giovedì 24 aprile 2008

Morale è ciò che fa crescere la conoscenza, immorale ciò che l’arresta


(nb) Prologo: “ciò che è buono da pensare è buono anche da mangiare”.
I Quattro salti in padella sono il risultato di un livellamento culturale che non sta avvenendo solo tra i fornelli. Come il cucinare anche il pensare comporta uno sforzo fisico: così, molti uomini e donne, per risparmiare tempo e fatica, non cucinano e non pensano più, ma si fanno cucinare e pensare dagli altri, soprattutto dalle multinazionali e dalla televisione. La tendenza a non pensare in modo originale avvia quindi la nostra società verso l’omologazione e verso i sovvertimenti di certi valori tradizionali.
Oggi tutti leggiamo e scriviamo le stesse cose: “Alla giuda di Marineo ci vogliono persone oneste”. Ma se poi cerchiamo questa qualità (cioè l’onestà) tra le Virtù naturali e teologali non la troviamo. Troviamo invece: prudenza, fortezza, giustizia e temperanza; e fede, speranza e carità. Perché manca proprio l’onestà? In realtà si tratta di una virtù sott’intesa. L’uomo virtuoso è anche intelligente e onesto: sa che la disonestà paga a breve termine, ma si paga a lungo andare.
Epilogo: “morale è ciò che fa crescere la conoscenza, immorale ciò che l’arresta o la diminuisce”.