mercoledì 28 gennaio 2009

La rappresentazione iconografica di san Ciro: medico, eremita, martire


Non essendo certa l’immagine dei primi martiri, questa è stata rielaborata risentendo molto degli influssi culturali in cui è inserita.
San Ciro è stato rappresentato, quindi, in culture diverse in modo differente: medico nei mosaici bizantini, eremita nella rappresentazione dei gesuiti di Napoli, martire a Marineo, dove i fedeli iniziano il rosario dicendo 'Salve, o martire San Ciro'.
Martire in gloria. Il dipinto della chiesa Madre di Marineo raffigura san Ciro in gloria, avvolto da una tunica azzurra e da un mantello rosso. Il santo si erge su una nuvola, ed è circondato da putti alati che sorreggono un Vangelo, mentre con la mano sinistra tiene la palma del martirio. Nell'Apocalisse di san Giovanni i santi «stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario» (Ap 7, 14-15).
Medico bizantino. A Palermo e Monreale, inoltre, esistono delle chiese costruite nel periodo normanno in cui i mosaicisti bizantini hanno raffigurato nelle pareti san Ciro: la Cappella Palatina, la chiesa della Martorana e il duomo di Monreale. La presenza di san Ciro medico nel rito bizantino è da attribuire alla larga diffusione che ebbe il culto del santo alessandrino in Oriente. In queste tre chiese il santo è raffigurato con la cassetta delle medicine e il bisturi in mano, mentre indossa un abito civile del XII secolo. I vespri in onore dei santi Ciro e Giovanni, nell’Ufficiatura del rito bizantino, iniziano queste parole: Atleti nobilissimi, / * medici inviati da Dio, / * illustri Ciro e Giovanni: / * come avete annientato l'atea alterigia dei tiranni, / * così troncate i tirannici sviamenti della mia mente, / * sanate le passioni della mia anima /* e liberatemi dalla futura condanna, / * supplicando il Redentore.
Monaco eremita. Quella di Napoli è una rappresentazione iconografica che non si discosta molto dall’immagine che troviamo nel frontespizio della biografia del martire scritta dal gesuita Francesco Paternò (1707), dove il santo indossa, appunto, un saio da monaco ed è intento a pregare all’ombra di un ulivo secolare, poiché: «Portatosi quindi egli in Arabia, subito cambiò veste, modo di vivere, e fattasi rasa la testa si vestì da monaco ed intraprese una vita sublime ed elevata» (Prevete 1961, p.43).