lunedì 1 febbraio 2010

Il martirio di don Pino Puglisi fermo al processo di beatificazione


di Rosario Giuè *
Mentre apprendiamo che volge a felice conclusione il processo di beatificazione di papa Giovanni Paolo II a cinque anni dalla sua morte, non molti nel popolo di Dio sanno che il processo per la beatificazione di don Pino Puglisi, il parroco di S. Gaetano-Brancaccio e ucciso a Palermo dalla mafia 16 anni fa (la sera del 15 settembre 1993) è in fase di stallo.

Ed è fermo perché la Congregazione vaticana per la Cause dei Santi sta discutendo se l'uccisione di don Puglisi possa essere interpretato come un "martirio" in odium fidei (in odio alla fede). Per la Congregazione vaticana, infatti, si può affermare che si è davanti a un martirio cristiano solo il delitto sia avvenuto in odium fidei. Ma è davvero così che devono andare le cose?
Martire
Il termine "martire" (testimone), nella terminologia teologica del II e III secolo d.C. designava una persona che dona testimonianza per Cristo e la sua dottrina. In quel contesto l'uomo o la donna cristiani subivano degli interrogatori dettagliati e si era posti davanti alla scelta esplicita di professare la dottrina della fede o di morire. Era un'occasione specifica di testimoniare il Vangelo, perché c'era un atteggiamento di ostilità verso il cristianesimo in quanto tale. Perciò allora, all'interno di quel paradigma storico-ecclesiale antico, si poteva parlare di martirio in odium (idei da parte di colui che uccideva un cristiano o una cristiana. Poi la fede cattolica divenne religione di Stato e le cose, come è noto, cambiarono di molto, fino a invertirsi: fino a uccidere eretici, streghe o ebrei in odio alla loro diversità, ma questa volta da parte dei cattolici.
Ora, il contesto attuale è del tutto diverso. Non c'è nessun interrogatorio da parte di alcuno a motivo dell'odio contro la fede. Oggi coloro che uccidono e i mandanti dell'omicidio di un sacerdote (Diana, Puglisi, Ellecuria o Romero), di un politico (Mattarella) o di un magistrato (Livatino) cristiano sono essi stessi credenti cattolici. Sono personaggi che partecipano a processioni, battezzano i figli, si sposano in Chiesa, tengono la Bibbia sul comodino nella latitanza. Finanziano le attività assistenziali cattoliche. Difendono l'integrità della famiglia cattolica. Sono contro gli omosessuali e le unioni di fatto. Può accadere che siano ricevuti da monsignori con tutti gli onori. Vi sono stati dei preti, gente "intelligente" direbbe Andrea Camilleri, che ha addirittura celebrato messa nel covo dei mafiosi per "convertirli". (continua)