mercoledì 28 ottobre 2009

Marineo: un tempo si aspettavano i vicchiareddi, ora le zucche vuote


di Nuccio Benanti
MARINEO. La festa dedicata ai defunti, ossia l’integrazione simbolica dei morti nella società dei viventi, spinge la comunità a rendere omaggio alle anime dei trapassati.
In questo contesto, i dolci sono simbolicamente i doni dei morti ai bambini. Anche se l’interpretazione più esatta è da mettere in relazione con la primitiva credenza che mangiare il cibo destinato ai defunti equivale a nutrirsi simbolicamente dei trapassati stessi. Pertanto, gli antenati, cioè i vicchiareddi, presentandosi come pasto dei fanciulli, continuerebbero a vivere in loro reinserendosi nel ciclo morte-vita. I vivi entrando, invece, in contatto con i trapassati, cioè cibandosi di questi particolari alimenti, ne acquisirebbero forza e virtù. La festa cristiana dei morti rimane legata ai soli riti funebri. Mentre la strenna (pagana) dei fanciulli ha subito un processo di trasformazione che ne ha modificato l’originario significato (ma non la struttura profonda) di alcuni comportamenti. La presenza di streghe, maschere e zucche svuotate nelle vetrine di Marineo sono chiari riferimenti alla festa di Halloween, di origine celtica, le cui maschere segnalano il ritorno dei morti, con i quali stabilire un contatto. Quindi, con zucche vuote (dolcetti o scherzetti) o con pupi siciliani di zucchero, per nonni e nipotini, l’articolato complesso di sistemi espressivi viene messo in atto per significare (ugualmente) la rigenerazione del tempo umano e naturale: immagini, gesti, azioni, concorrono, infatti, a rappresentare da un lato la rottura (il caos della natura) e dall’altro la ricostituzione dell’ordine sociale (l'ordine della cultura). Si tratta, in sostanza, di una messa in scena dello spettacolo dell'universo, fondato sull'opposizione: morte e rinascita.