martedì 26 aprile 2011

Etiopia 1935-36: un soldato di Ciminna racconta la guerra coloniale


di Santo Lombino
Sabato 30 aprile, presso il Polo Museale "ex Ospedale Santo Spirito" di Ciminna, mostra-presentazione del catalogo "Etiopia 1935-36".
La cura dei familiari che le hanno conservato per decenni, la ricerca affettuosa e competente della nipote Giovanna, le indagini dei componenti dell’associazione “Millestorie”, la disponibilità dell’Unione dei Comuni San Leonardo, consentono con questa pubblicazione di offrire alla pubblica fruizione le immagini fotografiche che Francesco Monastero scattò più di settantacinque anni fa, durante la guerra coloniale portata dall’Italia nel continente africano, immagini che hanno costituito la mostra organizzata a Ciminna, paese natale di Monastero, dalla stessa Unione dei Comuni. La ricorrenza del 150° anniversario della proclamazione dell’unità nazionale italiana è l’occasione perché da parte di ogni cittadino si possano ripercorrere le tappe esaltanti o tristi (tra l’altro, c’è anche il centenario della guerra di Libia) del cammino fatto in questo periodo dalla comunità nazionale. Tra le meno felici di esse, quelle che hanno portato il popolo italiano a farsi aggressore nei confronti di altri popoli del mondo, che non sempre abbiamo rispettato e non sempre abbiamo considerato titolari dei diritti che oggi consideriamo inalienabili come l’indipendenza, la libertà, la pace. Riconoscere che il colonialismo italiano, pur con le sue specificità, è stato, come quello degli altri Paesi europei, impregnato di razzismo e di violenza, significa consegnare alle giovani generazioni italiane e africane un messaggio di autocritica e di verità che può porre le basi per un diverso rapporto con gli abitanti del Sud del mondo. Milioni di loro, come hanno fatto gli italiani per gran parte del secolo scorso verso altri continenti e verso altre regioni, oggi migrano verso l’Europa ed il Nord del pianeta, in molti casi in fuga dalle guerre e dai disastri naturali, ma sempre in cerca di nuove possibilità di vita, di lavoro e dignità: sono tanti tra noi coloro che dimenticano che tali spostamenti di popolazione hanno radici antiche, che lontane cause risiedono anche nelle scelte e nelle “imprese” dei Paesi che hanno ritenuto di portare la “civilizzazione” con ampi dispiegamenti di uomini e mezzi militari. Per fortuna le foto pervenute ci fanno conoscere, oltre che dolore e sofferenza, anche altri aspetti dell’esperienza umana degli aggrediti e degli aggressori, la bellezza dei paesaggi naturali e degli ambienti costruiti e ci spingono con la loro forza a interrogarci sulla vicenda narrata da Monastero. A guidarci nella ricerca di qualche risposta, ad accompagnarci in questo percorso, gli scritti di Giovanna Monastero, Roberta Melluso, Arturo Anzelmo, Tommaso Baris, Rosario Perricone, cui va la nostra gratitudine per averci aiutato a comprendere l’esperienza di Francesco Monastero nel contesto del suo tempo, della guerra e del colonialismo italiano.