sabato 28 marzo 2009

Sia scantu e sia nenti...


A Marineo la cura per ‘tagghiari lu scantu’ viene praticata da terapeuti tradizionali ed è suddivisa in due fasi: la diagnosi e il trattamento. Gli strumenti utilizzati sono: un legnetto, un bicchiere d’acqua, una tazzina da caffè, olio e aglio e, infine, la forza della parola.
Per scoprire se il paziente è colpito da ‘scantu’, lo specialista usa la tazzina unta ai bordi di olio e aglio: se questa resta aderente allo stomaco del paziente, significa che al suo interno sono presenti i ‘vermi da scantu’.
L’incantesimo vero e proprio consente di togliere questi vermi, e quindi lo spavento. Il legnetto utilizzato è dotato di poteri speciali. L’operatore fa dei segni di croce sulla bocca, sulla fronte, sulle spalle e, infine, sullo stomaco del paziente, dove preme con più forza. Poi getta il legno dentro un bicchiere d’acqua, mentre ammalato e curatore recitano assieme una preghiera. Lo spavento si materializza nelle bollicine che usciranno dall’acqua. Quindi, lo spaventato ne beve un sorso e il resto viene gettato fuori casa. L’operazione viene ripetuta per tre volte. Alla terza seduta terapeutica, infatti, il legnetto non emetterà più bollicine.
La formula scongiuratoria viene recitata sottovoce perché è segreta: custodita gelosamente, può essere rivelata solo a fine attività, cioè quando una persona anziana consegna il rituale e il legnetto ad un nuovo operatore. La formula è composta da due parti: l’exemplum mitico e la parte liberatoria. Ad esempio: Santu Luisi pì lu munnu annau, giallu vistiu giallu quasau, gialla la vesti chi purtau, giallu lu cavaddu chi cavalcau [omissis] tagghialu e ghiettalu a mmari, ca nun pozza chiù turnari.