giovedì 30 luglio 2009

Il cammino di San Ciro. Dalle piramidi dell'Egitto ai grattacieli degli USA


di Nino Di Sclafani
Giovedì 20 agosto, alle ore 21, presso il Centro Carpe (corso dei Mille n.110), a Marineo, sarà presentato il libro “Il Cammino di San Ciro. Dalle piramidi dell'Egitto ai grattacieli degli Stati Uniti” di Nuccio Benanti e Ciro Guastella.
Il cammino di San Ciro aggiunge un'importante tessera al grande e policromo mosaico della produzione saggistica marinese avente per oggetto il santo patrono Ciro d'Alessandria. Scorrendo l'agile volumetto risalta immediatamente all'attenzione che questo lavoro determina anche un punto di svolta nella produzione sacro-letteraria locale. Dei tanti testi pubblicati nell'ultimo ventennio, infatti, Il cammino di San Ciro rappresenta la summa, un'antologia che si arricchisce di preziosi contenuti che attingono a piene mani agli studi etnoantropologici di Nuccio Benanti, conferendo autorevolezza al lavoro di sintesi svolto dai due autori.
Questa specializzazione non deve, però, intimorire il lettore poiché mai come nel nostro caso è stata posta attenzione alla fruibilità del testo. La felice scelta di intercalare all'esposizione delle varie tematiche decine di interviste, citazioni e qualificati pareri, attinenti al tema, rende godibilissima la lettura e riserva molte gradevoli sorprese. Il volume rappresenta pertanto un vero testo divulgativo destinato ad un ampio pubblico che promette (e mantiene) di soddisfare molte curiosità. La struttura del testo non può che seguire quel "cammino" già accennato nello stesso titolo del libro. Una prima sezione narra della terrena esistenza del medico Ciro e delle vicende che condussero dopo il martirio il suo teschio da Alessandria d'Egitto fino a Marineo; questa prima parte contiene un completo ed esaustivo repertorio delle tradizioni commesse al culto del Santo che vengono presentate con specifici riferimenti antropologici che il più delle volte riconducono a preesistenti riti di matrice pagana. Nella seconda parte si narra come, nelle maleodoranti stive dei bastimenti, San Ciro condusse per mare migliaia di marinesi fino al nuovo mondo, inseguendo sogni di benessere e riscatto sociale. Infine è raccontata l'ultima diaspora che ha visto il Santo seguire le comunità paesane da New York al New Jersey.
Interessante è notare come l'esposizione dell'origine antropologica delle feste faccia emergere i tratti distintivi delle componenti proprie della celebrazione in onore di San Ciro sia a Marineo che in America: esorcizzare la precarietà dell'esistenza e le fatiche quotidiane; l'eccesso come lenitivo dei lavori estenuanti e della difficile convivenza; lo spreco come azione simbolica che annulla e riscatta la diversità sociale, le privazioni e l'emarginazione. Ciò che riserva maggiori sorprese, però, è la narrazione delle modalità attraverso cui il culto è esportato oltre oceano che svela il variegato microcosmo americano tanto diverso e tanto uguale all'ambiente originario lasciato in Sicilia.
E' stupefacente come gli emigrati marinesi siano riusciti a perpetuare tradizioni, preghiere, prassi rituali ed anche ricette tipiche da cucinare con cura nei giorni di festa. Se, però, a parlarci della meticolosa preparazione dei vucciddati , dei biscotti alla giuggiulena e della pasta con le sarde per San Giuseppe è Georgette Nicolas-Sykora, nata in Francia, residente in America ma con nonni rigorosamente marinisi, ecco che si svela la connotazione universalistica della società americana: un popolo, una nazione, una cultura apparentemente omologante, una decisa volontà, però, di non recidere mai le radici con i paesi di provenienza, con quella eredità ancestrale fatta di sapori, atmosfere e religiosità suggestive che "incatenano", ancora dopo numerose generazioni, alla terra di origine. Che i marinesi d'America mantenessero tale coerenza di valori è un dato più volte emerso in numerose circostanze, nel nostro volume, però, c'è una testimonianza di Ciro Guastella che ritengo esaustiva dell'argomento: «Garfield e Lodi sono cittadine dove tutti conoscono tutti. La vita sociale dei marinesi consiste nel partecipare a battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, anniversari e funerali, poiché tutti sono noti a tutti, questo ciclo si ripete all'infinito. […] La nostra è una comunità fitta dove l'aria competitiva domina. Fare bella figura è l'assoluta necessità. Il pettegolezzo abbonda e si nutre di voci». Più marinesi di così!!
Chiude una appendice fotografica. Alcune di queste foto sono opera di Dom Quartuccio, fotografo del New York Times, nato in America nel 1925 da genitori marinesi.
Originale è altresì la produzione del volume la cui stampa è stata finanziata da sponsor privati sia americani che marinesi: ciò denota una confortante sensibilità nei confronti della cultura che potrebbe essere preludio di una rinascita delle attività artistiche locali.