domenica 17 febbraio 2008

Brancaleone, la gabella de li rifiuti e la rivolta delle donne


(Parte Terza) Abacuc scese da li castella con le pubbliche insegne, lo tamburo, lo forziere vuoto e la pergamena per tassare lo villaggio senza ville. “Tum tum tum, sintite sintite sintite… Per volontà di Ottone di Sassonia principe del Sacro Romano Impero, io Brancaleone da Norcia, vassallo di queste terre, marchese della Rocca et rucchicelli, barone delli Curricoli, quattro finaite, branno et pagliarotti, nonché signore dello lago di Scanzano et cannolo scomparso dell’abbatia, ordino ricco compenso di gabella per lo conferimento nello pubblico cumune delli rifiuti solidi et liquidi urbani, et similmente stallatico, sterro etc. etc... La tariffa l'avessimo aggiornata di notte a ducati tre et sostituisce la precedente che era di uno ducato...” Non ebbe finito la lettura della pergamena, che Abacuc videsi arrivare addosso un cantaro smaltato cum continuto originale, seguito da urla, abbai di cani et pitrate... Al grido di “dimissioni”, li castella vennero subitamente circondati da cinquecento donne cum fadali et armate di ramazza, che occuparono et ripulirono li saloni. Poi, consigliato da li consiglieri a mite calati iuncu, Brancagnellum diede luogo a lo pubblico mangiamento della pergamena ancora fresca e odorante d'inchiostro e non solo.