lunedì 25 ottobre 2010

Festa dei morti. Scambio simbolico: vita ai defunti, virtù ai bambini


di Nuccio Benanti
MARINEO. Il 2 novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, in Sicilia è la Festa dei morti. Secondo un’antica credenza popolare, «i morti escono dai cimiteri ed entrano in città ed è nel passaggio appunto che lasciano i loro regali ai fanciulli buoni» (Pitrè).
A Palermo, la festa è particolarmente sentita dai bambini: la vigilia vanno a letto presto, così al risveglio potranno trovare i doni. A Marineo, e in diversi altri paesi siciliani, la tradizionale consegna dei doni avviene invece il 1 gennaio, giorno di li vicchiareddi. Dallo stretto rapporto tra fanciulli e defunti si evince la perenne lotta umana dolore vs sollievo, male vs bene, morte vs vita. «I riti del cordoglio avviano un processo di esclusione del morto dalla società dei vivi che aiuta questi ultimi a dimenticarne l’identità di vivo. La festa dei morti sancisce invece una reintegrazione del morto nella società dei vivi che li induce a ricordare l’identità del trapassato» (Petrarca). Il ritorno dei morti tra i vivi, l’integrazione simbolica dei morti nella società dei viventi spinge la comunità a rendere omaggio alle anime dei defunti, ad offrire cibo. I dolci antropomorfi, comprati per l’occasione dai genitori, vengono chiamati pupi di zuccaru, pupi di cena o più semplicemente cena. Altri dolci tipici di novembre sono l’ossa dì morti o nucàtuli, a base di zucchero, farina e uova. (continua)