sabato 13 dicembre 2008

La favola di Natale


- Papà, papà! A scuola la maestra ci ha spiegato che il buco del bilancio del comune è grande come quello dell’ozono… Come mai?
- Ti racconto una favola.
C'era una volta un cavaliero di nome Brancaleone, titolare de lo ducato et de li possedimenti della Rocca di Marineo. Durante uno de suoi frequenti viaggi nell’amena campagna regionale siciliana, dorata et profumata per lo grano maturo, nei pressi de lo Palazzo dei Normanni si incontrarono, mulo a mulo, il nostro Brancaleone il democristiano e Teofilatto il bizantino. Li due, per non cedere lo passo (avevano decinaia e decinaia di salme di terreno et voti per lato) decisero di sfidarsi a duello. Non vi furono né vinti, né vincitori: in compenso quell’anno la trebbiatura non ebbe più luogo. Seguirono nelli possedimenti anni di siccità e di moria delle vacche grasse. Quando qualcuno chiedeva “pane et lavoro”, isso per punizione recitava una sua poesia: lo pane. Brancaleone provò così a crescere ora le tasse, ora lo pane, ora li possedimenti provocando una eroica sommossa delle femmine.
Non avea ancor digerito la pergamena de le tasse triplicate de li rifiuti solidi et liquidi urbana, e per Brancaleone giunse lo momento di trovare una nova soluzione a lo bilanciamento de la balanza, che a li occhi de li esperti apparea ancora sbilanciata. Lo fido Abacuc convocò una riunione delli contabili di quella terra e, lo giorno seguente, tornò a li castella colla soluzione in mano. “Duce – disse, alzando il tubetto di soluzione - noi avessimo uno rimedio a le tue preoccupazioni, ma questa volta per te niente pergamene da firmare, così non saressi costretto a rimangiartele a furor di femmine”. Quello che lo fido ciambellano propose era uno bilanciamento senza romano: bastavano una lenza e una lanna di quacina et silestra per fare uno longo strisciamento blu da chiamare “parcheggio al sole de li muli et caretti, a pagamento orario”. Poi aspettarono l’alba: quando lo villaggio si svuotò, Brancaleone disse: “Io non potrei a dire se l’esperimento funzionerà per lo male della balanza, ma so per certo che per la malattia della vigna ebbe già funzionato più volte. Tincite dunque…
- Fino all’inverno che seguì ci furono buona vendemmia, feste e grandi bevute per dimenticare; ma quando in primavera si sciolse la neve, tutti alzarono lo sguardo e videro il grande buco.
- Nell'ozono?
- No, nella terra.