lunedì 16 luglio 2012

Memoriale di un portabandiera, romanzo storico di Pippo Oddo


di Piazza Marineo
MARINEO. La narrazione prende le mosse dall'eco che ha avuto a Villafrati la notizia dell'eccidio dei manifestanti del Fascio dei lavoratori di Marineo, che nel gennaio 1894 invocavano a gran voce pane, lavoro e giustizia sociale.
Ispirato alla vicenda di un personaggio minore del Risorgimento siciliano (vissuto dal 1826 al 1905), il libro racconta in prima persona la storia di mastro Ciccio il sellaio, danneggiato politico di solida fede mazziniana, partecipe delle principali cospirazioni e rivolte antiborboniche nell'abolito Val di Mazzara, che faranno da apripista all'epopea garibaldina del '60. Condannato a morte nell'autunno 1857 da un tribunale militare, fu costretto a chiedere la grazia al re, che gli commutò la pena a diciotto anni di ferri, da scontare con una palla di piombo attaccata alla caviglia nel forte di San Giacomo, a Favignana. Nel maggio 1860, dopo che gli furono tolti i ceppi, il giovane artigiano si mise alla testa di una squadra di volontari che partecipò alla fase iniziale della battaglia di Palermo, mescolandosi ai popolani dell'Albergheria, che (su suo consiglio) eressero la prima barricata nel quartiere. Ma meno di un'ora dopo fu travolto dalle macerie di un muro abbattuto dai nemici, che gli provocarono una ferita alla testa e la rottura di due costole. E per oltre un mese rimase ai margini della rivoluzione, ma non certo inoperoso. Subito dopo si arruolò fra i cacciatori dell'Etna e andò a combattere nella battaglia di Milazzo, guadagnandosi sul campo il grado di sottotenente, che portò fino a tutta la prima metà del 1861, quando fu congedato. Non per questo gli fu poi facile ottenere il vitalizio previsto da una legge del 1883. Dovette recarsi a Roma a piedi e restarci quasi un anno per ottenere l'ambito riconoscimento trasmissibile ai figli. Un'appendice a sorpresa rimette in discussione il giudizio sul Risorgimento e la stessa concezione del mondo e della vita di un irriducibile alfiere della libertà e della giustizia sociale, che ancora alla vigilia del congedo dal mondo conserva la lucidità e il distacco dalle miserie umane per additare ai posteri la via maestra della coerenza e della passione vera.