprile ad agosto, fino ai festeggiamenti in onore di San Ciro, patrono del paese sotto la Rocca, che si svolgono annualmente nella seconda metà di quel mese. Fu allora che il contendente marinese, unitosi ad altri compaesani intenzionati a vendicare l’offesa, sorprese col favore del buio, “a circa un miglio“ dal centro abitato di Marineo, e “malmenò forte a pietre” l’avversario Romano e i suoi amici, mentre questi facevano ritorno al loro paese. Per sfuggire all’agguato, riferì al Direttore di polizia ed al Ministero degli interni il giudice regio Vincenzo Vergallo, “uno di loro dovette precipitarsi per il pendio di una contrada che denominasi la guerra onde evitare che male ne venisse”. La riposta non si fece attendere. “Crucciati gli ogliastresi di una vendetta inopportuna, vandalicamente pensarono la dimani vendicare l’offesa sopra due marinesi che per azzardo trovavansi nel territorio di Ogliastro e che nessuna parte aveano avuto nei precedenti occorsi e li percossero gravemente sol perché erano naturali di quel comune”. Uno di loro “ebbe rotto il braccio e la scapola”. La banale diatriba nata durante una festa paesana si era trasformata in un serio problema di ordine pubblico che minacciava la tranquillità delle popolazioni. Le autorità del Regno erano seriamente preoccupate che la “gara municipale tra i due comuni oramai divenuti rivali” arrivasse a produrre nella zona gravi disordini con “tristi conseguenze”. La lite era degenerata in faida, rendendo impossibile non solo alle due tifoserie, ma a tutti gli abitanti dei due paesi la libera circolazione per motivi di lavoro, per commercio, per altre necessità, nel territorio confinante. Così i magistrati competenti ai primi di settembre concertarono di ricorrere alle maniere forti ordinando l’intervento delle forze dell’ordine. Il giudice di Misilmeri dispose l’arresto degli ogliastresi Vincenzo e Placido Romano, Antonino Bertola, Gaspare Oddo e Giovanni Fusillo, sospettati di avere percosso i due marinesi; il giudice regio di Marineo da parte sua fece ammanettare nel comune di sua competenza Giuseppe, Carmelo, Salvatore e Raffaele Delisi, Domenico Sciarabba, Giambattista Lo Proto, indiziati dell’agguato a Romano. Gli undici vengono reclusi nelle carceri circondariali e poi condotti ad Ogliastro, dove erano sorti i primi alterchi, e lì pubblicamente costretti a riappacificarsi “con promessa di stimarsi come a fratelli”. Immaginiamo che la conciliazione tra i due gruppi sia avvenuta in piazza, di fronte ai giudici, ai gendarmi e a grandi ali di folla. Marinesi e ogliastresi furono solennemente avvertiti che ad ogni minima ripresa della disputa avrebbe risposto l’apparato repressivo della “forza pubblica”: chiunque avesse continuato a farsi la guerra sarebbe inesorabilmente ritornato ai ceppi. “I suddetti arrestati”, comunicò con trionfale compiacimento il giudice Vergallo alle superiori autorità dopo aver scongiurato la continuazione all’infinito dello scontro, “sonosi dati un amplesso di pace e gli uni e gli altri hanno fatto solenne e pubblica promissione di guardarsi per lo avvenire come ad amici e fratelli in veneranza delle leggi e della tranquillità che il Real governo ha prescrittto”. Fu così interrotta la spirale di violenza e riportata la calma tra gli abitanti dei due “comuni vicinissimi tra i quali da tempo antichissimo hanno esistite relazioni di parentela, d’industria ed interesse”.

