25 maggio 2009

L'Ordine della Fenice


di Nuccio Benanti
Con Lévi Strauss abbiamo imparato che i miti non sono favole ma storie vere. Non perché siano la rappresentazione veritiera di fatti collocabili storicamente, ma perché attraverso la narrazione di eventi, in supposizione di verità, conciliano e risolvono, idealizzandoli in simboli, figure e valori altri e alti, vere e inconciliabili contraddizioni della prassi. 
Erodoto ci parla del mito della Fenice. Si tratta, in sostanza, di un uccello che se la suona e se la canta da solo. Essendo l’unico della specie, quando sente arrivare la fine della sua esistenza, raduna piante aromatiche, incenso, amomo e ne forma un nido. L’uccello prima si distende sulla pira profumata e poi appicca il fuoco. Sulle ceneri muore la vecchia e nasce una nuova Fenice. 
Ma la storia non finisce qui. Anche la nuova Fenice segue la prassi della madre: nasce, cresce e quando si avvicina la fine… tà tan tà taaan: piante aromatiche, fiammifero e vita nuova!
Si narra che in Egitto, sotto il regno dell’imperatore Claudio, sia stato catturato un vero esemplare di "fenice" e portato a Roma. Pare che lo stesso Claudio l’abbia fatto esporre in pubblico. Ma nessuno prese l’imperatore e il suo uccello sul serio! 

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