14/07/09

Marineo, si accendono le luci sulla terza edizione del BoschettoFest


di Nuccio Benanti
Si accendono le luci sul palco della terza edizione del BoschettoFest, la manifestazione di promozione sociale, artistica, musicale, culturale ed enogastronomica dedicata ai mille volti dell’arte e della natura di Marineo e dintorni.
Ideato e promosso dall’associazione Provocopuscolo, il BoschettoFest animerà, il 17 e il 18 luglio, una zona verde di Marineo che, purtroppo, dell’incuria e dell’abbandono è un simbolo non solo locale. «Con questo appuntamento annuale – spiegano gli organizzatori – ci prefiggiamo di far emergere e valorizzare i talenti e le risorse di vario genere del nostro territorio, scegliendo come location quest'area verde di Marineo che merita anch'essa di essere curata, tutelata ed apprezzata».
In mezzo al bosco, a pochi metri dagli impianti sportivi, che la natura piano piano sta riconquistando (nel campo di calcio è possibile raccogliere dell'ottima cicoria), ci si incontrerà per apprezzare la musica, l’arte e i prodotti tipici locali, in una kermesse eclettica e conviviale, ossia Sagra-profana condita di olio sale pane, salsiccia, bruschette, sfincione, vino a volontà... e finanche i cornetti caldi con crema mattutini.
L’obiettivo egli organizzatori è, insomma, quello di dar vita ad un evento corale e partecipato che, in una commistione di fumo naturale di salsiccia e fumo artificiale prodotto dalle macchine per gli effetti speciali, porti le persone ad incontrarsi – come in un’antica agorà – per mangiare, bere e parlare in allegria di ambiente e arte.
La programmazione musicale prevede l'esibizione dei gruppi: Toti Poeta, OMnaif, Oratio, Don Settimo, Shannon, Hank!, Nicolò Carnesi, Malarma, Sekeena, Venus In Drops. La mostra delle opere di giovani artisti e artigiani verrà aperta alle ore 19 di entrambi i giorni.
Il BoschettoFest, grazie al suo valore culturale e sociale, ha ricevuto il patrocinio della Pro Loco, del Comune di Marineo, dell’Unione dei Comuni, della Provincia Regionale di Palermo.

13/07/09

La disponibilità verso Dio apre alla disponibilità verso i fratelli


di S.E. Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo
Come ad anticipare i festeggiamenti dei prossimi giorni, giunge oggi la tradizionale celebrazione al Palazzo di Città.
Essa rappresenta un’occasione nella quale si manifesta più concretamente la volontà di incontro delle varie Istituzioni che sono poste al servizio della nostra cara e amatissima Palermo: sentiamo tutti, infatti, una comune chiamata ad attenzionare i bisogni di quegli uomini e quelle donne, nostri concittini, che attendono da noi la concreta individuazione di cammini di speranza e di sviluppo, a livello personale e sociale.
Ringrazio, a tal proposito, tutte le gentili Autorità qui convenute, e in primo luogo l’On. Sig. Sindaco, che ancora una volta ci accoglie, quale ‘padrone di casa’, in questa Sede storica che auspico possa essere sempre più simbolo eloquente di un’autentica sollecitudine per la Città, luogo di una presenza attenta e vigilante sulle sue potenzialità di bene e sulle sue visibili emergenze.
Il Festino può rivelarsi davvero un’occasione propizia per ritrovare una maggiore unione nel servizio ai palermitani. E così, mentre la Santuzza ci invita a gioire insieme nella festa, che la onora come esempio fulgido di virtù umane e cristiane, ci sprona tutti a rinnovare i nostri propositi nel metterci all’opera per la nostra Palermo, per dare ai suoi cittadini, specie a quelli più deboli e bisognosi, un senso alto della vita, piena dignità, necessario rispetto, un’esistenza autentica che realizzi in ogni circostanza quella indiscutibile vocazione donata all’uomo nell’atto della creazione: essere ad immagine e somiglianza di Dio. (continua)