giovedì 10 aprile 2014

Marineo, proposta di referendum per cambiare i toponimi risorgimentali


di Pier Giuseppe Sciortino
Inviata al Sindaco, alla Giunta municipale e al Consiglio comunale di Marineo una proposta di referendum per cambiare i toponimi risorgimentali di alcune vie: Corso dei mille (in Corso del popolo meridionale), via Unità d’Italia (ex via del Re in via Francesco II), piazza Sainte Sigoléne (in piazza Beata Maria Cristina regina del Regno delle due Sicilie), via Bixio (in via delle Vittime di Bronte 1860).
Se non avessimo creduto che soli 1000 e poco più (1089) imbarcati su due vecchi piroscafi alla volta di Marsala non erano comandati da attenti ufficiali di un esercito (inventato) capaci di eludere la seconda potenza marittima mondiale e prima del Mediterraneo. La spedizione dei mille, dovevano rispedirli al mittente!. Se non avessimo creduto che pur dovendo sbarcare cavalli, armi, vettovaglie, cannoni, con un piroscafo che sfortunatamente arenato, questi mille eroi sono stati attenti a non farsi scoprire da un esercito allertato e organizzato. (Strano se si pensa che avessero pure le camice rosse e si muovevano nei paesaggi meravigliosamente verdi della Sicilia di maggio) Se non avessimo creduto che quei “patrioti” venivano a liberare uno Stato ricco e potente tecnologicamente avanzato in quel secolo. Se ci avessero raccontato che qui mille erano stati finanziati dalla massoneria inglese e quell’eroe dei due mondi che trafficava con le Americhe era diventato gran maestro massone a Londra poco prima di partire da Quarto riempendogli le tasche (regalandogli mezza Caprera e dopo l’altra mezza). Se ci avessero raccontato che un re Savoia cugino di un re Borbone decideva di invadere il suo regno senza alcuna dichiarazione di guerra e che il re Borbone invece aveva promesso al padre su letto di morte la neutralità in quel momento storico che spingeva potenze militari a nuove conquiste. Quel Borbone figlio di una beata: Maria Cristina di Savoia e regina del Regno delle due Sicilie. Se ci avessero raccontato che dopo la conquista (garantita da ufficiali borbonici comprati con oro promesso mai riconosciuto, meglio tangenti non pagate) era giusto che un popolo doveva pagare le spese che l’invasore aveva sostenuto per conquistare il suo territorio; era giusto pagare nuove tasse: di successione (per il 30% del valore ereditato), sul macinato; che era doveroso sottostare alla leva militare per cinque anni e non lavorare la propria terra; che si doveva cambiare moneta, unità di misura ed era pure vietato studiare. Se ci avessero raccontato che tutto l’oro delle casse del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli era più del doppio di quello contenuto nelle casse del Piemonte, se nessun meridionale fino a quel maledetto 1860 era mai espatriato per trovare lavoro, se le industrie del Regno di Napoli erano state dismesse, smontate e trasferite al Nord. Si quel Nord che ieri era povero e indebitato oggi ricco e secessionista. Si, se la storia l’ avessero raccontata per come i fatti effettivamente andarono, oggi chiederemmo ai nostri politici di valutare diversamente. Ma a loro interessa conoscere la verità? Del resto a che serve loro? Certo da quel maledetto 1860 si iniziò a parlare di questione meridionale, si perché bisognava farne una questione, e adesso bisognava utilizzare i politici meridionali per una politica anti sviluppo meridionale, poi diamo un contentino e ci metteremo d’accordo. Il malaffare si organizza, proprio da quel maledetto 1860 la mafia si organizza in maniera sistematica. (qual cosa del genere fu detto dal giudice Chinnici in una intervista, siciliano di grande valore, che di mafia sicuramente ne sapeva parlare). Del resto di modi mafiosi ne parla il Manzoni, nella storia che conosciamo tutti ambientata nel 1600 in terra leghista, dove bravi (picciotti) e don (mafiosi) decidevano le sorti dei deboli. Anche quel generale “Garibaldu” chiamava i sui fidi uomini assoldati in Sicilia “picciotti”. E’ facile istupidire le masse impoverendole e opprimendole prima, poi raccontando falsa storia e promettendo ricchezza e libertà. Come quella libertà e ricchezza promesse a Bronte e restituita da quel Bixio con fucilazioni di innocenti esposti cadaveri per fare scena. Come quegli innocenti sciolti nella calce dalla guardia nazionale piemontese, pratica ispiratrice dei mafiosi , invidiata dai nazisti e che scandalizza addirittura l’opinione pubblica londinese del tempo. Perché non ci hanno raccontato la vera storia? Perché dopo 150 anni ci hanno costretti a festeggiare un’Unità così tanto ingiustamente sofferta senza riconoscere il giusto onore ai vinti? Perché ci fanno sembrare tanto meschini, noi che abbiamo accolto le più grandi civiltà del passato e che sappiamo essere tolleranti anzi accoglienti delle diversità culturali. (Costi della liberazione, per me invasione: 5212 condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti). Ho ritenuto così premettere ad una proposta di referendum online, si, qualcuno l’ha fatto chiedendo di separarsi dall’Italia senza che nessuno ne abbia riconosciuto l’illegittimità, io dico inopportunità. Di cosa si tratta? Un referendum per modificare alcuni nomi a vie e piazze, nulla di illegittimo, illegale, provocatorio, violento. Vorrei partire dal paese dove vivo e lavoro, Marineo provincia di Palermo, a 12 km da Ficuzza dove erge maestoso il Palazzo Reale Borbonico, opera architettonica di pregio per il territorio, progettato e realizzato da Marvuglia.

mercoledì 9 aprile 2014

Mostra mercato al "Don Colletto" di Marineo: tra riciclo e creatività


di Riccardo Monticelli e Massimo Treppiedi
I ragazzi del laboratorio artistico manipolativo “La scuola che vorrei” invitano tutta la collettività alla mostra-mercato presso i locali della Scuola Secondaria Superiore “Don Colletto” di Marineo. 
L'iniziativa avrà luogo il 10 aprile, durante il ricevimento scolastico. Saranno venduti oggetti realizzati dagli alunni della scuola, utilizzando anche prodotti di recupero e di riciclo, e il ricavato andrà in beneficenza. Il laboratorio è stato creato per fare attività didattiche diversa, per valorizzare il saper fare e le diverse abilità e migliorare l’integrazione. Coinvolgendo studenti di tutte le classi della scuola.

