domenica 25 dicembre 2011

Marineo "Città dei Presepi"


di Nuccio Benanti
MARINEO. Marineo "Città dei Presepi" si appresta a condividere, grazie al rito del Natale, i segni del passato, del presente e del futuro.
Si tratta di una forma di “teatro antico”, del racconto di un evento centrale che si fonda sulla costruzione di uno spazio sacro entro il quale il tempo dell'uomo e della natura si rinnova, come annualmente si rinnovano le stagioni e la fioritura nei campi. Nel presepe marinese, dinamico o statico, comunitario o domestico, grande o in miniatura, immutato resta l'impianto complessivo della rappresentazione: cioè l'idea di una comunità cristiana unita, la costruzione di uno spazio di rappresentazione del mondo, partecipato a tutti, allegoria del paese ideale, microcosmo di una realtà sognata più che vissuta, luogo povero, essenziale, ma dove i conflitti si stemperano e lasciano spazio alla natura e all'armonia, al racconto di un viaggio simbolico verso la propria Gerusalemme celeste. Nello spazio di ogni rappresentazione c'è tutto l'essenziale per la vita e non solo: c'è la sfera divina (la Sacra famiglia), c'è la sfera naturale (le piante e gli animali), c'è lo spazio culturale, quest'ultimo rappresentato dal lavoro dell’uomo e dai gesti quotidiani compiuti dai personaggi. Il centro della rappresentazione è comunque costituito dalla grotta con Gesù Bambino, dove converge il mondo: la luce della stella cometa, la sabbia delle strade, i passi e gli sguardi dei pastori che portano offerte. Marineo “Città dei Presepi”, dunque, come argine della cancellazione della memoria, luogo di scambio simbolico col divino, rifugio ideologico, segno di rifondazione annuale della vita dell’uomo e della comunità, del tempo e dello spazio condiviso.