domenica 15 marzo 2009

Tanto va la gatta al lardo che ci lascia (sì e no) lo zampino


Il 18 marzo torna a riunirsi il consiglio comunale per discutere sul raddoppio della Tarsu. In quell’occasione scopriremo (ammesso che ciò abbia una qualche importanza) se su questo tema il sindaco di Marineo avrà (sì o no) il sostegno della sua maggioranza.
Lo studio della meccanica quantistica ha portato ad una rivoluzione culturale che ha stravolto i più diversi campi del sapere. Molti la chiamano la fine delle certezze. Un contributo non indifferente è stato dato da Edwin Shrodinger, che viene considerato il padre di questa teoria fisica. Cosa ha dimostrato lo studioso? Che due realtà contrapposte fra di loro (cioè un sì e un no) possono coesistere. L’esperimento più noto è quello del gatto chiuso dentro una scatola con un ingegnoso meccanismo legato alla radioattività degli atomi. In breve, il gatto di Shrodinger si è ritrovato ad essere vivo e morto nello stesso tempo.
La cosa straordinaria è, però, che non ha senso neppure porsi la domanda sullo stato di salute dell’animale. Fino a quando un osservatore esterno non ne verifica la condizione, l’atomo dell’esperimento esiste in una sovrapposizione di stati: sia emesso sia non emesso. Siccome il destino del gatto è legato a quello dell’atomo, questa sovrapposizione riguarda anche lui: quindi è al 50% vivo e al 50% morto. Ma nello stesso istante e dentro la scatola.
Questa interpretazione della realtà ha cambiato radicalmente il nostro modo di vedere le cose, ma non soltanto in fisica. Anche l'antropologia ha imparato la lezione. Se facciamo uscire il gatto dalla scatola, dove prima era al riparo da occhi indiscreti, noi osservatori modifichiamo la sua realtà assegnandogli pertanto uno stato preciso di vivo o di morto. Non esiste, in sostanza, la possibilità di avvicinarsi alla realtà (a qualsiasi realtà) come semplici spettatori: il solo fatto di osservare qualcosa ne modifica irrimediabilmente la sua natura.