domenica 20 aprile 2008

Identità negata e lavoro, una contraddizione del capitalismo


(nb) Nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 Marx conclude che la storia è legata alla produzione e che l’uomo produce il proprio mondo. Ma è togliendo l’alienazione che sarà realmente libero ed emancipato. Per Marx, infatti, il lavoro capitalistico aliena l’uomo, cioè lo rende estraneo perfino a se stesso, allontanandolo prima dal prodotto del suo lavoro (che il capitalista ha trasformato in merce), poi dalla sua stessa attività lavorativa (che diviene anch'essa merce tra le altre). Se è vero che l’uomo costruisce il mondo attorno a se attraverso la sua creatività, che è quindi la sua stessa essenza, allora esso stesso diventa una merce nelle mani del capitalista. Perfino le relazioni umane vengono mercificate, rese cose, oggetti. In sintesi, nella società capitalistica, in ogni rapporto, in ogni attività, in ogni parte della vita e della società si insinua quel corpo estraneo, quel meccanismo che reifica il lavoro, e con esso l’identità dell’uomo, rendendo ciascuno un alieno agli altri e a se stesso.