12/07/09

La Rocca, il prossimo numero in agosto


di Redazione La Rocca
Il prossimo numero del giornale "La Rocca" sarà in edicola nei primi di agosto. Mancano pochi giorni per inviare le vostre segnalazioni.
Quanti desiderano inviare articoli, foto, poesie o segnalarci notizie sulle iniziative svolte da istituzioni, associazioni, gruppi possono farlo entro il 25 luglio, inviando una email alla segreteria della Fondazione Culturale "G. Arnone". La Redazione si riserva di selezionare quanto inviato in relazione agli spazi disponibili e al contenuto. E' opportuno allegare alla notizia anche una foto. Entro la stessa data, le attività commerciali interessate per gli spazi pubblicitari possono prendere contatto con la segreteria di redazione (tel./fax 091.8726931). Agli esercizi commerciali che fruiranno di tale servizio verrà consegnato un congruo numero di copie del giornale da distribuire ai clienti. Il periodico viene stampato in circa 4.000 copie e viene diffuso gratuitamente a Marineo e nei comuni del circondario. Inoltre, potrà essere scaricato da Internet in formato pdf.

10/07/09

Contro il razzismo, la parola di Dio: "Voi siete stati forestieri in Egitto"


di padre Alex Zanotelli
Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora infliggiamo agli immigrati, peggiorandolo, lo stesso trattamento, che noi italiani abbiamo subito un po' ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e di una xenofobia crescenti di cui la Lega è la migliore espressione. Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare.
Papa Giovanni XXIII° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto. Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (gli immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe.
Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti.
Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell'esclusione e dell'emarginazione. «Questo rischia di svuotare dall'interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali».
Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l'esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la Costituzione italiana parla di diritto d'asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana. Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile.
È l'invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva, negli Stati Uniti, una legge analoga che definiva il clandestino come criminale.
Nell'omelia del Mercoledì delle Ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles disse che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile.
Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto. Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d'Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d'ingiustizia e d'impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: "Non molesterai il forestiero né l'opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto" (Esodo 22,20).

08/07/09

Ad ogni tempo la sua... Dimostranza


di Nuccio Benanti
La Dimostranza di Francesco Pernice fu rappresentata a Marineo nel 1894, in un momento in cui, all’indomani della repressione del moto dei Fasci dei Lavoratori, in paese era in corso un ampio dibattito su varie tematiche storiche, sociali e politiche ad opera dei numerosi uomini di cultura presenti in paese.
Tra il 1892 e il 1893, il sacerdote riformista Giuseppe Calderone aveva pubblicato le sue «Memorie storico-geografiche di Marineo e dintorni», unendo alcuni suoi scritti apparsi sull’«Archivio storico siciliano» (la rivista periodica della Società Siciliana di Storia Patria, della quale egli era membro). Ma in un campo in cui i sacerdoti dettavano legge, quell’anno l’organizzazione della sacra rappresentazione della vita di san Ciro fu invece affidata ad un laico, appunto, il maestro Pernice. Ciò avvenne in un momento in cui gli intellettuali siciliani, sempre più numerosi, abbracciavano l’ideologia socialista. E l’evento ebbe una grande eco a Palermo, tanto che il Corriere dell’Isola, tra il 21 e il 23 settembre di quell’anno, decise di pubblicarne una dettagliata cronaca a puntate a firma di un altro marinese, Francesco Sanfilippo, che esordisce con queste parole:
«Non è la solita novella piena di delirio poetico che vi descrivo, perché non mi sento nato a buona luna; ma è lo studio accurato e veritiero delle cose e dei costumi montanari, che rendono la vita quassù soggetto osservabile, affatto differente dagli usi comuni di cui è piena la città».
Di questo clima rivoluzionario e della diffidenza sull’uso retorico della parola la cronaca della Dimostranza è specchio veritiero: tanto che nell’articolo vennero rappresentate diverse tenzoni oratorie di tipo sofistico (si fa per dire) come questa:
- Difensore: «Compare Peppi, siate uomo di pancia, vi prego io pel San Giovanni, gettate a libertà l’amico».
- Giudice: «Eh compare Paolino, non posso, l’omertà finìo, perché deve scontare il dito che rubò a San Giusto».
Fu in seguito a quei mutamenti sociali di fine Ottocento che alle recite cominciarono a partecipare anche i ceti più umili. Quale risposta, un gruppo di civili, riuscì a ritagliarsi un proprio spazio attraverso l’introduzione dei cavalli nella spettacolare scena quindicesima. Ciò avvenne, evidentemente, anche per distinguersi dalla massa del popolo costretta a recitare a piedi, vale a dire a guardare il civili col naso all’insù.
Così, quando l’imperatore Diocleziano colpì (per sbaglio, facendolo imbizzarrire) il suo cavallo che si stava pacificamente gustando un po’ di prosodia il sant’uomo protestò:
- San Ciro: «Ohè! Compare Caifas! Come diavolo vi chiamate, che ci debbo lasciare la pelle qui io forse? ».
- Imperatore: «Orbo degli occhi, è stato lo sceltro che ha urtato sul muso del cavallo, è stato…».
- San Ciro: «Che scecco e scecco! Lo buttate via lo scecco e ne fate senza! ».
E sono numerosi i passi in cui si accenna alla problematica relativa alle differenze sociali. Appartenente ad una famiglia povera, il diavolo era pagato dall’angelo che recitava nella stessa scena:
«Il Diavolo guadagna sei tarì al giorno; signori socialisti, aprite gli orecchi».
E sottilmente Sanfilippo polemizza: da un lato contro i falsi edotti, abili imbonitori di masse e spregiudicati prestigiatori di una vuota capacità oratoria; e dall’altro lato, contro le reticenze della massa appiedata ad accogliere le proposte innovative delle intelligenze liberali che animavano la vita culturale marinese.
Nella cronaca del 1894 si legge, sottilmente, anche una critica alle sfere alte della politica nazionale. Riferendosi al prefetto Siriano, scrive Sanfilippo:
«Forse quel tribunale lì, in mezzo alla strada, ispirò l’on. Zanardelli il concetto di pretori ambulanti?»
La Dimostranza era stata una grande conquista per il popolo, che poteva finalmente prendersi beffa, nelle pubbliche piazze, del potere costituito, sia laico che religioso, trasformandola - difatto - in un grande baccanale:
«Uno dei poveri che riceve l’elemosina da San Ciro suole essere un Vito Scarafuni - il quale - non crede ad altro che al nettare, la professione di fede che il Pulci fa dire al lercio gigante Margutte. Beve beato Scarafuni, egli non cerca arzigogoli, non si dilunga in ringraziamenti, non crede ad altro… che al vino».
Il potere costituito, invece, si difendeva come poteva: vale a dire con le vergate e le scalciate dei loro complici cavalli.
La cronaca si chiude con un significativo aneddoto, che vide protagonista un bambino rivoluzionario, che ad un certo punto, convinto dal fratellino, decise di abbandonare la gloria:
«Ci furono risa, ci furono rimproveri anco per il biricchino guastamestieri; ma il fatto sta che la Dimostranza rimase senza la sintesi riflessa; e le ferventi donnicciuole senza il santo! E tutto per un pezzo di torrone!»