martedì 8 aprile 2014

Canti del Giovedì Santo, incontro in Chiesa per un archivio della memoria


di Piazza Marineo
Giovedì 10 aprile alle ore 21, in chiesa Madre a Marineo, incontro sui canti del Giovedì Santo con le testimonianze di anziani e giovani cantori, a cura di Franco Vitali e Giuseppe Inguì.
Lo scopo di questi incontri è quello di far conoscere le tradizioni locali, valorizzarle per trasmetterle alle future generazioni. Di cosa si tratta? La notte del Giovedì Santo gruppi di cantori si riuniscono, intorno alla mezzanotte, presso la cappella della Santa Croce, per eseguire gli antichi lamenti dialettali della Passione di Cristo. Dopo le prime esecuzioni solistiche davanti ad un pubblico di fedeli, ogni gruppo segue un itinerario proprio e non prestabilito, che li porterà a girare per i quartieri del paese. Le esecuzioni dei canti tradizionali e dialettali sono intervallate dal suono della “troccula”. I canti più lunghi, come La Passione non vengono quasi mai eseguiti interamente: di volta in volta se ne estrapolano delle parti. I testi sono stati tramandati soprattutto per via orale. A Marineo esistono due libretti con alcuni testi: I Canti dei giovani di Marineo nella notte della Passione del Signore, 1973, curato dal mons. Natale Raineri, ristampato e ampliato nel 1990 a cura dell’associazione Mcl di Marineo. Nel 1997 è stato realizzato un cd rom intitolato Marineo, canti della passione, con 14 canti. Numerose altre testimonianze audio-video, che confluiranno in un archivio collettivo della memoria, sono state registrate, nel tempo, da diversi studiosi.

lunedì 7 aprile 2014

Asilo nido, 354mila euro in attesa dei documenti del Comune di Marineo


di Angela Costa e Fabio Cangialosi (PD)
L’inerzia degli attuali amministratori sta mettendo a rischio tanto lavoro programmatico della precedente amministrazione comunale, con gravi ricadute sui servizi ai cittadini e sui livelli occupazionali della nostra comunità.
Tempo fa, e precisamente il 18 febbraio 2014, abbiamo avuto un positivo riscontro del finanziamento ottenuto per un progetto di ristrutturazione e adeguamento dell’asilo nido del Comune di Marineo di 354.657,00 euro. Il progetto era stato presentato dalla giunta Ribaudo, nell’ambito della programmazione Po FERS di interventi a beneficio degli asili nidi e micro nidi comunali, che aveva anche impegnato la somma necessaria quale cofinanziamento a carico dell’Ente. Alla Regione aspettano da due mesi la trasmissione della documentazione per procedere alla firma della convenzione e all’assegnazione delle somme. Inutile dire che un sollecito riscontro avrebbe consentito al nostro Comune di appaltare subito i lavori ed eseguirli nei mesi estivi, quando l’asilo nido è chiuso, evitando disagi agli utenti o, peggio ancora, la chiusura nei mesi invernali. Ad oggi nulla è arrivato sui tavoli dell’Assessorato regionale. E memori dell’oramai operetta sui due progetti finanziati per la scuola media (per chi non ricordasse si tratta di due finanziamenti per un totale di 150.000 euro per la ristrutturazione dell’area esterna e il campetto che ad oggi, dopo quasi un anno ancora non sono stati spesi, con la grave possibilità che tornino al Ministero), ci stiamo veramente cominciando a preoccupare. Che non si abbia la voglia o la capacità di progettare e programmare, che gli interessi di un’amministrazione possano essere divergenti dalla passata, sono comprensibili diversità politiche. Ma che non ci si curi di raccogliere neppure quello che gli altri hanno piantato, beh! Questo è veramente disdicevole. Oltre che incomprensibile. Ricordiamo a chi segue attentamente la vita politica del nostro paese, che uno dei punti del programma del Sindaco Barbaccia era di rendere la scuola locale all’altezza degli standard europei: non si capisce quali paesi europei abbiano preso in considerazione questi amministratori. Ad oggi ci hanno solo abituato ai grandi silenzi. Alle risposte non date. Alle ingiustificate promesse mai mantenute. Tutto questo certamente sarà motivo di interrogazione al prossimo Consiglio comunale, se mai ce ne sarà uno nel prossimo futuro. Perché tutte queste inoperosità e questa mancata programmazione si evincono anche dall’inattività del Consiglio, che non si trova proposte alle quali dare seguito e, di fatto, non viene convocato dallo scorso 2 marzo. Ciò che più preoccupa è che a breve potranno arrivare finanziamenti per gli altri progetti presentati dal 2008 al 2013 e che, dopo tanto lavoro e sacrifici per la nostra collettività, questa non potrà neppure godere di strutture e opere pubbliche necessarie, che darebbero anche lavoro alle maestranze locali, correndo il rischio di restituire indietro i finanziamenti già ricevuti e ci si dovrà accontentare di avere tappata qualche buca o, peggio ancora, neppure quelle!