07/07/09

S. Maria della Dayna a Marineo, in un libro mezzo millennio di spiritualità


di Nuccio Benanti
E’ stato pubblicato nella collana Ercta (Provincia Regionale di Palermo e Biblioteca Francescana) il volume "Santa Maria della Dayna di Marineo".
Si tratta dei testi di undici autori scritti per celebrare il sessantesimo anniversario del ritorno dei Frati Minori conventuali a Marineo. Il libro raccoglie gli interventi della tavola rotonda sul tema “S. Maria della Dayna. Mezzo millennio di spiritualità”, organizzata dalla Biblioteca Francescana in collaborazione con l’Officina di Studi Medievali, assieme ad altri testi inediti relativi a territorio, tradizioni e antichità di Marineo. «L’evento - scrive la curatrice del volume, Agostina Passantino - ha fornito l’occasione per una rilettura della storia marinese, chiariendo il doppio titolo della chiesa di S. Maria della Pietà o S. Maria della Dayna».
Questi gli interventi: Il culto della Madonna della Daina a Marineo (Nuccio Benanti); S. Maria della Pietà (Diego Ciccarelli); Marineo. La devozione alla Theotokos e l’icona della Madonna della Dayna (Pietro Di Marco); I Marchesi di Marineo nei manoscritti FN II 21 e 23 della Biblioteca francescana di Palermo (Carolina Miceli); Alle fonti dell’eremo: Francesco aratro di Dio (Alessandro Musco); Il convento: spazio fecondo di relazioni, di orientamento, di impegno e di contemplazione per i giovani (Giovanni Perrone); Un’esperienza sorta in Sicilia presto estinta: gli eremiti di S. Fratesco (1540-1587) (Filippo Rotolo); San Vito a Marineo (Antonino Scarpulla); La presenza dei francescani a Marineo: testimonianza di un sindaco (Ciro Spataro); La Croce astile dipinta detta di San Vito (Giovanni Travagliato); Sessantesimo di nuova presenza (Antonino Trentacosti).